
17 arresti, 48 indagati e sequestro di beni immobili per 5 milioni di euro. Questo è il risultato al termine della maxi-operazione “Parco Sud” che ha portato ad una chiara accusa: associazione per delinquere di stampo mafioso. Imprenditori lombardi, amministratori locali, persino un cancelliere del Tribunale di Milano a braccetto con i boss delle famiglie Barbaro e Papalia di Platì riportano alla luce il problema delle infiltrazioni mafiose al Nord che spesso, per miopia - a voler essere indulgenti - si fa finta di non vedere. L’intervento di Letizia Moratti nell’ormai nota puntata di Annozero ne è un esempio lampante: la mafia a Milano non c’è. Tant’è che venne bocciata la Commissione Antimafia per vigilare sull’Expo 2015.
Ma poi salta fuori questa brutta storia di infiltrazioni mafiose soprattutto nell’ambito del movimento terra e dello smaltimento rifiuti di cui la ‘ndrangheta ha il monopolio. Magari ora bisognerà fare qualche passo indietro. Lo hanno scritto più volte anche i nostri amici milanesi di 02blog citando un’inchiesta de Il Sole 24 Ore che presentava la Lombardia come ponte di comando per la ‘ndrangheta. E sempre su 02blog Gabriele, pubblicando la mappa delle cosche a Milano, si chiedeva “Sempre tutto tranquillo per quanto riguarda gli appalti per l’Expo 2015?”
A quanto pare no, anche se il procuratore capo Manlio Minale usa i piedi di piombo:
Certamente c’è un interesse. Lavoriamo sempre sugli interessi che i lavori dell’Expo possono creare per le organizzazioni mafiose, anche se al momento non ci risultano riferimenti diretti di infiltrazioni. L’esclusione del movimento terra dai contratti rimane una porta aperta per le cosche

Dopo la camorra e la ‘ndrangheta, anche Cosa Nostra è stata oggetto di sequestri nelle ultime ore da parte della Direzione Investigativa Antimafia di Messina.
Beni per un valore complessivo di 10 milioni di euro tra aziende, conti correnti, immobili e camion appartenenti al boss Carmelo Bisognano, 44 anni, sono stati posti sotto sequestro nell’ambito di un’indagine che è stata coordinata da Guido Lo Forte, procuratore distrettuale antimafia, e dal sostituto Giuseppe Verzera.
Bisognano, considerato il capo storico della cosca dei Mazzaroti di Barcellona Pozzo di Gotto, è stato condannato in primo grado per associazione mafiosa nell’ambito del maxi processo Mare Nostrum, che si è concluso poco più di un anno fa con ben 139 condanne, tra le quali 31 ergastoli.
Carmelo Bisognano è attualmente detenuto in regime di 41 bis, conosciuto anche come il “carcere duro per i mafiosi” che prevede, tra gli altri, la limitazione delle somme e dei beni che possono essere ricevuti dall’estero, la censura della corrispondenza e la limitazione della cosiddetta ora d’aria.
Via | La Sicilia

Era affiliato al clan camorristico dei Mariano e nel corso degli anni era stato condannato a 15 anni di carcere per associazione per delinquere di tipo camorristico e all’ergastolo per un omicidio avvenuto nel 1991.
Così il napoletano Paolo Pesce, 44 anni, si era rifugiato a Fuengirola, piccolo comune dell’Andalusia: la sua latitanza è finita qualche ore fa grazie ai Carabinieri del comando provinciale di Napoli che lo hanno individuato ed arrestato.
Via | Antimafia Duemila
Continua a leggere: Arrestato in Spagna il super latitante camorrista Paolo Pesce

A parlare è il pm Nicola Gratteri, calabrese di nascita che da ben 23 anni lotta in prima linea contro la ‘Ndrangheta con più di 120 latitanti arrestati e diversi attentati alla sua vita falliti.
L’interessante intervista, di cui vi proponiamo qualche piccolo estratto, è stata fatta fa Tamara Ferrari per il settimanale Vanity Fair, numero 47. Nella lunga chiacchierata Gratteri ci dai il suo punto di vista su molti argomenti, dalla nuova Commissione parlamentare italiana, “è solo uno speco di denaro“, alle pene poco adeguate passando per la carenza di carceri in Italia.
L’intero sistema va modificato, a cominciare dal rito abbreviato per i mafiosi che andrebbe tolto:
Nei procedimenti contro la mafia il rito abbreviato complica tutto. Se su 50 imputati 40 lo scelgono e dieci no, quando si va in udienza per questi ultimi bisogna riesaminare la posizione degli altri 40 già giudicati e risentire tutti i testimoni. Quindi dov’è il risparmio di tempo?
Continua a leggere: Tutti parlano di mafia, ma manca una seria volontà di sconfiggerla
Secondo gli investigatori si tratterebbe di un’informazione più che attendibile quella giunta oggi all’antimafia di Napoli, secondo la quale il clan camorrista dei Casalesi guidato dal super latitante Giuseppe Setola sarebbe in possesso di un ingente quantitativo di esplosivo.
Si parla di circa cinquanta chilogrammi di tritolo, destinati quasi sicuramente ad un attentato. Decine i possibili bersagli, dallo scrittore Roberto Saviano a qualche clan rivale, passando per magistrati e stazioni di polizia.
E’ in corso in queste ore il rafforzamento della protezione agli “obiettivi sensibili” presenti su tutto il territorio italiano e parallelamente si sta cercando di verificare la fonte da cui è partita la notizia.
Via | Quotidiano Nazionale
Continua a leggere: Camorra: il gruppo di Giuseppe Setola starebbe preparando un attentato
Giuseppe Setola, uno che gli stessi colleghi camorristici ritenevano uno squilibrato, è il vero obiettivo dell’operazione in corso dall’alba tra San Cipriano d’Aversa e Casal di Principe. Per ora sono stati sequestrati beni immobili per milioni di euro: erano la cassaforte nella quale i clan investivano i profitti della loro imprenditoria criminale
Giuseppe Setola, una mira da superkiller del terrore, è ritenuto dal pool antimafia il regista della campagna di sangue dei nuovi Casalesi, affiliato all’ala stragista della camorra. Uno di cui persino l’ex socio, il pentito Luigi Diana, aveva detto a verbale: “Setola? Un violento, uno squilibrato”
Per il momento le forze dell’ordine hanno sequestrato una ventina di appartamenti, una coop di costruzioni, terreni, e anche un bar di Casal di Principe. Proprietario? Giuseppe Setola. Uno che aveva finto di essere cieco per farsi scarcerare, leggete questo pezzo d’archivio di Repubblica
Si era fatto passare per un detenuto quasi cieco. Così Giuseppe Setola, il superkiller ritenuto il capo del branco del terrore della Domiziana, il padrino in ascesa a cui il Viminale sta dando la caccia, fu scarcerato la scorsa primavera e alloggiato presso un centro clinico di Pavia. Da cui si allontanò. è ritenuto il regista della mattanza di questi mesi
Foto | Edidomus
Continua a leggere: Milioni di euro sequestrati ai Casalesi: la storia di Giuseppe Setola

San Cipriano d’Aversa e Casal di Principe, rastrellate come un zona di guerra: dalle prime ore dell’alba è in corso un’operazione della Direzione Investigativa Antimafia e della dda di Napoli che mira a trovare il latitante Giuseppe Setola, uno dei presunti autori della strage di Castel Volturno, di cui ci eravamo già occupati in passato. Vi terremo aggiornati durante la giornata.
L’operazione è finalizzata inoltre al sequestro di immobili e consistenze patrimoniali facenti capo al latitante Giuseppe Setola, considerato dagli inquirenti elemento di spicco del clan Bidognetti e ritenuto responsabile dei fatti di sangue sul litorale Domiziano, tra i quali la strage degli immigrati a Castel Volturno
Foto | Flickr
Carlo Palermo un tempo era un giudice, oggi è un avvocato. Negli anni ottanta aveva condotto un’inchiesta che univa mafia e massoneria, oggi caduta completamente nell’oblio:
Il traffico di eroina pura e morfina base scoperto dal giudice Carlo Palermo agli inizi del 1980, proveniente dai luoghi di produzione in Turchia, arrivava in Italia passando dall’Austria o dalla Jugoslavia. La droga veniva rilavorata in Italia e distribuita in tutto l’Occidente dalla grande mafia siculo-statunitense. Molto spesso la droga veniva scambiata con armamenti, in connessione con servizi segreti, industrie belliche, finanzieri, partiti e governi
Quello che non si dice in questo quote, è che gli arrestati nell’inchiesta avevano legami con mafia, P2, o entrambe. E c’era anche un vip, Rossano Brazzi, si mi rendo conto che sia difficile da credere. Se non ricordate chi sia, qui un video. L’intrigo scoperchiato dal giudice Palermo potete leggerlo su questo link alla Fondazione Cipriani, dove troviamo anche delle interessanti schede degli arrestati per quell’inchiesta che aveva intercettato un fiume di droga dalla Turchia all’Italia.
Molti legati alla loggia massonica P2, come Massimo Pugliese, monarchico e massone, agente del Sifar e del Sid. Un intrigo complicatissimo quello che aveva scoperchiato, un pò come quello venuto fuori nei giorni scorsi tra mafia e massoneria. Certo, non siamo di fronte ad un nuovo scandalo P2, ma qualche dubbio viene. Anche perchè a leggere la lista degli iscritti alla loggia massonica dI Licio Gelli, i palermitani non sono pochi…
Continua a leggere: Tutti gli intrecci tra mafia e massoneria in Sicilia
Enzo Macrì, sostituto procuratore nazionale antimafia, ha confermato che Milano è la vera capitale della ndrangheta: potete leggere tutte le sue dichiarazioni sul Messaggero, ma non è lì che voglio arrivare. A Milano infatti magari la mafia, la piovra, quella da commissario Cattani per capirci, non c’è più, mentre prolifera coma una oscena escrescenza cancerosa la simpatica ndrangheta. Come nel caso dell’ortomercato, di cui qui sotto potete leggere un pezzo relativo ad un blitz di qualche tempo fa:
la mafia, quella vera, a Milano c’è ancora. C’è la ‘ndrangheta, per la precisione. Un’indagine condotta dalla questura milanese, in collaborazione con le polizie di mezzo mondo, ha portato all’arresto di venti persone legate, secondo la tesi degli inquirenti, al clan calabrese dei Morabito – Bruzzantini – Palamara e al sequestro di 250 chili di cocaina. L’organizzazione messa in piedi dalla malavita calabrese aveva lo scopo di riciclare il denaro derivante dallo spaccio di stupefacenti, tramite cooperative orbitanti attorno all’Ortomercato milanese
Il fatto è uno solo: ovvero la maniera più sotterranea con cui le organizzazioni criminali riescono ad agire nel Nord Italia, inserendosi in un tessuto sociale dove magari non muori in ospedale per malasanità - ma la vicenda della S. Rita qualche dubbio l’ha fatto venire a tutti - ed è molto più proficuo fare affari in borsa, o nel mercato immobiliare, che mettersi a sparacchiare per strada al boss rivale:
Continua a leggere: Milano? E' la nuova capitale della 'ndrangheta
Sembra spesso che certi problemi siano relegati alla città di Partenope, ma non è così. Sull’edizione di Bari de La Repubblica oggi lo si spiega molto bene. Visto che anche altre regioni hanno organizzazioni criminali di ottimo livello e più che ben disposte a mettere le mani sul business dei rifiuti
La Procura antimafia indaga sui rifiuti pugliesi. E più in particolare sulla discarica privata di Altamura, chiusa da qualche mese per esaurimento dopo 22 anni di attività: il sostituto procuratore Desireè Digeronimo ha infatti inviato nei giorni scorsi i carabinieri del Noe ad acquisire tutto l´incartamento che riguarda l´iter amministrativo che portò all´apertura dell´impianto e poi all´affidamento del servizio di raccolta alla ditta Tradeco. Centinaia e centinaia di pagine che hanno già portato i primi risultati: nel registro degli indagati ci sono i primi nomi, si tratterebbe di funzionari sia del comune di Altamura sia della ditta Tradeco
Un’indagine complicata che mette in luce i risvolti illegali dello smaltimento dei rifiuti anche in zone dove apparentemente la situazione è tranquilla, o quantomeno molto più tranquilla rispetto a poche decine di chilometri di distanza:
Gli investigatori tendono a mantenere infatti il massimo riserbo su un´indagine definita «complicata e molto delicata»: l´indagine parte da lontano ma subisce una brusca accelerata a febbraio del 2007 quando il direttore di una radio locale, Alessio Di Palo, viene aggredito e minacciato. Ad Altamura è conosciuto come il grillo parlante dei rifiuti. E la pm Digeronimo lo ascolta in Procura
L’intreccio di responsabilità è fitto, tra malavita e politica, tra malaffare e istituzioni. Nel frattempo si sono dimessi vari esponenti politici della zona, tra cui il Sindaco di Altamura Rino Vendola.