500 uomini impiegati, 77 persone denunciate, 12 arresti e materiale sequestrato per un valore complessivo di 500 milioni di euro.
Sono questi i numeri dell’operazione “Arcobaleno” che si è conclusa in queste ore tra Lazio, Campania, Calabria e Sardegna.
L’organizzazione camorristica smantellata dalla polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza di Roma operava prevalentemente nel Lazio, dove possedeva un gran numero di terreni ed immobili, ma anche diverse società oltre a moto, automobili ed imbarcazioni.
L’operazione è scattata dopo circa due anni di indagini che hanno fatto emergere due holding imprenditoriali, operanti nel settore dell’edilizia, gestite da soggetti legati al clan Mallardo, clan camorristico che opera sul territorio del comune di Giugliano in Campania.

Nuovo blitz anti ‘ndrangheta, questa volta non per il traffico di droga, ma per quello dei clandestini.
Due le cosche coinvolte, quella dei Cordì di Locri e quella degli Iamonte di Melito Porto Salvo. Gli affiliati, attraverso una serie di contratti di assunzione fittizi, permettevano agli immigrati di chiedere il visto d’ingresso per il nostro Paese.
La squadra mobile di Reggio Calabria ha eseguito 67 ordinanze di custodia cautelare in carcere: 32 destinate ad italiani, le altre 35 a cittadini indiani.
L’accusa mossa nei confronti del clan degli Iamonte è di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, mentre al clan dei Cordì si è aggiunta l’aggravante delle modalità mafiose.

Trentadue ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite questa mattina in provincia di Matera, dove è stata smantellata una organizzazione dedita al traffico della droga capeggiata da un gruppo di donne.
Si tratta prevalentemente di mogli, fidanzate e sorelle di uomini arrestati nel corso degli anni per traffico di stupefacenti: questo non le aveva scoraggiate e in poco tempo erano riuscite a prendere il comando dell’organizzazione e mandare avanti l’attività.
Operavano dal 2008 e si occupavano prevalentemente di spacciare cocaina, eroina e hashish nella zona di Matera, ma anche in Puglia, Calabria e Campania.
Grazie anche ai continui contatti con amici e parenti detenuti, le 8 donne arrestate erano riuscite ad attirare intorno a loro una ventina di pusher, arrivando così a coprire una vasta zona (la quattro regioni sopra citate).

Si sta svolgendo in questi giorni il processo che vede imputati Pietro Mazzotta ed Emanuele Caruso, i 20enne che la notte del Capodanno 2009 uccisero a martellate a Filadelfia il 24enne Cristian Galati e gli diedero fuoco.
Della vicenda ci eravamo occupati a suo tempo:
Galati confessò in chat di aver incendiato l’automobile di uno dei suoi aggressori. Due degli arrestati lo contattarono on line, fingendo di essere una ragazza che voleva conoscerlo. Durante la conversazione gli chiesero di aver notizie sull’incendio della Volkswagen Golf di proprietà di Santino Accetta. Il 24enne raccontò di essere stato lui a dare alle fiamme la vettura.
I due, insieme allo stesso Accetta, 34enne proprietario dell’auto in questione, incontrarono Galati e diedero inizio alla tortura: lo colpirono a martellate, lo legarono ad un albero e gli diedero fuoco.

Agostino Longo, pensionato di 82 anni, ieri mattina è stato trovato senza vita da sua nipote, legato e con la testa avvolta in un maglione nella sua abitazione di Petrara di Cittanova, in provincia di Reggio Calabria.
Gli investigatori non hanno dubbi: l’uomo è deceduto per soffocamento nel corso di una rapina compiuta da ignoti nella sua abitazione, che l’hanno sorpreso in camera da letto e dopo avergli legato le mani con una cinta, gli hanno avvolto la testa in un maglione, forse per non farlo gridare.
Longo viveva da solo e al momento pare non ci siano testimoni che possano aiutare a capire le dinamiche e magari aiutare ad identificare gli autori della rapina. Al momento si indaga su alcuni giovani appartenenti alla micro-criminalità locale e negli ambienti dei tossicodipendenti della Piana di Gioia Tauro.
Via | ReggioTV
L’uomo che vedete in foto si chiama Alessandro Olivo ed è stato arrestato a Sellia Marina, Catanzaro, con l’accusa di omicidio volontario. La vittima, il 72enne Santo Scumace, è stata uccisa con una trentina di colpi di roncola nella sua abitazione.
Olivo, 32 anni, si è introdotto in casa dell’anziano forzando una porta secondaria e dopo averlo sorpreso in camera da letto, ha messo in atto il suo piano.
Il motivo di tale gesto, stando a quanto è emerso nelle ultime ore, è da ricondurre ad alcune proposte sessuali fatte da Scumace ad Olivo, diventate sempre più frequenti ed insostenibile col passare del tempo.
Si è anche parlato di atteggiamenti particolari tenuti dall’anziano e non tollerati da Olivo, ma non sono stati resi noti ulteriori dettagli in merito.

E’ stato diffuso pochi giorni fa il risultato di uno studio condotto dall’Ufficio Studi della Associazione Artigiani e Piccole Imprese, la Cgia di Mestre, sulla base di un’elaborazione in cui sono stati messi a confronto alcuni indicatori regionalizzati riferiti al 2008 quali la disoccupazione, i fallimenti, i protesti, i tassi di interesse applicati, le denunce di estorsione e di usura, il numero di sportelli bancari e il rapporto tra sofferenze ed impieghi registrati negli istituti di credito.
Emerge così che la Campania è la regione più a rischio con un tasso di usura di 173, ovvero il 73% in più rispetto alla media italiana. Seguono la Calabria (63% in più), Puglia (44%) e Sicilia (43%).
sul podio degli ‘intoccabili’ dagli strozzini o quasi, stanno il Trentino Alto Adige con un indice di rischio usura pari a 50 (50% in meno della media nazionale), seguito dalla Valle d’Aosta con 61 (39% in meno della media Italia), dal Veneto con 66 (34% in meno della media Italia) e dall’Emilia Romagna con 68 (32% in meno del dato medio Italia)
Per quanto riguarda invece il rapporto denunce per usura ogni 100mila abitanti, ma i dati risalgono al 2007, al primo posto troviamo il Molise, seguita dalla Campania.
Per le estorsioni invece, sempre tenendo conto del numero di denunce ogni 100mila abitanti, sul podio ci sono Campania e Calabria, rispettivamente con 25,67 e 22,02 denunce ogni centomila abitanti.
Via | CGIA Mestre
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Dopo i gioielli falsi di ieri, oggi le scarpe da ginnastica: circa 90mila finte sneakers Nike sono state sequestrate dai carabinieri del Ros a Roma nell’ambito di un’operazione denominata “Rilancio“.
Dodici persone sono state arrestate con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’introduzione in Europa di merce contraffatta: alcuni di loro, da quanto si è appreso, sarebbero in contatto con cosche della ‘ndrangheta.
L’organizzazione clandestina aveva basi in Vietnam, Repubblica Ceca ed Italia e la merce veniva importata in Europa attraverso il porto Gioia Tauro, Reggio Calabria. Ma come hanno fatto ad eludere i controlli portuali? Tra i componenti della banda vi era un funzionario doganale, prontamente arrestato insieme agli altri.
La merce sequestrata, del valore di oltre dieci milioni di euro, era destinata a tutti i Paesi dell’Unione Europea.
Via | Corriere
La Procura della Repubblica di Reggio Calabria assieme al nucleo investigativo provinciale della Polizia Ambientale e Forestale di Reggio Calabria hanno portato oggi a 10 arresti per un’indagine iniziata nel 2005 relativa allo smaltimento di rifiuti tossici nella centrale a carbone di Cerano (Brindisi). Gli arrestati, di cui 4 in carcere e 6 agli arresti domiciliari sono accusati di associazione a delinquere finalizzata all’attività organizzata di traffico illecito di rifiuti pericolosi e disastro ambientale. Tra questi compaiono alcuni dirigenti ENEL del posto.
La Federico II di Cerano è la più grande centrale termoelettrica d’Italia a carbone e, a quanto scoperto dalle indagini, i rifiuti tossici di smaltimento venivano occultati occultati in una cava di argilla nel comune di Motta S. Giovanni (Reggio Calabria) adiacente un’industria di laterizi. In un’area, peraltro, sottoposta a vincolo idrogeologico e paesaggistico. Tramite certificazioni false gli scarti passavano come “non pericolosi” e buttati nella cava per poter essere recuperati in seguito per la creazione (fittizia) di mattoni. Mattoni tossici, quindi.
Sono tonnellate gli scarti tossici ritrovati nelle cave, a due passi dal mare e dai terreni agricoli: sono state stimate circa 100mila tonnellate di rifiuti smaltiti dal gruppo criminale soltanto nel periodo 2006/2007. Il profitto? Oltre 6milioni e 400mila euro l’anno, mica male. Nel frattempo si torna a parlare di un’ipotesi nucleare in Puglia, che con questi presupposti non lascia per niente ben sperare.
Fonte | SudNews

Ieri la mafia, oggi la ‘ndrangheta: tra Calabria ed Emilia Romagna si è svolta nella notte l’operazione Ghibli, partita dalle indagini dei carabinieri dei Ros e dalla dda di Catanzaro, che ha portato ad una ventina di ordinanze custodia cautelare - per cosucce da nulla come, omicidio, tentato omicidio, associazione mafiosa, porto abusivo di armi, e infine ovviamente estorsioni e riciclaggio.
Beni sequestrati per 30milioni di euro tra cui anche alberghi di lusso. Punto focale dell’azione investigativa la guerra tra le cosche del crotonese, che ha visto il suo punto più drammatico nell’omicidio di Carmine Arena, ucciso a colpi di bazooka nel 2004. Uno che quando è morto, l’hanno ricordato con un minuto di silenzio prima di una partita di calcio
Un minuto di silenzio in campo per la morte di un boss, ucciso con un colpo di bazooka. è polemica in Calabria per l’ episodio accaduto prima del match calcistico Strongoli-Isola Capo Rizzuto. La decisione di ricordare la memoria di Carmine Arena, cugino del presidente della squadra di Isola Capo Rizzuto, ha scatenato la reazione della magistratura e di numerosi politici
Erano solo cinque anni fa.
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