Ancora fango sugli assistenti sociali inglesi. Questa volta si torna a parlare di quelli di Sheffield, nel South Yorkshire, che non riuscirono ad impedire al cosiddetto “mostro di Sheffield” di violentare per 25 anni le due due figlie.
Della vicenda, che ha moltissimi punti in comune col mostro di Amstetten Josef Fritzl, ci siamo ampiamente occupati tra il novembre ed il dicembre del 2008, quando scoppiò il caso:
quest’uomo ha abusato delle sue due figlie per ben 25 anni, con una frequenza di circa tre volte alla settimana. Mentre la moglie dormiva, l’uomo si recava nella stanza della figlia - mai entrambe, di solito alternava le violenze - e la trascinava fuori dal letto costringendola ad avere rapporti sessuali con lui. Gli abusi sono iniziati quando le piccole avevano circa otto anni e tanta era la violenza e tanto era il terrore che solo pochi mesi fa le due giovani sono riuscite a confessare tutto alle autorità e denunciare quindi il padre-orco.

Di Steven Barker - lo vedete in foto - ci siamo occupati diverse volte: si tratta di uno dei tre aguzzini che portarono alla morte il piccolo Peter, il bambino inglese di 17 mesi ucciso dalle percosse subite dalla madre, dall’amico di famiglia Jason Owen e dallo stesso Barker.
Quest’ultimo sta scontando una condanna a vita, con un minimo di 12 anni prima di poter chiedere la libertà vigilata, sia per la morte del bambino sia per aver violentato una bambina di 2 anni.
Si trova nella prigione di Wakefield e non è affatto ben visto dai suoi compagni, tanto che pochi giorni fa ha subito un’aggressione che potrebbe lasciarlo sfigurato in volto.
Uno dei suoi compagni di carcere ha portato ad ebollizione acqua e zucchero ed ha lanciato il composto in faccia a Barker.

Nuova ondata di fango sui servizi sociali del distretto di Doncaster, in Inghilterra. Dopo lo scandalo dei due fratellini torturatori di Edlington, condannati pochi giorni a cinque anni di carcere, un nuovo caso è emerso in queste ultime ore.
Si tratta della vicenda di due sorelline, che ora hanno 8 e 10 anni, costrette per quattro anni a subire una serie di torture da parte della madre e del suo compagno. Le piccole venivano picchiate quasi quotidianamente con cinture e ciabatte, private del cibo per giorni, mandate a scuola coperte di pidocchi.
Gli assistenti sociali in un primo momento erano intervenuti inserendo le bambine nel registro dei minori a rischio. I controlli si sono poi diradati sempre di più e dopo sei mesi furono rimosse da tale registro, come se l’allarme fosse rientrato.
Ovviamente così non è stato e gli abusi sono andati avanti e alla fine le persone che erano spesso a contatto con le due bambine - la nonna e le insegnanti - sono intervenute denunciando l’aggravarsi della situazione.

Come vi abbiamo anticipato ieri, la sentenza per i due fratellini torturatori di Edlington, in Gran Bretagna, è arrivata ed ha dato il via ad una serie di polemiche: i due sono stati condannati a scontare un periodo indefinito dietro le sbarre per aver picchiato e torturato due bambini di 9 ed 11 anni.
Il giudice ha specificato che potrà prendere in considerazione il loro rilascio dopo che i due avranno scontato almeno cinque anni di carcere. I due fratelli, dal momento dell’arresto, hanno già trascorso dieci mesi dietro le sbarre, questo significa che potrebbero essere rilasciati tra quattro anni e due mesi.
I genitori delle due giovani vittime, dopo la lettura della sentenza, sono letteralmente impazziti ed hanno iniziato ad inveire contro i due condannati, che sono stati portati via dalle forze dell’ordine.
Ma non sono solo loro ad aver espresso perplessità nei confronti di questa lieve condanna: in molti si stanno chiedendo “cosa impedirà ai due fratellini di tornare a torturare e magari ad uccidere?”
Continua a leggere: UK: cinque anni ai due giovanissimi fratelli torturatori di Edlington

Quasi certamente vi ricorderete dei due fratellini torturatori di Edlington, in Gran Bretagna: hanno appena 10 ed 11 anni e sono sotto processo per aver picchiato e molestato due bambini di 9 ed 11 anni.
Li hanno picchiati con bastoni e mattoni, costretti ad avere rapporti sessuali tra di loro, gli hanno urinato addosso, bruciato le palpebre e le orecchie, costretti a mangiare aghi e la lista potrebbe continuare.
In queste ore sta continuando il processo che li vede imputati e nuovi dettagli sulla vicenda sono emersi. I due fratellini hanno ammesso di aver interrotto le torture solo perchè gli facevano male le braccia.
Alla domanda “perché l’avete fatto?” hanno risposto con un secco “non c’era nient’altro da fare, eravamo annoiati“.

Undici anni e già autore di una serie di episodi di abusi sessuali ai danni di altri bambini. Nessuna accusa era mai stata formulata nei suoi confronti a causa della sua giovane età.
Il protagonista di questa vicenda, che arriva dalla Gran Bretagna, non è mai stato iscritto nel registro dei molestatori sessuali, nonostante un giudice l’avesse indicato come un serio pericolo per gli altri bambini.
Le autorità locali, che lo avevano in affidamento, decisero di iscriverlo segretamente in una scuola elementare, tenendo quindi nascosto il suo passato ad insegnanti e genitori.
Non ci è voluto molto prima che il giovane tornasse a colpire: piccoli episodi di violenza fino ad un vero e proprio attacco ad un suo compagno di 9 anni.

120 anni di prigione. E’ questa la condanna stabilita dal Tribunale di Washington per la 35enne Banita M. Jacks, giudicata colpevole di aver ucciso le sue quattro figlie, di età compresa tra i 5 e i 16 anni.
La scoperta è stata fatta quasi due anni fa, il 9 gennaio 2008, quando un agente si è recato presso l’abitazione della donna per notificarle lo sfratto. Quello che si è trovato davanti è stato indescrivibile.
Le donna aveva ucciso nel sonno le sue quattro figlie - una di loro era stata accoltellata, le altre picchiate e strangolate - ed aveva vissuto con i loro corpi per ben sette mesi.
La Jacks, che potete vedere in foto, ha dichiarato che erano morte da sole, una dopo l’altra, come possedute da demoni.
La vicenda della morte del piccolo Peter - il bambino di 17 mesi ucciso a causa delle percosse subite dalla madre 27enne, dal suo nuovo compagno, Steven Barker, e da un amico di famiglia, Jason Owen, 37 anni - è tornata sulle prime pagine dei principali quotidiani inglesi.
I tre aguzzini furono condannati nel maggio scorso e in quella data annunciarono che avrebbero fatto ricorso. Nei giorni scorsi Jason Owen, condannato a scontare tre anni di carcere, è riuscito ad ottenere uno sconto di pena e potrebbe uscire nell’agosto del 2011.
I giudici che si sono trovati a valutare il suo caso sono stati d’accordo nell’affermare che Owen ha agito in modo “inefficiente ed irresponsabile“, che il rischio che possa colpire di nuovo esiste e che rilasciarlo potrebbe costituire un pericolo per i bambini.
Ma i tre si sono trovati anche d’accordo nel dire che tale pericolo non è così significativo da dover rinchiudere Jason Owen per più di due anni. Insomma, è pericoloso, ma non troppo.

Torniamo ad occuparci del caso del piccolo Peter, il bambino di 17 mesi ucciso a causa delle percosse subite dalla madre 27enne, dal suo nuovo compagno, Steven Barker, e da un amico di famiglia, Jason Owen, 37 anni.
L’ultima volta abbiamo visto i loro volti e appreso che la signora Tracey Connelly ha intenzione di ricorrere in appello. Oggi il Sun rivela che Steven Barker, condannato al carcere a vita con un minimo di 12 anni per il caso del piccolo Peter e per aver violentato una bambina di 2 anni, ha ritrovato la sua fede ed è diventato un Testimone Di Geova.
Questo sta provocando una serie di problemi nel carcere in cui è rinchiuso: a quanto pare Barker è spesso vittima di pestaggi da parte degli altri detenuti e in passato è stato sottoposto a diverse trasfusioni di sangue.
Ora, visto che il nuovo credo non gli permette di subire trasfusioni, si è reso necessario lo spostamento di Barker in un’ala più sicura del carcere. E a questo proposito sono in molti a credere che si tratti di una messa in scena per ottenere una serie di privilegi.

Torniamo a parlare del caso che sta sconvolgendo la Gran Bretagna, e non solo, in queste ore: quello dei fratellini torturatori di Edlington.
Ieri vi abbiamo riepilogato la situazione e tutte le malefatte commesse dai due, dicendovi che rischiavano il carcere a vita. Niente di più falso, almeno stando a quanto rivelano oggi i quotidiani britannici.
I due, le cui identità non sono state diffuse, potrebbero venir rilasciati entro sei anni, non appena avranno compiuto 18 anni. Poi saranno rimessi in libertà e verrà garantito loro l’anonimato a vita, così come è stato fatto fin’ora.
Al momento i due sono rinchiusi in due diverse strutture inglesi, dove hanno a disposizione tutti i comfort e costano ai contribuenti ben 600mila euro l’anno.