
Non è la prima volta che ci occupiamo di badanti violente: oltre al caso italiano, di Veroli, nel maggio scorso vi avevamo mostrato il video, girato ad Israele, di una badante intenta a picchiare e maltrattare una 72enne malata di Alzheimer.
L’ultimo caso è emerso a Massa Carrara, dove una assistente italiana è sorpresa a maltrattare e picchiare una donna di 75 anni, malata di Alzheimer.
La badante è stata incastrata da micro-telecamere. I familiari della vittima, sospettando i maltrattamenti, hanno installato un sistema di videosorveglianza e sono così riusciti ad incastrare la donna violenta.
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Si è conclusa, dopo due mesi, la prima fase delle indagini relative ad una vicenda di violenza sessuale a Ghedi, piccolo comune in provincia di Brescia.
La vittima è una ragazzina disabile di 13 anni, che sarebbe stata adescata e molestata da un ragazzo di 17 anni, di origini marocchine ma residente anche lui a Ghedi.
A portare a galla la vicenda sono stati i genitori della giovane, che due mesi fa avevano notato un suo cambio di comportamento. Ne parla BresciaOggi:
Ma grazie al lessico dell’affetto, la mamma della ragazzina è riuscita a far breccia nell’animo sconvolto della figlia che alla fine ha fatto qualche ammissione. A quel punto i genitori si sono rivolti ai carabinieri che hanno ricostruito l’episodio incriminato: facendo leva sulle fisiologiche fragilità della sua vittima, il 17enne avrebbe convinto l’adolescente a seguirlo in uno scantinato. Lì, lontano da occhi indiscreti, avrebbe convinto più che costretto la 13enne a sottostare ad atti di libidine.

Torniamo a parlare del tentato omicidio di Bordighera, risalente a giovedì scorso: Federica Bellone, attualmente agli arresti domiciliari, ha convinto la sua compagna Chiara Cortese Pellin ad uccidere sua madre, Paola Berselli, scampata all’attentato.
Mentre la prima, la mandante, ha deciso di restare in silenzio, la seconda, interrogata dai pubblici ministeri, ha raccontato tutto, come aveva già fatto al momento dell’arresto.
Federica era preoccupata. Era molto indietro con l’università, le mancavano almeno una decina di esami, ma aveva raccontato alla madre di essere ormai in vista della laurea.
Una rivelazione del genere, secondo la Pellin, avrebbe spinto la Borselli a tagliare i fondi alla figlia, impedendole così di vivere l’esistenza agiata a cui era ormai abituata.
Ancora un aggiornamento sul caso di Federica Bellone, la 26enne di Bordighera che insieme alla sua fidanzata Chiara Cortese Pellin ha cercato di uccidere la madre, Paola Berselli.
Questa mattina, nel carcere di Genova Pontedecimo, la giovane è stata interrogata dal gip Maria Grazie Leopardi, ma si è avvalsa della facoltà di non rispondere.
Nonostante questo le sono stati concessi gli arresti domiciliari. Da quanto si è appreso sarà ospitata dal padre, col quale non aveva alcun rapporto da diverso tempo, nella sua abitazione a Sanremo.
Al momento tutto quello che sappiamo sul caso - dinamica, movente e precedenti contatti coi sicari - è stato comunicato alle autorità da Chiara Cortese Pellin, subito dopo il suo arresto. La Bellone, invece, dopo aver negato tutto, ha deciso di restare in silenzio.
Via | SanremoNews
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Nuovi dettagli sul caso di Federica Bellone, la 26enne di Bordighera che per ben tre volte ha commissionato l’omicidio di sua madre, Paola Berselli, per riscuotere l’eredità e per non farle scoprire la verità sulla sua carriera universitaria.
Il diabolico piano della Bellone era iniziato tempo fa, quando la madre aveva scoperto la sua relazione omosessuale con la 29enne Chiara Cortese Pellin, poi diventata sua complice nel tentato omicidio.
Le due, si legge su Il Giornale, avevano iniziato la ricerca dei sicari nella Milano notturna, “tra locali omosessuali, stranieri, personaggi borderline“. Erano riusciti a trovarne due, un ragazzo pakistano di Varese ed un ragazzo italiano residente a Gallarate, che avevano chiesto alle due ragazze un acconto di 32 mila euro in contanti.
Ricevuti i soldi, però, i due avevano iniziato a ricattare la Bellone ed è a quel punto che la Pellin ha deciso di intervenire in prima persona.

Una ragazza di 26 anni, Federica Bellone, studentessa di giurisprudenza al polo universitario di Imperia, e la sua amica Chiara Cortese Pellin, 29 anni, sono finite in manette a Bordighera con l’accusa di tentato omicidio in concorso.
La vicenda è piuttosto curiosa: la Bellone aveva mentito per anni a sua madre circa la sua carriera universitaria - era molto lontana dalla Laurea, contrariamente a quanto aveva detto alla donna - e se a questo si aggiunge una discreta eredità, ecco servito il movente del delitto.
La 26enne ha pagato la sua amica Pellin, volontaria della Croce Rossa Italiana e residente a Milano, per uccidere sua madre. La 29enne ha accettato ed è giunta a Bordighera, dove la donna ha una casa, ed ha cercato di mettere in atto il piano.
Fortunatamente le cose non sono andate come previsto: la 56enne si è subito accorta delle intenzioni della Pellin ed è riuscita a schivare i colpi inferti dalla giovane con un coltello da cucina ed un tritacarne.
Oltre 400 carabinieri sono stati coinvolti, sin dalle prime luci dell’alba, in una vasta operazione antidroga che ha portato all’arresto, tra il comune di Licata (AG) e altri comuni dell’hinterland, di 56 persone, accusate di associazione a delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di stupefacenti.
Per alcuni di loro i reati ipotizzati sono ben più gravi: si va da tentativo di omicidio al porto e alla detezione abusiva di armi, ma anche ricettazione, furto e violazione della legge elettorale.
La banda di spacciatori, stando a quanto hanno reso noto carabinieri di Licata e del comando provinciale di Agrigento, si riforniva tra Palermo, il Nord Italia e la Germania e riusciva a coprire una vasta zona dell’Agrigentino.
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Un pensionato di Lucca è finito in manette con l’accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di un ragazzino di 12 anni, adescato in campetto da calcio nei pressi dell’abitazione dell’uomo.
L’episodio che ha portato all’arresto dell’uomo è accaduto mercoledì pomeriggio, in una frazione di Lucca: il 12enne stava giocando a calcio insieme ad alcuni suoi amici quando il 70enne li avrebbe avvicinati invitandoli ad andare a raccogliere le ciliege su un albero del suo giardino.
Il gruppetto ha acconsentito e il 12enne è stato invitato in casa con una scusa: è in quel momento che l’anziano l’avrebbe molestato.
Si legge su Lo Schermo Lucca:
Lì, l’anziano non ha lasciato niente al caso: lo ha denudato, gli ha palpeggiato le parti intime, lo ha baciato e, perfino, leccato una guancia. […] La chiamata è arrivata alla centrale del 113 un paio di giorni fa: vista la gravità del fatto segnalato, sul posto sono arrivate due auto, una pattuglia della Mobile e una volante della questura di Lucca. Gli agenti hanno raccolto le prime testimonianze, riuscendo in questo modo a identificare l’anziano che sarebbe stato il protagonista dell’episodio raccontato dai ragazzi.

Riduzione di pena per il 32enne Stefano Masci, che il 17 aprile del 2006 a Roma provocò un incidente in cui persero la vita tre persone: nonostante fosse ubriaco, si mise alla guida della sua Audi e, imboccata la Pontina, guidò contromano per ben 13 chilometri.
Erano le quattro del mattino, Masci si scontrò frontalmente con l’automobile sulla quale stavano viaggiando Maurizio Montanari, Iolanda Ramos e Deborah Borsari: l’impatto è fatale, i tre muoiono.
Masci, accusato di triplice omicidio colposo, fu condannato in primo grado a 8 anni di carcere, ma ieri, al termine del processo d’appello, la sua condanna è stata notevolmente ridotta, fino ad arrivvare a 2 anni e quattro mesi.

Qualche settimana fa il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha rivelato l’intenzione del Governo di studiare un decreto legge per mandare agli arresti domiciliari i detenuti che devono scontare ancora un solo anno di carcere.
In questo modo si alleggerirebbe la pressione sugli istituti di pena sovraffollati e si daranno condizioni più dignitose ai detenuti.
Stiamo lavorando sulle carceri, per dare condizioni dignitose ai carcerati, dato che l’eccedenza di presenze rispetto ai posti disponibili ha portato anche di recente a diversi suicidi. Stiamo pensando a un decreto legge che prevede che coloro a cui manchi un anno di detenzione vadano ai domiciliari. Sarebbe nel loro interesse restare ai domiciliari, perché se scappassero, tornerebbero in carcere per il doppio del periodo.
Questo decreto, già ribattezzato “svuota-carceri” o “mini indulto“, ha però molti difetti, come confermato oggi da Roberto Maroni, ministro dell’Interno, a margine di una visita istituzionale in Egitto.