Come vi abbiamo anticipato mercoledì, termina oggi la nostra visita al Museo criminologico di Roma, situato nelle ex prigioni del palazzo del Gonfalone, nell’omonima via nei pressi di Corso Vittorio.
Dopo le inquietanti ghigliottine e gli strumenti di tortura utilizzati nel Medioevo, ci spostiamo al piano superiore, interamente dedicato all’Ottocento e più precisamente all’evoluzione del sistema penitenziario in quel periodo.
Colpiscono subito gli studi del criminologo e antropologo italiano Cesare Lombroso, morto all’inizio del Novecento, che misurò forma e dimensione del cranio di numerosi criminali, rintracciando delle caratteristiche comuni a tutti i soggetti esaminati e sostenendo quindi che ogni criminale possiede sin dalla nascita dei tratti somatici anti-sociali, come l’asimmetria del cranio, la forma degli zigomi o la distanza tra i denti. Teoria oggi del tutto infondata.
Si passa poi agli attentati politici dove sono esposti, tra gli altri, il cervello e i diari di Giovanni Passannante, l’anarchico italiano che nel 1878 attentò alla vita dell’allora re d’Italia Umberto I di Savoia, e la pistola con cui quest’ultimo fu ucciso nel 1900 da Gaetano Bresci.



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