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Centrale di Cerano: 10 arresti per associazione a delinquere e disastro ambientale. Tra questi alcuni funzionari ENEL

pubblicato da Fabio Mascagna in: Crimini ambientali Criminalità organizzata

Centrale termoelettrica di CeranoLa Procura della Repubblica di Reggio Calabria assieme al nucleo investigativo provinciale della Polizia Ambientale e Forestale di Reggio Calabria hanno portato oggi a 10 arresti per un’indagine iniziata nel 2005 relativa allo smaltimento di rifiuti tossici nella centrale a carbone di Cerano (Brindisi). Gli arrestati, di cui 4 in carcere e 6 agli arresti domiciliari sono accusati di associazione a delinquere finalizzata all’attività organizzata di traffico illecito di rifiuti pericolosi e disastro ambientale. Tra questi compaiono alcuni dirigenti ENEL del posto.

La Federico II di Cerano è la più grande centrale termoelettrica d’Italia a carbone e, a quanto scoperto dalle indagini, i rifiuti tossici di smaltimento venivano occultati occultati in una cava di argilla nel comune di Motta S. Giovanni (Reggio Calabria) adiacente un’industria di laterizi. In un’area, peraltro, sottoposta a vincolo idrogeologico e paesaggistico. Tramite certificazioni false gli scarti passavano come “non pericolosi” e buttati nella cava per poter essere recuperati in seguito per la creazione (fittizia) di mattoni. Mattoni tossici, quindi.

Sono tonnellate gli scarti tossici ritrovati nelle cave, a due passi dal mare e dai terreni agricoli: sono state stimate circa 100mila tonnellate di rifiuti smaltiti dal gruppo criminale soltanto nel periodo 2006/2007. Il profitto? Oltre 6milioni e 400mila euro l’anno, mica male. Nel frattempo si torna a parlare di un’ipotesi nucleare in Puglia, che con questi presupposti non lascia per niente ben sperare.

Fonte | SudNews

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