
Vi abbiamo più volte parlato delle modalità con cui i cartelli della droga messicani - e non solo - eliminano i loro nemici: li sciolgono nell’acido, cancellando così ogni traccia dei corpi.
Se ben ricordate nel gennaio scorso uno dei sicari addetti a questa pratica era stato arrestato a Ensenada, vicino Tijuana: Santiago Meza Lopez, 45 anni, detto anche “el Pozolero”, colui che prepara lo stufato, aveva confessato di aver ucciso e sciolto nell’acido almeno 300 persone soltanto nell’ultimo anno.
Ma dove vengono praticati questi brutali omicidi? A quanto pare non c’è bisogno di un posto particolarmente appartato. E’ quello che hanno rivelato le autorità messicane, che pochi giorni fa hanno scoperto, durante un normale controllo di routine, uno di questi siti.
In una zona popolata a circa 200 miglia a sud di Monterrey, terza città più grande del Messico, i militari hanno rinvenuto quattro barili da 200 litri contenenti acido e resti umani non ancora dissolti.
Ci è capitato più di una volta, nel corso degli ultimi mesi, di occuparci dei cartelli della droga messicani, dalla cocaina nascosta negli squali agli scontri tra agenti della polizia municipale ed agenti della polizia federale.
Pochi giorni fa a Veracruz, Messico, la “drug war” è scesa ancora una volta nelle strade con un violento scontro tra alcuni esponenti dei cartelli della droga e le forze dell’ordine.
Via | LiveLeak
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Viaggiano appena sotto la superficie dell’oceano e riescono a coprire una distanza di oltre 3000 chilometri, non hanno bisogno di molti membri dell’equipaggio a bordo (quattro o cinque persone sono sufficienti) e a quanto pare non sono facili di individuare: sono i “semi-sommergibili” utilizzati dai narcos colombiani per trasportare la droga dalla Colombia al Messico e agli Stati Uniti.
Un metodo molto più sicuro per i narcos: per realizzarne uno, costruito in fibra di vetro, ci vogliono dai 500mila ad 1 milione di dollari, e in caso di individuazione da parte delle autorità, sono dotati di un sistema che permette all’equipaggio di liberarsi velocemente della merce trasportata, cancellando così tutte le prove.
Si stima che oltre il 70% della cocaina che lascia la Colombia viaggi ormai in questo modo: si parte con un carico di circa il 30%, che viene gradualmente aumentato nel corso del viaggio, in mare aperto, grazie ad imbarcazioni comuni.
Ma quello che preoccupa le autorità non è solo il traffico illegale di droga, come rivela il comandante della base militare statunitense di Miami, James Stravidis:
In parole povere, se i cartelli della droga possono trasportare oltre 10 tonnellate di cocaina in un semi-sommergibile, possono anche facilmente consegnare o affittare lo spazio ad organizzazioni terroristiche per armi di distruzione di massa.
Via | Global Post
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In una escalation che non conosce tregua, la guerra fra narcotrafficanti e forze dell’ordine in Messico tocca la sua punta più alta di violenza con la morte del comandante a interim della polizia federale messicana, Edgar Millán Gómez. L’alto ufficiale è stato ucciso mentre entrava nel suo appartamento: un commandos di parecchi uomini ha sorpreso lui e le sue guardie del corpo e ha crivellato Millán con nove colpi.
Una guardia del corpo, sebbene ferita, è riuscita ad arrestare uno dei criminali, l’interrogatorio è in corso e si sospetta che la morte del comandante sia da collegare all’arresto di Alfredo Beltrán Leyva, uno dei leader del cartello dei narcotrafficanti dello stato di Sinaloa. Un aumento dei conflitti fra forze dell’ordine e spacciatori è avvenuto da quando il presidente Calderon ha imposto un giro di vite nella lotta ai narcos e i costi di questa guerra stanno diventando proibitivi.
Ultimamente il crimine organizzato ha ucciso più di 200 agenti, inclusi almeno 30 federali e solo la settimana scorsa i narcos avevano massacrato anche Roberto Velasco Bravo, l’uomo a capo della divisione crimine organizzato del ministero per la pubblica sicurezza. Possono sembrare solo cariche senza senso, ma provate a immaginare una situazione del genere in Italia per rendervi esattamente conto dello stato di cose che regna in Messico. Più di 2500 morti a causa di scontri con i narcos lo scorso anno, ben 1100 in questi primi 5 mesi: sono numeri da guerra civile.
Fonte: The New York Times
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Fine settimana pesantissimo per quanto riguarda la lotta ai cartelli della droga in Messico: sono almeno venti i morti in cruente sparatorie collegate ai narcotrafficanti e al loro tentativo di controllo del territorio.
L’episodio più violento è avvenuto a Petlalan nello stato di Guerrero dove più di 60 membri di una gang, nel tentativo di uccidere un dirigente degli allevatori, hanno sterminato 9 persone ferendone molte altre. I criminali, armati di ak-47 e altre armi d’assalto hanno falcidiato tutti i presenti in una azienda agricola.
Lo Stato risponde nella maniera consueta, dislocando sempre più esercito e polizia nelle zone calde con cifre che più che legate alla lotta al narcotraffico sembrano quelle di uno scontro militare fra due nazioni: 36.000 soldati e parecchie migliaia di poliziotti sono in movimento in questi giorni.
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