Continuano le ricerche di altre possibili vittime attribuibili all’assassino stupratore inglese Peter Tobin, 63 anni, condannato a 92 anni di carcere per l’omicidio di tre ragazze: Angelika Kluk, 23 anni, Vicky Hamilton, 15, and Dinah McNicol, 18 anni, tutte uccise in luoghi e periodi diversi.
Settimane fa vi avevamo anticipato i forti sospetti delle autorità inglesi: secondo loro Tobin, la cui carriera criminale è iniziata negli anni ‘70 e non si è mai interrotta, avrebbe ucciso molte più donne, almeno altre 20.
Ieri sono iniziate le ricerche a Brighton e Portslade, nel Sussex, dove Tobin ha vissuto in passato.
In questo caso le ricerche consistono nello scavare, visto che le tre vittime accertate dell’uomo furono seppellite in giardino.
Sono ancora in corso, tra le campagne e i casolari dell’ofantino, le ricerche dei tre cittadini bulgari che nella notte tra il 22 e il 23 giugno avrebbe massacrato a calci, pugni e sassate Petrov Lybentasev e sua figlia Tedorka Lybenovataseva, bulgari rom di 45 e 19 anni.
Il duplice omicidio, ne parlavamo ieri, è avvenuto nei pressi di un casolare a San Ferdinando di Puglia, nella provincia di Barletta-Andria-Trani. Ferito, ma giudicato guaribile in pochi giorni, il figlio dell’uomo, un ragazzo di 20 anni.
I carabinieri sono riusciti ad identificare il casolare in cui alloggiavano gli aggressori: al loro arrivo, però, i tre se ne erano già andati, facendo perdere le loro tracce.
E’ giallo a San Ferdinando di Puglia, piccolo comune della provincia di Barletta-Andria-Trani: un 40enne bulgaro e la sua figlia 18enne sono stati massacrati in un casolare abbandonato in cui vivevano da tempo.
I due, stando a quanto hanno rivelato le indagini, sono stati colpiti a calci e pugni da aggressori non ancora identificati: l’uomo, in particolare, sarebbe stato finito a colpi di pietra prima di venir gettato in un pozzo poco distante dal casolare.
Ferito, seppur in modo non grave, l’altra figlio dell’uomo, un ragazzo di 20 anni: è stato lui, nella notte, a chiamare i soccorsi e lanciare l’allarme.
Il giovane è attualmente ricoverato nell’ospedale di Barletta ed è stato giudicato guaribile in sette giorni: sarà la sua testimonianza a fare un po’ di chiarezza sulla vicenda.
Via | TeleRadioErre

Nel dicembre del 2008 vi parlammo dell’assassino stupratore Peter Tobin, 63enne inglese condannato a 92 anni di carcere per l’omicidio di tre ragazze: Angelika Kluk, 23 anni, Vicky Hamilton, 15, and Dinah McNicol, 18 anni, tutte uccise in luoghi e periodi diversi.
L’attività criminale di Tobin, infatti, è iniziata negli anni ‘70 e, secondo gli investigatori, non si è mai interrotta.
Per anni gli agenti che si sono occupati del suo caso hanno cercato di ricostruire gli spostamenti e le azioni di Tobin e fino a poco tempo fa c’erano dei grossi interrogativi in questa timeline.
Negli ultimi mesi, però, quei vuoti sembrano esser stati colmati - grazie a più di 19 mila persone intervistate dal 2006 ad oggi - e gli investigatori sono riusciti ad attribuire a Tobin altri 20 omicidi, tutte donne uccise tra gli anni ‘70 e ‘80 da una parte all’altra dell’Inghilterra.

Dopo la soluzione del giallo di Laglio, si può considerare risolto anche il mistero dei due cittadini dello Sri Lanka uccisi a coltellate ieri pomeriggio nel centro storico di Firenze.
L’assassino è un loro connazionale di 35 anni, arrestato nella serata di ieri dalle autorità.
Avrebbe ucciso Kamal Misantha Narasooriia e Sudath Rohana Jayalath Mudiyanselage, rispettivamente di 40 e 36 anni, perchè i due stavano diffondendo da tempo la voce che fosse omosessuale.

È definitivamente stabilita, sul piano giuridico e storico la verità che nella concessione della semilibertà ad Angelo Izzo sono state poste in essere gravissime negligenze da parte dello Stato Italiano che, nel suo complesso, non ha tutelato adeguatamente il diritto alla vita ed alla sicurezza di madre e figlia.
A parlare è Stefano Chiriatti, legale dei parenti di Maria Carmela Linciano e della figlia Valentina Maiorano, uccise il 28 aprile 2005 a Ferrazzano da Angelo Izzo, già condannato all’ergastolo per il massacro del Circeo, mentre si trovava in semilibertà.
Le negligenze a cui si riferisce sono quella evidenziate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo: concedendo la semilibertà ad Izzo le autorità italiane hanno violato il diritto alla vita delle due donne, diritto sancito dall’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Della vicenda ci eravamo occupati lo scorso 15 dicembre, quando la Corte aveva condannato le autorità italiane a risarcire i familiari delle due vittime con 45 mila euro.

Si è concluso con una condanna all’ergastolo il processo che ha visto imputato il 37enne Petros Williams, responsabile dell’omicidio dei sue due figli, Yolanda e Theo Molemohi, rispettivamente di 4 e 2 anni, uccisi per fare un torto alla moglie, che aveva iniziato a conoscere uomini online.
Della vicenda ci siamo occupati pochi giorni fa, quando il processo era appena iniziato a Manchester: Williams, geloso per l’uso che la moglie Morengoe, da cui si era separato pochi mesi prima, faceva di internet, decise di punirla strangolando i due figli con lo stesso cavo usato da lei per la connessione.
Mentre la donna non era in casa, Williams ha fatto girare ai due figli, Yolanda e Theo Molemohi, un video di addio in cui salutano la loro madre per l’ultima volta.

Pochi giorni fa vi abbiamo parlato dell’aggressione in carcere al 36enne Ian Huntley, condannato a scontare due ergastoli per l’omicidio di due bambine di 10 anni, Holly Wells e Jessica Chapman.
Ian Huntley, al quale per un pelo non è stata recisa la vena giugulare, si trova ancora nell’ospedale del carcere di massima sicurezza di Frankland, nella contea di Durham, ma i medici hanno assicurato che potrà tornare nella sua cella nel giro di pochi giorni.
E qui sta la notizia, che sta facendo parecchio discutere i contribuenti inglesi: Huntley, odiato da tutti i suoi compagni, sarà controllato a vista 24 ore al giorno al costo di circa 3000 euro al giorno, quasi il doppio rispetto ai controlli a cui era stato sottoposto nei mesi scorsi.

E’ appena iniziato a Manchester il processo al 37enne Petros Williams, colpevole di aver ucciso i suoi due figli, di 2 e 4 anni, per fare un torto a sua moglie.
La coppia - lei originaria del Lesotho, lui dello Zimbabwe - si era separata nel settembre scorso, ma Williams non si era ancora rassegnato alla cosa: dopo aver scoperto che sua moglie, Morengoe Molemohi, 30 anni, aveva iniziato ad usare un sito di incontri online, non ci ha visto più.
Mentre la donna non era in casa, Williams ha fatto girare ai due figli, Yolanda e Theo Molemohi, un video di addio in cui salutano la loro madre per l’ultima volta.
Poi ha etichettato il video “The End“, la fine, e due giorni dopo ha commesso il duplice omicidio, strangolando i due bambini con il cavo usato dalla donna per connettersi ad internet.

Ci siamo già occupati del 36enne inglese Ian Huntley, condannato a scontare due ergastoli per l’omicidio di due bambine di 10 anni, Holly Wells e Jessica Chapman.
In un primo momento, dopo la sua condanna, si era pensato che Huntley volesse uccidersi e per questo, al costo di circa 1600 euro al giorno, gli erano state affidate alcune guardie il cui unico compito era di sorvegliarlo 24 ore su 24.
Una volta scongiurata la minaccia suicida, i responsabili del carcere di massima sicurezza della contea di Durham non hanno preso in considerazione che un’altra minaccia era costituita dai compagni di carcere di Huntley.
E proprio quando gli agenti hanno abbassato la guardia, gli altri detenuti hanno colpito, sgozzando il duplice assassino.