
In lei vedevo il male, vedevo il diavolo.
Questa è la giustificazione fornita ieri da Emiliano Dolcetti,35 anni, quando è stato arrestato a Prevalle, in provincia di Brescia, con l’accusa di aver ucciso sua zia, Carla Ruffatto, 83 anni, e ferito la nipote, Franca Dolcetti, di 54 anni.
E’ accaduto tutto poco dopo mezzogiorno. Il cocainomane Dolcetti è entrato in casa dei parenti e, armato di piede di porco, ha colpito le due donne. La Ruffatto è morta subito, mentre sua figlia Carla è rimasta gravemente ferita.
L’assassino, invece, si è dato alla fuga subito dopo. Come se nulla fosse, è andato al fiume e si è fatto un bagno. Lì è stato raggiunto dagli agenti, che l’hanno arrestato.

Un nuovo caso di violenza sessuale e maltrattamenti è emerso nelle ultime ore ad Enna, dove un manovale di 39 anni è finito in manette con l’accusa di violenza sessuale, lesioni e maltrattamenti ai danni della sua convivente.
L’uomo, alcolizzato e col vizio del gioco d’azzardo, era solito violentare la donna con i suoi attrezzi di lavoro - gli inquirenti hanno sequestrato un martello col dna della donna - ed era arrivato anche a farla prostituire per pagare i suoi debiti di gioco.
Aveva contattato alcuni anziani disposti a pagare piccole somme di denaro per aver un rapporto sessuale con la donna. I soldi, si legge su LiveSicilia, venivano poi spesi in “alcolici e biglietti del Gratta e vinci”.
Il quartiere romano di Tor Bella Monaca sempre più simile a quello napoletano di Scampia: è quello che sostengono alcuni quotidiani nel commentare la maxi operazione di ieri a Roma, quando più di 80 militari, aiutati dai vigili del fuoco, hanno abbattuto i muri e le cancellate costruiti dai pregiudicati spacciatori della zona per poter ostacolare i controlli antidroga.
Le costruzioni prese di mira dagli agenti sono quelle site in via dell’Archeologia, dove alcuni residenti avevano costruito dei veri e propri sistemi di videosorveglianza - videocitofoni e videocamere - oltre a barriere in metallo e muratura che, secondo loro, dovevano servire per impedire alle forze dell’ordine di scoprire i loro traffici illeciti e, non ultimo, garantire facili vie di fuga.
Nel corso dell’operazione sono state denunciate 13 persone con l’accusa di danneggiamento e occupazione abusiva, mentre uno è finito in manette: nel suo garage gli agenti hanno rinvenuto diverse auto e moto rubate.

Si è concluso ieri sera a Teramo il processo di primo grado che ha visto imputato un netturbino 73enne, accusato di aver violentato per anni le sue due figlie, che ora hanno rispettivamente 25 e 17 anni.
La vicenda emerse nell’aprile dello scorso anno, quando il 73enne residente a Jelsi finì in manette insieme al genero, un muratore di 33 anni, accusato di violenza sessuale ai danni della cognata e di una ragazza disabile residente a Jelsi.
Arrestato anche il padre di quest’ultima, un operaio 50enne residente in paese, che avrebbe abusato più volte di sua figlia.
Ieri la prima condanna: dieci anni di carcere, “il massimo della pena considerando il rito abbreviato e lo sconto di un terzo della pena“, imposti al 73enne dal gup Gianni Falcione, che ha accettato la richiesta del pm Rossana Venditti e rifiutato quelle della difesa.
Continua a leggere: Campobasso: violentò le due figlie, 10 anni di carcere al padre-orco di Jelsi

Il nucleo Radiomobile dei carabinieri di Asti ha sgominato, dopo un’indagine durata più di un anno, una piccola organizzazione dedita allo sfruttamento e al favoreggiamento della prostituzione.
Sette persone sono finite in manette, tutte albanesi e romene di età compresa tra i 20 e i 26 anni, accusati anche di traffico di sostanze stupefacenti, finanziato proprio dallo sfruttamento della prostituzione.
La banda operava nella provincia di Asti: almeno nove ragazze romene venivano tenute in condizioni di schiavitù, costrette a prostituirsi, picchiate e minacciate.
Ognuna di loro, stimano gli agenti che hanno eseguito gli arresti, portava ai loro aguzzini circa 350 euro al giorno, soldi che venivano poi impiegati nel traffico di cocaina.
Premessa: due agenti di polizia di West Memphis, nell’Arkansas, fermano una vettura sospetta ad un posto di blocco. Al suo interno ci sono due spacciatori che, alla vista degli agenti, aprono il fuoco e li uccidono.
I due fuggono a bordo della loro auto e dopo una lunga caccia all’uomo vengono rintracciati nel parcheggio di un Walmart Supercenter.
Il resto lo vedete nel video: gli agenti cercano di avvicinarsi all’auto per arrestare i due sospetti, ma la sparatoria è inevitabile.
Due agenti restano ferito - uno alla spalla e uno allo stomaco - mentre i due spacciatori vengono uccisi.
Via | CommercialAppeal e LiveLeak
Continua a leggere: Video: sparatoria in un parcheggio a West Memphis, uccisi due spacciatori
Di arresti per guida in stato d’ebbrezza ne abbiamo visti diversi, quasi tutti statunitensi e quasi tutti con la stessa conclusione: l’uso del taser. E’ toccato anche ad un’anziana 72enne e c’è stato persino chi ha incitato gli agenti ad usarlo.
Il video che vi proponiamo oggi, invece, arriva dalla Russia: una donna viene fermata per guida in stato d’ebbrezza e la reazione degli agenti è piuttosto curiosa: mentre lei si dimena e cerca di evitare l’arresto, i due poliziotti mantengono la calma e la lasciano fare.
Due testimoni oculari si sono divertiti a filmare il tutto.
Via | LiveLeak
Continua a leggere: Video: donna si ribella all'arresto per guida in stato d'ebbrezza
Per almeno tre mesi hanno operato negli aeroporti romani di Ciampino e Fiumicino come ladri di bagagli, veloci al punto che rintracciarli è stato molto difficile.
I due ladri, un algerino ed un sudamericano, sono finiti entrambi in manette nel giro di 24 ore. Il primo, soprannominato “Arsenio Lupin“, operava a Ciampino e prendeva di mira prevalentemente i Duty Free, ai quali sottraeva profumi di grandi marche che, rivenduti, gli facevano guadagnare qualcosa come 50 mila euro a settimana.
Ad incastrarlo sono state le immagini delle telecamere a circuito chiuso: gli agenti sono riusciti ad identificarlo e ad arrestarlo in flagranza di reato, con circa 20 profumi appena rubati.
A Fiumicino, invece, è stato arrestato quello che da tempo era soprannominato “Manolete“, che si dedicava ai bagagli dei passeggeri.
Continua a leggere: Furti in aeroporto a Roma: in manette "Arsenio Lupin" e "Manolete"
E’ finita questa mattina la latitanza del boss Pasquale Manfredi, 33enne ritenuto al vertice della ‘ndrina Nicosia-Manfredi di Isola di Capo Rizzuto, comune in provincia di Crotone.
Manfredi, inserito nella lista dei 100 latitanti più pericolosi, è accusato di associazione per delinquere di stampo mafioso, omicidi, reati estorsivi, traffico di stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi, anche da guerra.
Due gli omicidi che gli sono contestati, quello di Carmine Arena, ucciso nel 2004 con bazooka e kalashnikov mentre si trovava a bordo della propria autovettura, e quello di Pasquale Tipaldi, 50enne ucciso nel dicembre del 2005 a fucilate.
L’uomo, latitante dal 4 dicembre dello scorso anno, è considerato “il più pericoloso pregiudicato della provincia crotonese, sospettato di aver eseguito numerosi altri omicidi, sui quali la locale Squadra Mobile sta svolgendo approfondite e meticolose indagini“.
La solita vecchia storia: un gruppo di agenti, al momento dell’arresto, ci vanno giù pesanti e la vicenda finisce in tribunale. In questo caso siamo a Winnipeg e il video che vedete qui sopra è stato diffuso giovedì scorso dal legale del 19enne arrestato.
Il giovane aveva rubato un veicolo e costretto gli agenti ad un inseguimento ad alta velocità, di quelli che siamo abituati a vedere. La giustificazione fornita dagli agenti è stata: “teneva le mani nascoste, ecco perchè abbiamo usato il taser“.
Via | LiveLeak
Continua a leggere: Video: le autorità di Winnipeg picchiano un sospetto