Accusa di associazione per delinquere finalizzata all’usura, all’estorsione e all’esercizio abusivo dell’attività finanziaria: con queste accuse i Carabinieri di Lecce hanno arrestato 19 persone, attive nel Salento e nella provincia di Bologna.
La gang, vicina alla Sacra Corona Unita, imponeva alle vittime tassi di interesse che oscillavano tra il 120% e il 300%.
Grazie anche alla collaborazione di un’impiegata di una nota finanziaria di Lecce, il gruppo di usuarai costringeva la vittime ad accendere dei mutui, facendole entrare in un circolo vizioso dal quale era impossibile uscire.
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‘Ndrangheta e Camorra uniti per l’acquisto della cocaina? Stando ai risultati dell’operazione Tamacò, sembra di sì.
Questa mattina la Guardia di Finanza ha arrestato 16 narcotrafficanti, membri di una banda che si occupava di far entrare in Italia droga proveniente da Venezuela e Colombia, passando spesso per l’Africa e il Nord Europa.
I narcos, stando a quanto si è appreso, erano collegati alla famiglia di ‘ndrangheta dei Barbaro di Platì, attivi a Reggio Calabria e con quella dei Latorre di Mondragone, attivi a Caserta e collegati al clan dei Casalesi. E’ l’Ansa a fornire maggiori dettagli al riguardo:
Lo snodo principale del traffico era il porto olandese di Amsterdam, ma la cocaina arrivava in qualsiasi porto, italiano od europeo, ritenuto idoneo dai trafficanti. La droga veniva poi smerciata dall’organizzazione gestita dalle due famiglie italiane. […] Nel corso dell’inchiesta, i finanzieri hanno sequestrato 700 chili di cocaina giunti nel porto di Livorno in un container con pelli essiccate. Durante le indagini, i finanzieri si sono serviti anche di uno strumento informatico denominato “molecola” ideato dallo Scico della guardia di finanza di concerto con la Direzione nazionale antimafia e che serve a monitorare i flussi finanziari per verificare eventuali anomalie. E’ anche grazie a questo strumento che sono stati sequestrati beni per un’ottantina di milioni di euro.
Ancora arresti contro la criminalità organizzata: dopo l’ennesimo colpo al clan camorristico dei Casalesi e l’operazione Eleio contro 15 membri del clan mafioso di Porta Nuova a Palermo, a Bari è in corso l’operazione Osiride.
31 persone, ritenute vicine al clan mafioso Di Cosola, sono state arrestate con le accuse, a vario titolo, di di associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, omicidi, rapine, estorsioni, ricettazione e detenzione e porto di armi clandestine.
Il clan Di Cosola, ce ne siamo occupati tempo fa, è particolarmente attivo nel sud-est del capoluogo pugliese ed è considerato rivale dei Parisi-Stramaglia nella lotta per l’egemonia criminale nel territorio.
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17 arresti, 48 indagati e sequestro di beni immobili per 5 milioni di euro. Questo è il risultato al termine della maxi-operazione “Parco Sud” che ha portato ad una chiara accusa: associazione per delinquere di stampo mafioso. Imprenditori lombardi, amministratori locali, persino un cancelliere del Tribunale di Milano a braccetto con i boss delle famiglie Barbaro e Papalia di Platì riportano alla luce il problema delle infiltrazioni mafiose al Nord che spesso, per miopia - a voler essere indulgenti - si fa finta di non vedere. L’intervento di Letizia Moratti nell’ormai nota puntata di Annozero ne è un esempio lampante: la mafia a Milano non c’è. Tant’è che venne bocciata la Commissione Antimafia per vigilare sull’Expo 2015.
Ma poi salta fuori questa brutta storia di infiltrazioni mafiose soprattutto nell’ambito del movimento terra e dello smaltimento rifiuti di cui la ‘ndrangheta ha il monopolio. Magari ora bisognerà fare qualche passo indietro. Lo hanno scritto più volte anche i nostri amici milanesi di 02blog citando un’inchiesta de Il Sole 24 Ore che presentava la Lombardia come ponte di comando per la ‘ndrangheta. E sempre su 02blog Gabriele, pubblicando la mappa delle cosche a Milano, si chiedeva “Sempre tutto tranquillo per quanto riguarda gli appalti per l’Expo 2015?”
A quanto pare no, anche se il procuratore capo Manlio Minale usa i piedi di piombo:
Certamente c’è un interesse. Lavoriamo sempre sugli interessi che i lavori dell’Expo possono creare per le organizzazioni mafiose, anche se al momento non ci risultano riferimenti diretti di infiltrazioni. L’esclusione del movimento terra dai contratti rimane una porta aperta per le cosche

Dopo la camorra e la ‘ndrangheta, anche Cosa Nostra è stata oggetto di sequestri nelle ultime ore da parte della Direzione Investigativa Antimafia di Messina.
Beni per un valore complessivo di 10 milioni di euro tra aziende, conti correnti, immobili e camion appartenenti al boss Carmelo Bisognano, 44 anni, sono stati posti sotto sequestro nell’ambito di un’indagine che è stata coordinata da Guido Lo Forte, procuratore distrettuale antimafia, e dal sostituto Giuseppe Verzera.
Bisognano, considerato il capo storico della cosca dei Mazzaroti di Barcellona Pozzo di Gotto, è stato condannato in primo grado per associazione mafiosa nell’ambito del maxi processo Mare Nostrum, che si è concluso poco più di un anno fa con ben 139 condanne, tra le quali 31 ergastoli.
Carmelo Bisognano è attualmente detenuto in regime di 41 bis, conosciuto anche come il “carcere duro per i mafiosi” che prevede, tra gli altri, la limitazione delle somme e dei beni che possono essere ricevuti dall’estero, la censura della corrispondenza e la limitazione della cosiddetta ora d’aria.
Via | La Sicilia

Era affiliato al clan camorristico dei Mariano e nel corso degli anni era stato condannato a 15 anni di carcere per associazione per delinquere di tipo camorristico e all’ergastolo per un omicidio avvenuto nel 1991.
Così il napoletano Paolo Pesce, 44 anni, si era rifugiato a Fuengirola, piccolo comune dell’Andalusia: la sua latitanza è finita qualche ore fa grazie ai Carabinieri del comando provinciale di Napoli che lo hanno individuato ed arrestato.
Via | Antimafia Duemila
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A parlare è il pm Nicola Gratteri, calabrese di nascita che da ben 23 anni lotta in prima linea contro la ‘Ndrangheta con più di 120 latitanti arrestati e diversi attentati alla sua vita falliti.
L’interessante intervista, di cui vi proponiamo qualche piccolo estratto, è stata fatta fa Tamara Ferrari per il settimanale Vanity Fair, numero 47. Nella lunga chiacchierata Gratteri ci dai il suo punto di vista su molti argomenti, dalla nuova Commissione parlamentare italiana, “è solo uno speco di denaro“, alle pene poco adeguate passando per la carenza di carceri in Italia.
L’intero sistema va modificato, a cominciare dal rito abbreviato per i mafiosi che andrebbe tolto:
Nei procedimenti contro la mafia il rito abbreviato complica tutto. Se su 50 imputati 40 lo scelgono e dieci no, quando si va in udienza per questi ultimi bisogna riesaminare la posizione degli altri 40 già giudicati e risentire tutti i testimoni. Quindi dov’è il risparmio di tempo?
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Secondo gli investigatori si tratterebbe di un’informazione più che attendibile quella giunta oggi all’antimafia di Napoli, secondo la quale il clan camorrista dei Casalesi guidato dal super latitante Giuseppe Setola sarebbe in possesso di un ingente quantitativo di esplosivo.
Si parla di circa cinquanta chilogrammi di tritolo, destinati quasi sicuramente ad un attentato. Decine i possibili bersagli, dallo scrittore Roberto Saviano a qualche clan rivale, passando per magistrati e stazioni di polizia.
E’ in corso in queste ore il rafforzamento della protezione agli “obiettivi sensibili” presenti su tutto il territorio italiano e parallelamente si sta cercando di verificare la fonte da cui è partita la notizia.
Via | Quotidiano Nazionale
Continua a leggere: Camorra: il gruppo di Giuseppe Setola starebbe preparando un attentato
Giuseppe Setola, uno che gli stessi colleghi camorristici ritenevano uno squilibrato, è il vero obiettivo dell’operazione in corso dall’alba tra San Cipriano d’Aversa e Casal di Principe. Per ora sono stati sequestrati beni immobili per milioni di euro: erano la cassaforte nella quale i clan investivano i profitti della loro imprenditoria criminale
Giuseppe Setola, una mira da superkiller del terrore, è ritenuto dal pool antimafia il regista della campagna di sangue dei nuovi Casalesi, affiliato all’ala stragista della camorra. Uno di cui persino l’ex socio, il pentito Luigi Diana, aveva detto a verbale: “Setola? Un violento, uno squilibrato”
Per il momento le forze dell’ordine hanno sequestrato una ventina di appartamenti, una coop di costruzioni, terreni, e anche un bar di Casal di Principe. Proprietario? Giuseppe Setola. Uno che aveva finto di essere cieco per farsi scarcerare, leggete questo pezzo d’archivio di Repubblica
Si era fatto passare per un detenuto quasi cieco. Così Giuseppe Setola, il superkiller ritenuto il capo del branco del terrore della Domiziana, il padrino in ascesa a cui il Viminale sta dando la caccia, fu scarcerato la scorsa primavera e alloggiato presso un centro clinico di Pavia. Da cui si allontanò. è ritenuto il regista della mattanza di questi mesi
Foto | Edidomus
Continua a leggere: Milioni di euro sequestrati ai Casalesi: la storia di Giuseppe Setola

San Cipriano d’Aversa e Casal di Principe, rastrellate come un zona di guerra: dalle prime ore dell’alba è in corso un’operazione della Direzione Investigativa Antimafia e della dda di Napoli che mira a trovare il latitante Giuseppe Setola, uno dei presunti autori della strage di Castel Volturno, di cui ci eravamo già occupati in passato. Vi terremo aggiornati durante la giornata.
L’operazione è finalizzata inoltre al sequestro di immobili e consistenze patrimoniali facenti capo al latitante Giuseppe Setola, considerato dagli inquirenti elemento di spicco del clan Bidognetti e ritenuto responsabile dei fatti di sangue sul litorale Domiziano, tra i quali la strage degli immigrati a Castel Volturno
Foto | Flickr