
Dovrebbe celebrarsi oggi, tra tante polemiche e l’indignazione di molti, il matrimonio tra Angelo Izzo, il mostro del Circeo che sta attualmente scontando il suo secondo ergastolo, e la giornalista Donatella Papi.
Abbiamo usato il condizionale perchè c’è un piccolo problema che potrebbe mettere a rischio le nozze: i due non sono riusciti a trovare un testimone.
La Papi, a questo proposito, ha fatto sapere di aver iniziato per protesta uno sciopero della fame ed ha anche lanciato un appello affinchè qualcuno si faccia avanti e si proponga come testimone.

Aggiornamenti sul caso di Jordan Brown, il bambino di 12 anni che nel febbraio dello scorso anno uccise a fucilate la 26enne Kenzie Marie Houk, nuova compagna di suo padre, incinta di 8 mesi.
Il bambino, che all’epoca dei fatti aveva 11 anni, era stato prontamente arrestato con l’accusa di duplice omicidio e rinchiuso nel carcere della contea di Lawrence, Pennsylvania.
Si disse che il piccolo aveva agito per gelosia nei confronti della donna e, usando un fucile da caccia in versione “baby” di sua proprietà, aveva deciso di mettere fine a quella “rivalità” sparando in testa alla donna ed uccidendo anche il bimbo che portava in grembo.
Ora, ad un anno di distanza, sta per iniziare il processo che lo vede imputato. In Pennsylvania, e in altri stati americani, non ci sono limiti di età sotto i quali non è possibile processare un minore per omicidio e condannarlo alla stessa pena di un adulto: detto questo Jordan Brown rischia una condanna all’ergastolo, senza possibilità di libertà condizionata.

Nel 2004 ad Angelo Izzo, condannato all’ergastolo per aver preso parte, il 29 settembre 1975, al massacro del Circeo, era stata concessa la semilibertà.
Il 28 aprile 2005 Izzo, proprio mentre godeva di quel beneficio, uccise Carmela Linciano e Valentina Maiorano, rispettivamente madre e figlia, in una villa a Ferrazzano, in provincia di Campobasso, e per quel delitto fu condannato ad un altro ergastolo.
L’intera vicenda aveva fatto molto discutere l’opinione pubblica e ora anche la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo si è espressa sulla questione, condannando le autorità italiane a risarcire i familiari delle due vittime con 45 mila euro.
Concedendo la semilibertà ad Izzo, infatti, le autorità italiane avevano violato il diritto alla vita delle due donne, diritto che è sancito dall’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

La notizia del possibile matrimonio della giornalista Donatella Papi con Angelo Izzo ha già fatto parecchio discutere e molti di voi si sono chiesti: “come si fa a sposare un mostro come quello?”
La risposta l’ha data la stessa Papi, sostenendo che Izzo è tutt’altro che un mostro, è innocente sia per quanto riguarda il massacro del Circeo sia per quello di Ferrazzano. Ecco cosa ha dichiarato nel corso della trasmissione Italia Sul Due:
Sono una giornalista, ho 53 anni, conosciuta e stimata, nell’ultimo anno mi sono occupata totalmente di solidarietà e casi difficili in cui ho acquisito esperienza e conoscenze specifiche. Da oltre vent’anni seguo sia la vicenda del Circeo sia l’omicidio di Ferrazzano che hanno coinvolto il detenuto Angelo Izzo, condannato per ben due volte a una pena ingiusta. Farò riaprire il processo per il delitto di Ferrazzano fin da oggi, porterò prove, documenti e spero testimonianze chiave. Così come farò in modo che si riparli soprattutto del primo caso che vide coinvolto Izzo, quello del Circeo, da cui ha origine tutto.

Si torna a parlare del massacro del Circeo: dopo che Gianni Guido è stato rimesso ufficialmente in libertà, Angelo Izzo, che sta scontando il suo secondo ergastolo - uno per il massacro del Circeo, uno per quello di Ferrazzano - nel carcere di Velletri, potrebbe convolare a nozze.
A dichiararlo è stato lui stesso. La sua anima gemella sarebbe la giornalista Donatella Papi, ex cronista de Il Giornale e oggi direttrice del giornale on line www.comincialitalia.net, sua vecchia conoscenza dai “tempi pariolini“.
La Papi, dopo aver scambiato lettere per anni con Izzo, gli avrebbe proposto di sposarlo e il 30 ottobre scorso ha scritto al direttore del carcere chiedendo di essere autorizzata a incontrare Izzo per “concordare con lo stesso le modalità e le autorizzazioni necessarie al fine di contrarre matrimonio in regime intramurario“.
Gianni Guido, uno dei tre massacratori del Circeo del 30 settembre 1975, il 25 agosto scorso aveva finito di scontare la sua condanna e poteva considerarsi a tutti gli effetti un uomo libero.
Quella decisione aveva scatenato una serie di polemiche, soprattutto da parte dei residenti del quartiere Nomentano a Roma, dove l’uomo era tornato a vivere.
A questo proposito la Procura aveva chiesto per l’uomo la libertà vigilata per motivi di sicurezza. La decisione finale, da parte del giudice del tribunale di Sorveglianza Enrico Della Ratta Rinaldi, attesa per settembre, è arrivata.
Gianni Guido, dopo un’attenta analisi, è stato giudicato “non socialmente pericoloso” e la richiesta della libertà vigilata è stata respinta.

La sentenza per Rekha Kumari-Baker, 41 anni, come vi abbiamo anticipato ieri, è arrivata puntuale. La donna, responsabile dell’omicidio delle sue due figlie, Davina e Jasmine, rispettivamente di 16 e 13 anni, uccise a coltellate mentre dormivano, è stata condannata all’ergastolo, con un minimo di 33 anni da scontare prima di poter avanzare la richiesta per la libertà vigilata.
A deciderlo è stato il giudice Bean del Tribunale di Cambridge: Rekha potrà chiedere la libertà vigilata solo nel 2040, quando avrà 72 anni.
La donna, dopo la separazione dal marito, aveva iniziato a soffrire di depressione e dopo un’altra delusione sentimentale era arrivata ad una conclusione: le due due figlie non avrebbero dovuto soffrire come era accaduto a lei.
Ho ucciso le mie due figlie, non volevo che soffrissero come è successo a me. Jeff mi ha fatto molto male, io lo amavo davvero. Le mie figlie non saranno mai un peso per nessuno.
Via | Telegraph
Si è concluso oggi a Cambridge il processo che ha visto imputata e imputata Rekha Kumari-Baker, 41 anni, responsabile dell’omicidio delle sue due figlie, Davina e Jasmine, rispettivamente di 16 e 13 anni, uccise a coltellate mentre dormivano.
La donna è stata giudicata colpevole e la sentenza dovrebbe arrivare entro oggi. Nel corso del processo è emerso che la donna, dopo la separazione dal marito, aveva iniziato a soffrire di depressione e la cosa non era passata inosservata a insegnanti, medici ed assistenti sociali che, a quanto pare, presero la situazione troppo alla leggera.
Come vi abbiamo anticipato poco più di una settimana fa, la Kumari-Baker aveva sostenuto di aver ucciso le sue due figli per fare un torto all’ex marito, David Baker, ma ora sono emersi ulteriori dettagli. In una lettera scritta dalla donna poco prima di commettere il duplice omicidio si legge:
Ho ucciso le mie due figlie, non volevo che soffrissero come è successo a me. Jeff mi ha fatto molto male, io lo amavo davvero. Le mie figlie non saranno mai un peso per nessuno.

E’ caccia all’uomo in Borgogna, dopo che il 45enne Jean-Pierre Treiber, sospettato di duplice omicidio, è riuscito ad evadere dal carcere di Auxerre.
Curiosa la modalità di fuga. Treiber, che avrebbe dovuto presentarsi in tribunale la prossima primavera, stava prendendo parte ad un’attività ricreativa tra detenuti: si è fatto chiudere in un cartone ed è stato caricato su un camion destinato ad una vicina cittadina.
Durante il tragitto Treiber è uscito dal cartone e si è gettato dal camion, senza farsi notare dall’autista, che si è accorto di tutto una volta arrivato a destinazione: alcuni dei cartoni che trasportava, infatti, erano stati schiacciati dall’evaso durante la fuga.
L’allarme è stato dato quasi subito e visto il poco tempo avuto a disposizione da Treiber, ci sono buone speranze che venga ritrovato presto.

E’ iniziato in queste ore a Cambridge il processo che vede imputata la signora Rekha Kumari-Baker, 41 anni, responsabile dell’omicidio delle sue due figlie, Davina e Jasmine, rispettivamente di 16 e 13 anni.
La donna, impiegata in un hotel, ha accoltellato a morte Davina mentre dormiva: in preda ad un raptus l’ha uccisa con 39 coltellate, poi ha riservato lo stesso trattamento a Jasmine.
Dopo averle uccise si è vestita ed ha fatto un giro in macchina, poi ha chiamato un suo amico ed ha confessato di aver “fatto qualcosa di terribile“.
A quanto pare il movente del duplice omicidio è stata la vendetta: la Kumari-Baker voleva solo vendicarsi dell’ex marito, David Baker, che non si era comportato bene con lei.