
Si è ufficialmente chiusa l’inchiesta della Procura sulla morte di Stefano Cucchi, il geometra romano di 31 anni deceduto lo scorso 22 ottobre all’ospedale Pertini di Roma, sette giorni dopo il suo arresto per possesso di stupefacenti.
Niente omicidio preterintenzionale per i tre agenti penitenziari indicati come autori del pestaggio. Per loro l’accusa è di lesioni e abuso dei mezzi di autorità.
Per altri dieci indagati - funzionari della pubblica amministrazione, medici ed infermieri dell’ospedale Sandro Pertini - le accuse sono di falso ideologico, favoreggiamento, abbandono di incapace e abuso di ufficio, molto meno gravi rispetto all’omicidio colposo inizialmente ipotizzato.
A tutti gli indagati è stato notificato l’avviso di chiusura delle indagini, che anticipa formalmente la richiesta di rinvio a giudizio da parte dei pm Vincenzo Barba e Francesca Loi al gip.

Stefano Cucchi, il geometra 31enne deceduto lo scorso 22 ottobre all’ospedale Pertini di Roma, sette giorni dopo il suo arresto per possesso di stupefacenti, poteva essere salvato.
Lo affermano i consulenti nominati dai pubblici ministeri Vincenzo Barba e Francesca Loy, che indagano sul decesso del giovane.
Secondo loro Stefano sarebbe morto per disidratazione e per la mancata assistenza dei medici del Pertini, risultato che coincide con quello raggiunto poche settimane fa dalla Commissione d’inchiesta parlamentare sul Servizio sanitario nazionale:
Sono state inferte lesioni traumatiche che non sono la causa diretta della morte, avvenuta per disidratazione e dall’eccessiva perdita di peso (10 chili in 6 giorni) legata alla volontà del detenuto di richiamare su di sé l’attenzione dei suoi legali e del mondo esterno.

Si torna a parlare di Stefano Cucchi, il geometra 31enne deceduto lo scorso 22 ottobre all’ospedale Pertini di Roma, sette giorni dopo il suo arresto per possesso di stupefacenti.
Ieri la commissione parlamentare di inchiesta sull’efficacia, l’efficienza e l’appropriatezza delle cure prestate a Stefano Cucchi ha approvato all’unanimità la relazione finale, nella quale si legge che:
Sono state inferte lesioni traumatiche che non sono la causa diretta della morte, avvenuta per disidratazione e dall’eccessiva perdita di peso (10 chili in 6 giorni) legata alla volontà del detenuto di richiamare su di sé l’attenzione dei suoi legali e del mondo esterno.
Cucchi, dunque, è stato picchiato. Su questo non ci sono dubbi e tre agenti della polizia penitenziaria risultano ancora indagati.

Il mistero sulla morte di Stefano Cucchi, il geometra 31enne deceduto lo scorso 22 ottobre all’ospedale Pertini di Roma, è ancora lontano da una soluzione: sono passati tre mesi, le indagini vanno avanti, spuntano nuovi elementi e la verità fa fatica ad emergere.
Nelle ultime ore si sta mettendo in dubbio che il decesso del giovane sia Stato causato dalle lesioni riportate in seguito al presunto pestaggio da parte delle guardie carcerarie nei sotterranei del Tribunale di Roma, dove lo scorso 16 ottobre si era svolto il processo per direttissima.
La Procura di Roma aveva chiesto una consulenza tecnica e dai risultati è emerso che la frattura alla vertebra lombare di cui si era parlato in passato risalirebbe a prima dell’arresto.
Il legale della famiglia del giovane, Fabio Anselmo, non crede a questa perizia e in una conferenza stampa non ha fatto altro che ribadirel’intenzione di dimostrare che:
le fratture sono il risultato del pestaggio delle guardie carcerarie nella cella del Tribunale. Questo però non cambia il quadro generale. Abbiamo sempre detto, fin dal primo giorno, che le lesioni riportate da Stefano Cucchi a seguito delle violenze subite non erano tali da ucciderlo e che a causarne la morte è stata anche la colpevole negligenza dei medici del Pertini. Questo, però, come ha stabilito la Cassazione, non esclude la responsabilità delle guardie carcerarie, che devono rispondere di omicidio preterintenzionale, perché senza di loro Cucchi non sarebbe stato ricoverato affatto.
Continuano le indagini sulla morte del geometra 31enne Stefano Cucchi, sempre più vicine alla verità. Nelle ultime ore è spuntato un nuovo testimone oculare - il secondo - del pestaggio, ma il racconto di questo detenuto nelle celle del Tribunale non coincide con quelle del precedente testimone, anch’egli detenuto nello stesso posto.
Tra le persone interrogate c’è anche un agente di custodia che avrebbe assistito ad uno scambio di battute tra Stefano Cucchi ed un altro detenuto durante il trasferimento dal tribunale al carcere di Regina Coeli.
In quel momento il volto di Stefano era già livido e questo detenuto gli avrebbe chiesto spiegazioni. Cucchi avrebbe detto: “Guarda che mi hanno fatto ieri sera“.
Era il 16 ottobre e la sera precedente era quella dell’arresto. Per questo motivo l’inchiesta si sta concentrando anche sugli agenti di polizia che quella sera fermarono Stefano, gli stessi che il giorno dopo lo accompagnarono in tribunale.

Ve lo abbiamo anticipato ieri: la vicenda della morte del 31enne Stefano Cucchi sembra essere arrivata ad un punto di svolta.
Sei persone - tra agenti di polizia penitenziaria e detenuti che hanno avuto a che fare con il giovane nelle celle del Tribunale di Roma - sono state iscritte nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio preterintenzionale e non è escluso che nelle prossime ore il numero possa salire.
Nel frattempo è spuntato un primo testimone, un detenuto che la mattina del 16 ottobre si trovava nel carcere di piazzale Clodio, che avrebbe visto dallo spioncino della sua cella il pestaggio di Stefano Cucchi.
Resta ancora da prendere in esame la posizione dei medici che hanno preso in cura il giovane. Per questo è necessario attendere il risultato delle consulenze. Ne sapremo di più nelle prossime ore.
Via | Il Sole 24 Ore
La vicenda della morte di Stefano Cucchi potrebbe essere vicina ad una soluzione. La procura di Roma continua ad indagare ed una delle ultime piste seguite è quella secondo la quale Stefano sarebbe stato pestato in due diversi momenti nelle celle del tribunale di Roma, a Piazzale Clodio: prima del processo della direttissima e subito dopo la sentenza che ne ha disposto la carcerazione.
Stefano Cucchi è stato arrestato la notte del 15 ottobre per possesso di stupefacenti e il giorno successivo, intorno alle 9, è stato scortato in Tribunale per il processo. Fino a mezzogiorno dello stesso giorno resta nelle celle di piazzale Clodio sotto la sorveglianza della Polizia penitenziaria.
E’ in queste ore che potrebbe essere avvenuto il primo pestaggio. Lo confermano alcuni detenuti che hanno sottolineato una situazione di trambusto ed uno “sbrigativo” intervento degli agenti. Cucchi arriva in aula con le sue gambe ma mostra segni di arrossamento sotto gli occhi. Di fronte alla decisione del giudice di rimandarlo in carcere, il giovane dà un calcio a un tavolo e insulta i Carabinieri.
Quando, poco dopo, parla con il padre e con l’avvocato d’ufficio, non fa alcun riferimento al pestaggio. Alle 13.30 viene consegnato alla Polpen e scortato nuovamente nelle celle del tribunale in attesa del trasferimento al carcere di Regina Coeli.
La procura di Roma, come vi abbiamo anticipato ieri, continua ad approfondire la vicenda della morte di Stefano Cucchi e nella documentazione acquisita nell’ambito dell’inchiesta ci sono anche le ultime foto scattate a Stefano prima del suo decesso.
Le tre immagini, pubblicate oggi da Repubblica, sono foto segnaletiche scattate il 16 ottobre scorso, nemmeno venti ore dopo l’arresto del giovane per possesso di sostanze stupefacenti.
La presenza di lividi appare evidente, soprattutto se confrontate queste immagini con quelle del cadavere del giovane diffuse dalla famiglia qualche giorno fa (potete trovarle qui e qui).
Se tali lividi non erano presenti al momento dell’arresto, come più volte ribadito dai familiari di Stefano, pare evidente che il giovane sia stato picchiato nel lasso di tempo che fa dal suo arrivo in caserma al momento del suo trasferimento al carcere di Regina Coeli.
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Continuano ad emergere dettagli sulla morte del 31enne Stefano Cucchi, arrestato a Roma la notte del 15 ottobre per possesso di stupefacenti e deceduto una settimana dopo nel reparto detentivo dell’ospedale Sandro Pertini.
I pm Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy hanno aperto un fascicolo nel quale di parla di due diverse ipotesi di reato: omicidio preterintenzionale nei confronti dei carabinieri autori del presunto pestaggio e omicidio colposo nei confronti dei medici del Pertini che hanno avuto in cura il giovane.
Nel frattempo i due pm si sono recati nel carcere Regina Coeli di Roma ed hanno ascoltato le testimonianze di alcuni detenuti. Uno di loro ha riferito di aver parlato con Stefano a proposito del pestaggio: “Sono stati gli amici miei a ridurmi così” e con “amici miei” intendeva proprio gli agenti di polizia.
Pare inoltre che Cucchi sia arrivato alla sua cella su una sedia a rotelle contorcendosi per i dolori alla schiena: “Stefano è stato aiutato a sdraiarsi su un fianco e si è lamentato per tutta la notte“.
Continua a leggere: Decesso Stefano Cucchi: ipotesi omicidio preterintenzionale e omicidio colposo

Continua il giallo sulla morte del geometra 31enne Stefano Cucchi, arrestato a Roma la notte del 15 ottobre per possesso di stupefacenti e deceduto una settimana dopo nel reparto detentivo dell’ospedale Sandro Pertini.
Mentre il pm Vincenzo Barba continua a lavorare al caso, così come stanno facendo i Nas, Giorgio Rocca, il legale d’ufficio affidato a Stefano la mattina del 16 ottobre, quando si è presentato in tribunale, sostiene che il giovane non aveva nessun livido visibile:
Le foto di Cucchi dopo la morte non corrispondono assolutamente a ciò che abbiamo visto noi quel giorno: quando Cucchi è passato in aula a piazzale Clodio, attorno a mezzogiorno del 16 ottobre non aveva affatto quell’aspetto. Era magrissimo e il viso, rispetto al corpo, sembrava un po’ più gonfio. Ma non posso dire che fosse livido. Posso pensare, ma è un’opinione, che abbia preso qualche schiaffo. Se però devo basarmi dai segni reali, la risposta è diversa. Per essere franchi: non aveva né ‘bozzi’ né lividi. Non in quel momento. Aveva ombre un più scure nell’area delle occhiaie. Ma mi sono sembrate solo questo: ombre. Cucchi era molto agitato con i carabinieri, gli ha indirizzato più volte parole pesanti. Ho dovuto dirgli di stare calmo e tranquillo. Con gli arrestati succede piuttosto spesso.