Ci siamo già occupati del quartiere romano di Tor Bella Monaca e dell’alto numero di spacciatori che vi abitano: l’ultimo arresto è piuttosto curioso, quello di una donna di 31 anni che aveva trasformato la cameretta di sua figlia in un laboratorio per la cocaina.
Così tra le bambole, i pennarelli e i vestiti di una bambina di 11 anni si nascondevano bilancini di precisione e dosi di cocaina, come se nulla fosse.
Il laboratorio è stato scoperto ieri sera, quando i carabinieri di Frascati hanno fatto irruzione dell’abitazione della donna, dopo un via vai molto sospetto riscontrato nei giorni scorsi.

‘Ndrangheta e Camorra uniti per l’acquisto della cocaina? Stando ai risultati dell’operazione Tamacò, sembra di sì.
Questa mattina la Guardia di Finanza ha arrestato 16 narcotrafficanti, membri di una banda che si occupava di far entrare in Italia droga proveniente da Venezuela e Colombia, passando spesso per l’Africa e il Nord Europa.
I narcos, stando a quanto si è appreso, erano collegati alla famiglia di ‘ndrangheta dei Barbaro di Platì, attivi a Reggio Calabria e con quella dei Latorre di Mondragone, attivi a Caserta e collegati al clan dei Casalesi. E’ l’Ansa a fornire maggiori dettagli al riguardo:
Lo snodo principale del traffico era il porto olandese di Amsterdam, ma la cocaina arrivava in qualsiasi porto, italiano od europeo, ritenuto idoneo dai trafficanti. La droga veniva poi smerciata dall’organizzazione gestita dalle due famiglie italiane. […] Nel corso dell’inchiesta, i finanzieri hanno sequestrato 700 chili di cocaina giunti nel porto di Livorno in un container con pelli essiccate. Durante le indagini, i finanzieri si sono serviti anche di uno strumento informatico denominato “molecola” ideato dallo Scico della guardia di finanza di concerto con la Direzione nazionale antimafia e che serve a monitorare i flussi finanziari per verificare eventuali anomalie. E’ anche grazie a questo strumento che sono stati sequestrati beni per un’ottantina di milioni di euro.
Chissà cosa pensava la 28enne Lisette Lee quando è sbarcata all’aeroporto di Columbus, in Ohio, con un jet privato portando con sé ben 13 valigie piene di marijuana. Sperava di riuscire a superare i controlli? Tredici valigie, tutte uguali, difficilmente passano inosservate.
E infatti le forze dell’ordine ci hanno messo pochissimo a capire che c’era qualcosa di strano: la donna, che ha dichiarato subito di essere una delle eredi di Samsung Electronics, è stata prontamente arrestata con l’accusa di possesso di droga ai fini di spaccio.
Nelle valigie, infatti, gli agenti hanno rinvenuto ben 230 chilogrammi di marijuana e un piccolo quantitativo di cocaina.
In manette sono finiti anche la guardia del corpo della donna e due segretarie, che avevano viaggiato con lei a bordo del jet privato.

Il nucleo Radiomobile dei carabinieri di Asti ha sgominato, dopo un’indagine durata più di un anno, una piccola organizzazione dedita allo sfruttamento e al favoreggiamento della prostituzione.
Sette persone sono finite in manette, tutte albanesi e romene di età compresa tra i 20 e i 26 anni, accusati anche di traffico di sostanze stupefacenti, finanziato proprio dallo sfruttamento della prostituzione.
La banda operava nella provincia di Asti: almeno nove ragazze romene venivano tenute in condizioni di schiavitù, costrette a prostituirsi, picchiate e minacciate.
Ognuna di loro, stimano gli agenti che hanno eseguito gli arresti, portava ai loro aguzzini circa 350 euro al giorno, soldi che venivano poi impiegati nel traffico di cocaina.

Un party in Cina: con una “riga” lunga un metro di polvere bianca - difficile dire se sia cocaina o altro - davanti a una ragazza. Nella pagina in cui è pubblicato il video, si parla di ketamina, anestetico per cavalli utilizzato a scopo “ricreativo”, anche dagli umani. E soprattutto si legge - ma senza una fonte dove verificare la notizia - che la ragazza sia morta dopo qualche ora, chiaramente per overdose. Non c’è un link dove verificare la cosa, purtroppo, il che rende la vicenda dubbia.
Un immane fake? Il primo motivo che mi viene in mente, è in nessuna parte del mondo chi fa una roba del genere vorrebbe farsi riprendere nel mentre… oppure è tutto vero? Di certo, vero o falso che sia il video, c’è che assumere una quantità di stupefacente del genere, che si tratti di cocaina o ketamina, ti manda dritto al cimitero. O se proprio ti va di lusso, in rianimazione. Poi giudicate con i vostri occhi: sconsigliato ai più impressionabili, il filmato è dopo il salto, qui davanti uno screenshot.
Via | LiveLeak
Continua a leggere: Video: il party e l'overdose di ketamina o cocaina, vero o falso?

Trentadue ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite questa mattina in provincia di Matera, dove è stata smantellata una organizzazione dedita al traffico della droga capeggiata da un gruppo di donne.
Si tratta prevalentemente di mogli, fidanzate e sorelle di uomini arrestati nel corso degli anni per traffico di stupefacenti: questo non le aveva scoraggiate e in poco tempo erano riuscite a prendere il comando dell’organizzazione e mandare avanti l’attività.
Operavano dal 2008 e si occupavano prevalentemente di spacciare cocaina, eroina e hashish nella zona di Matera, ma anche in Puglia, Calabria e Campania.
Grazie anche ai continui contatti con amici e parenti detenuti, le 8 donne arrestate erano riuscite ad attirare intorno a loro una ventina di pusher, arrivando così a coprire una vasta zona (la quattro regioni sopra citate).

Tredici ordinanze di custodia cautelare sono state eseguita dalla polizia di Gela per reati che vanno da traffico continuato di stupefacenti a fabbricazione, detenzione e porto di armi clandestine.
Un appartamento di una palazzina popolare del Villaggio Aldisio era stato trasformato in una sorta di supermarket della droga. Si vendeva di tutto, dall’hashish, alla marijuana, alla cocaina, all’eroina, senza dimenticare le armi, che spesso venivano fabbricate artigianalmente.
La droga veniva principalmente da Catania e durante i frequenti trasporti veniva addirittura nascosta tra i pannolini del figlio di colui che è considerato il capo dell’organizzazione, Giuseppe Marangolo, 32 anni, che è anche il titolare dell’appartamento dove avveniva lo spaccio.
Tra i membri della banda, trovate i nomi dopo il salto, c’è anche un armiere che si occupava di costruire pistole usando pezzi di giocattoli e tondini d’acciaio rubati nel petrolchimico dell’Eni.

Si è aperta a Milano un’importante inchiesta su un giro di droga che avrebbe coinvolto, tra gli altri, due dipendenti dell’azienda dei trasporti pubblici di Milano, l’Atm.
Le indagini sono partite nel maggio scorso: dopo una lunga serie di incidenti che hanno spinto l’azienda ad imporre ai suoi dipendenti test antidroga.
Parallelamente cominciano le indagini sulla morte dell’ergastolano Marco Medda, strangolato l’8 giugno del 2008 mentre si trovava ai domiciliari per motivi di salute.
Le indagini fanno emergere un giro di spaccio all’interno dell’Atm, che riguardava prevalentemente il gruppo dei tranvieri del Lorenteggio, nella periferia sud-ovest.
Continua a leggere: Spaccio di cocaina nell'azienda dei trasporti di Milano: due dipendenti indagati

La radiografia che vedete qui sopra appartiene allo studente nigeriano Fidelis Ozouli, 30 anni, arrestato lo scorso settembre all’aeroporto di Manchester.
Al suo arrivo Ozouli, che risiede e lavora in Inghilterra, aveva affermato di essere di ritorno da un viaggio di lavoro in Svizzera per conto di una ditta farmaceutica, ma dopo un primo controllo emerse che prima di rientrare era passato per alcuni paesi dell’Africa del Nord.
Poi uno degli agenti presenti in aeroporto si è accorto di una strana sporgenza nell’area dello stomaco di Ozouli e visto che il racconto del giovane non era stato convincente, ha ordinato una lastra. E aveva ragione, c’era qualcosa di strano.
Il giovane aveva ingoiato ben 67 capsule contenenti cocaina pura al 78%, per un valore sul mercato di circa 250mila sterline. Lui ha dichiarato di non essere a conoscenza del contenuti di quelle capsule, ma il giudice ha fatto fatica a credergli e l’ha condannato a scontare 10 anni di carcere.
Via | DailyMail

Continuano le indagini sulla morte di Brenda, la transessuale legata al caso Marrazzo trovata morta nella sua abitazione romana di via Due Ponti.
Nei giorni scorsi vi abbiamo aggiornato costantemente: si è parlato di due cellulari scomparsi, di un secondo video hot che sarebbe stato fatto sparire e del mistero del computer finito nel lavandino pieno d’acqua, un computer che secondo gli inquirenti poteva non appartenere a Brenda.
Il contenuto di tale pc potrebbe non essere compromesso come si era pensato in un primo momento: dei tecnici sono attualmente al lavoro e da quanto si appreso fin’ora “l’acqua non ha danneggiato i file” e questo dettaglio potrebbe essere fondamentale per condurre le indagini in una direzione ben precisa.
Gli interrogatori di amici e conoscenti continuano e nelle ultime ore - oltre ad essere apparsa in rete un’intervista fatta a Brenda da Gabriele Paolini - è emerso che molte persone avevano le chiavi dell’appartamento di Brenda.
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