
Continua la serie di personaggi tanto assurdi quanto reali. Dopo il cannibale inglese Peter Bryan, ecco Mercedes Farquharson, 63 anni, condannata per aver ridotto in schiavitù tre giovani donne.
Tutto è emerso nel 2005, quando le autorità scoprirono la casa prigione in North Carolina e salvarono le tre ragazzine, di 15, 18 e 22 anni.
Una di loro era stata legalmente adottata dalla Farquharson, le altre due erano figlie della sua migliore amica che, in un momento di difficoltà, le donò alla Farquharson “come regalo di Natale“. Così le due bambine si trasferirono con la donna da Southall, Londra, a Ipswich.
La Farquharson iniziò subito a schiavizzare le bambine, costringedole a lavorare in casa per oltre 20 ore al giorno, senza la possibilità di andare a scuole né di vedere altre persone.

L’uomo che vedete in foto si chiama Peter Bryan, ha 39 anni ed è un pericoloso assassino e cannibale, rinchiuso in un ospedale psichiatrico nel 1994, dopo che aveva ucciso a martellate la giovane Nisha Sheth, commessa di un negozio.
Otto anni dopo, per una serie di errori di giudizio, Bryan fu rimesso in libertà, affidato ad un assistente sociale. Peccato che la persona che avrebbe dovuto tenere d’occhio Bryan non aveva l’esperienza richiesta.
Nel 2002 fu ospitato in un ostello a nord di Londra insieme a questo giovane supervisore: nella primavera del 2004, mentre aveva ottenuto il permesso di trascorrere un pomeriggio libero, Bryan uccise il suo amico Brian Cherry, 43 anni, poi cucinò e mangiò una parte del suo cervello.
Dopo quel fatto fu rinchiuso in un istituto di Broadmoor e due mesi dopo strangolò il paziente Richard Loudwell.

Ci siamo già occupati qualche giorno fa del terribile episodio di cannibalismo che ha sconvolto la cittadina di Irkutsk, nella Russia siberiana centrale, ma ora, grazie alla stampa inglese, possiamo rivelarvi qualche dettaglio in più sulla vicenda.
Protagonista è la 27enne Olesya Mostovschikova: dopo una violenta lite con un’amica, la donna l’ha uccisa a colpi d’accetta davanti al figlio di 7 anni, come ha dichiarato la stessa Mostovschikova, “ho preso l’accetta e l’ho colpita numerose volte alla testa“.
“Poi le ho tagliato le orecchie, le ho cavato un occhio, strappato via un braccio ed una mano: ho preso l’occhio, la mano ed il braccio e li ho cucinati nel forno di casa“.
Nel fare tutto ha costretto la sua amica Julia ad aiutarla, “se non collabori ti uccido e cucino anche te“, ed insieme hanno nascosto il resto del corpo della 32enne Tatiana Romanchuk in cantina.
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Quella che vedete qui a lato è l’unica foto disponibile di Mauricio Alejandro Reyna Mulena, 24 anni, conosciuto nel quartiere San Telmo di Buenos Aires come “il pazzo” e da qualche giorno anche come “El Caníbal”, che non ha bisogno di traduzione.
Il giovane è stato arrestato qualche giorno fa per un fatto di cannibalismo avvenuto il 7 maggio 2006 quando, dopo una colluttazione col 22enne Luciano Redemì, l’ha ucciso con una trentina di coltellate, gli ha tagliato via un pezzo di pelle tatuata e l’ha mangiata, dichiarando “è salato, è come un’anima in più per me“.
Il corpo del giovane è stato rinvenuto poco tempo dopo e per quel delitto in un primo momento furono condannate tre persone, considerate complici del cannibale, che nel frattempo si era dato alla latitanza.
E’ stato rintracciato nei giorni scorsi, dopo due anni e mezzo, e condannato per cannibalismo.
Via | Critica de la Argentina
Le atrocità commesse da Andrei Chikatilo non sono state ancora dimenticate in Ucraina. E a riaprire la ferita arriva adesso la notizia di un nuovo sconcertante episodio di cannibalismo. Quattro persone sono state arrestate per aver ucciso e mangiato un loro amico che le aveva invitate a cena. Alexander Stepaniuk, 41 anni, è stato picchiato a morte con un martello, poi è diventato la portata principale del menu. I pezzi del suo corpo sono stati cotti al barbecue.
Allertata dai vicini, la polizia ha fermato Alexander Woytseshko, Dmitri Chuba, Lilia Kisilitsa e Svetlana Lupan. I quattro, ubriachi di vodka, hanno ammesso l’omicidio e rischiano una pena da tre anni all’ergastolo. “Non avevamo niente contro di lui personalmente, volevamo giusto vedere che sapore ha la carne umana” hanno dichiarato. Una giustificazione accettabile, no? E per fortuna che erano amici della vittima. Non immagino pensare cosa avrebbero fatto se fossero stati in cattivi rapporti con Stepaniuk. L’avrebbero mangiato vivo?
Via | DailyRecord.co.uk
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