Altro colpo inflitto alla camorra dopo l’arresto, pochi giorni fa, del latitante Giuseppe Setola. Il Comando provinciale di Napoli ha arrestato in Spagna, a Barcellona, Salvatore Zazo considerato l’attuale reggente del clan camorristico dei Mazzarella.
Su Zazo pendeva l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, era infatti il tramite con cui venivano riforniti di cocaina diversi clan, tra cui i ‘Lo Russo’, i ‘Capitoni’ di Secondigliano’ ma anche al boss ‘Ciruzzo ‘o milionario’ e Paolo Di Lauro. Zazo riusciva ad organizzare e dirigere l’importazione di ingenti quantità di cocaina grazie ai contatti con i cartelli colombiani di cui parlammo qualche tempo fa. La droga poi arrivava ai boss di Napoli per alimentare il traffico dell’hinterland. Tutto quanto veniva gestito da Zazo tramite un call-center sito a Barcellona nei pressi della Sagrada Família, ossia il luogo in cui è stato arrestato grazie alla collaborazione di alcuni pentiti.
Sul latitante pendeva un mandato di cattura internazionale ed era stato proposto per comparire all’interno dell’elenco dei 100 latitanti più pericolosi d’Italia.
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Don Diego Montoya, al secolo Diego León Montoya Sánchez, è stato uno dei boss del cartello di Norte del Valle, un cartello criminale attivo nel campo del traffico di stupefacenti a nord della regione di Valle del Cauca, in Colombia, fino al 10 settembre 2007, giorno del suo arresto da parte delle autorità colombiane.
Proprio a Don Diego, che è stato anche incluso nella lista dei Ten Most Wanted Fugitives redatta dall’FBI, si deve la crescita esponenziale di questo cartello, che dalla metà degli anni ‘90 è diventato una delle più potenti organizzazioni nel traffico illegale di stupefacenti.
Ma torniamo un pò indietro. Negli anni 80 esistevano tre cartelli colombiani: quello di Medellin, quello di Calì e quello di Norte Del Valle. I primi due entrarono in conflitto tra loro e la frammentazione che ne derivò spianò la strada al terzo, che restò compatto ed estremamente potente fino al 2003.
Capitanato da Don Diego, Wilber Varela, alias “Jabón” e Hernando Gómez Bustamante, alias “Rasguño”, si calcola che tra il 1990 e il 2004 questo cartello abbia esportato, dalla Colombia agli Stati Uniti, più di 500 tonnellate di cocaina per un valore di ben 10 miliardi di dollari.
Ma non c’è solo il traffico di stupefacenti: sembra infatti che Don Diego e soci, attraverso il Messico, abbiano commissionato diversi omicidi nei confronti dei clan rivali e di sospetti informatori della polizia e, secondo quanto affermato dal RICO statunitense, alcuni membri del cartello sono stati anche militanti delle Forze Unite per la Difesa della Colombia (AUC), un gruppo terrorista paramilitare.
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Le raffinerie sono una cosa, e potete vederlo nel video qui sopra, ripreso nella favela della Rocinha. Ma come vedremo in questi giorni, nell’ambito del narcotraffico la geografia del potere dei cartelli messicani e colombiani sta subendo grandi sconvolgimenti. Ed oltre a quella del potere, anche la geografia vera e propria delle piantagioni ha subito delle sorprendenti novità.
Per la prima volta, infatti, sono state scoperte dall’esercito brasiliano ben tre piantagioni di coca andina in Brasile, nella foresta Amazzonica, al confine con Perù e Colombia, 150 km a sud di Tabatinga. La straordinarietà delle piantagioni è data dal fatto che le piante di coca andina, come dice il nome stesso, crescono normalmente con climi montani, perciò il tenente colonnello Antonio Elcio Franco ipotizza si possa trattare di piante transgeniche.
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