Tracy Wyatt, 33 anni, e lo psicologo Harold Brannan, 60, si erano sposati nel maggio scorso. Lei scozzese, originaria di Glasgow, lui americano di Omaha, in Nebraska.
Erano andati a vivere a casa dell’uomo subito dopo la cerimonia, insieme al figlio di lui, il 21enne David, che non ha mai visto di buon occhio la relazione tra il padre e Tracy, che avevano quasi 30 anni di differenza.
I rapporti tra Tracy e il suo figliastro erano sempre tesi, lui si comportava in modo strano e lei era addirittura arrivata a chiamarlo “il mostro in cantina“, tanto ne era spaventata.
Harold le diceva di non preoccuparsi, ma alla luce dei fatti Tracy aveva ragione: sabato notte David l’ha aggredita a coltellate, poi ha ferito suo padre, che era giunto in soccorso di Tracy e alla fine ha cercato di togliersi la vita.
Una banale discussione si è trasformata in tragedia ieri sera a Valperga, piccolo comune in provincia di Torino: Paolo Mezzo, 37 anni, ha ucciso a coltellate il patrigno, Stefano Alberione, 70 anni, e ferito il fratello Davide, di 43 anni.
E’ successo tutto all’ora di cena, come si legge su CronacaQui:
I tre si trovavano a cena. Paolo tagliava il pane con un lungo coltello, mentre ascoltava i due spronarlo per l’ennesima volta a darsi da fare ed a cercare un lavoro. Un ritornello sentito più volte, quasi una consuetudine delle lunghe discussioni in quella casa.
Stavolta, però, Paolo non ci ha visto più. Ha preso il coltello con cui stava tagliando il pane e si è scagliato sul patrigno, colpendolo al petto e trafiggendogli un polmone. Il fratello, invece, è stato colpito in pieno stomaco.
Maltrattata per mesi ed infine strangolata: è questa la tragica sorte toccata ad una bambina giapponese di 5 anni residente nella prefettura di Fukuoka, sulla costa settentrionale dell’isola di Kyūshū.
Ad ucciderla, il mese scorso, è stata sua madre, Junko Egashira, 34 anni, ossessionata dalla disciplina: per mesi ha maltrattato la figlia, l’ha addirittura chiusa nella lavatrice - almeno tre volte, secondo quanto dichiarato dalla donna - ed ha azionato la centrifuga.
La violenze sono iniziate nel maggio scorso e l’escalation è stata letale per la bambina. La donna, divorziata dal 2008, ha dichiarato di aver agito per “inculcare la disciplina” a sua figlia Mone.
Continua a leggere: Giappone: arrestata 34enne con l'accusa di aver strangolato la figlia di 5 anni

Ha cambiato idea Giovanni Antonio Rasero, il 29enne accusato di aver torturato ed ucciso il piccolo Alessandro Mathas, il bambino di 8 mesi morto a Genova lo scorso 15 marzo.
In un primo momento aveva chiesto di esser giudicato con rito abbreviato - avendo quindi diritto ad uno sconto di pena - ma ieri mattina Rasero è tornato sui suoi passi ed ha deciso per il processo ordinario.
Il perchè di questa scelta - che vista l’accusa di omicidio volontario pluriaggravato dalla crudeltà per futili motivi potrebbe costargli l’ergastolo - è stato spiegato dai suoi legali:
Non ci sarà alcuna ricerca di scorciatoie. A nostro parere esistono elementi per mettere in discussione molte di quelle che finora, non si sa a quale titolo, sono state spacciate come certezze.
Continua a leggere: Omicidio Alessandro Mathas: niente rito abbreviato per Giovanni Rasero
C’è già un fermo per l’omicidio di una badante russa di 57 anni, trovata morta questa mattina nei pressi della pensilina per la fermata degli autobus in via Cortonese, alla periferia di Perugia.
Il corpo è stato scoperto, intorno alle 6, da un netturbino: è subito stata disposta un’autopsia, ma da quanto si è appreso finora la donna potrebbe esser stata uccisa a calci e pugni.
Accanto al corpo gli inquirenti hanno rinvenuto due valigie con indumenti ed oggetti personali della donna, “apparentemente sistemati alla rinfusa“, come se fosse fuggita in fretta e furia.
Continua a leggere: Perugia: badante russa uccisa in via Cortonese, fermato un 60enne italiano

Dall’ultima volta che ci siamo occupati della morte del piccolo Alessandro Mathas, il bambino di 8 mesi morto a Genova lo scorso 15 marzo a causa delle percosse subite, le cose sono cambiate.
La posizione della madre, Katherina, è migliorata. Lo rivela il quotidiano Città Di Genova:
Per Katerina Mathas, madre del bimbo, l’ipotesi di reato si è passata da concorso in omicidio volontario ad abbandono di minore aggravato dalla morte.
Giovanni Antonio Rasero, invece, compagno della madre, continua ad essere accusato di omicidio volontario pluriaggravato dalla crudeltà per futili motivi.
E’ finito in carcere, con l’accusa di omicidio, il 20enne Piergiorgio Zorzi, residente a Verona, che ha già confessato di aver ucciso suo padre, di averlo fatto a pezzi e di aver gettato tutto in un cassonetto nei pressi della sua abitazione.
Il delitto risale a circa una settimana fa, ma è stato scoperto solo ieri sera, quando alcuni vicini di casa della famiglia Zorzi hanno allertato le autorità per via del cattivo odore che proveniva da un cassonetto per la raccolta differenziata.
Poi la scoperta del corpo di Giorgio Zorzi, 66 anni, “tagliato in cinque pezzi con una sega” e il successivo interrogatorio del figlio.
Il giovane, dopo diverse ore in Questura, ha ceduto ed ha confessato tutto. Per lui, ora rinchiuso nel carcere di Verona-Montorio, le accuse sono di omicidio aggravato e occultamento di cadavere.
Via | Quotidiano Nazionale
Continua a leggere: Verona: 20enne uccide il padre e lo fa a pezzi, arrestato
Nella tarda serata di sabato un’automobile è stata rinvenuta in una scarpata sulla strada che da Santa Venere conduce ad Arcolea, alla periferia di Reggio Calabria. Al suo interno il corpo carbonizzato di Francesca Gattuso, 38 anni.
Inizialmente tutto fa pensare ad un incidente stradale ed è proprio quello che ha raccontato agli investigatori il marito della donna, Giovanni Antonio Iaria, 48 anni, rintracciato negli ospedali riuniti della città.
Iaria, operaio forestale dell’Afor, non è però riuscito a raccontare l’esatta dinamica dell’incidente, si è contraddetto più volte ed ha così messo gli inquirenti sulla strada giusta.
Parallelamente anche gli agenti che stavano analizzato il luogo dell’incidente, si sono accorti che tutti gli indizi conducevano ad una sola soluzione: una messa in scena per mascherare un omicidio.
Dopo quasi tre anni può considerarsi risolto il mistero sulla scomparsa di Ivan Misu, romeno di 42 anni ucciso di cui si erano perse le tracce nella notte tra il 12 e il 13 maggio del 2007.
Ora la verità è venuta a galla: Misu, che lavorava in nero in un parcheggio e lavaggio tir a Piedimonte San Germano, in provincia di Frosinone, è stato fatto sequestrare dal titolare dell’azienda, fatto torturare, uccidere e infine sciogliere nell’acido.
Tutto questo perchè, stando a quanto si è appreso in queste ore, era sospettato di aver rubato qualche litro di gasolio dai camion dell’azienda.
L’omicidio avvenne ad Avellino, dove i complici del titolare portarono l’uomo subito dopo averlo sequestrato.
Katerina Mathas, 26 anni, la madre del piccolo Alessandro, il bambino di 8 mesi morto a Genova lo scorso 15 marzo a causa delle percosse subite, è uscita dal carcere sabato scorso.
Resta comunque indagata, insieme al compagno Giovanni Antonio Rasero, con l’accusa di omicidio volontario in concorso in attesa di ulteriori accertamenti.
Ora, tornata nella sua abitazione di Genova, la donna ha scritto una lettera, a nome del figlio Alessandro, e l’ha affissa sul portone della sua abitazione, sostenendo che “se lui potesse, scriverebbe così“:
Avete fatto di me un angelo e vi ringrazio, ma per poter essere davvero un angelo devo prima volare in cielo. Continuano a farmi del male perchè c’è chi non si ritiene soddisfatto. Per volare ho bisogno di mamma, che deve combattere, e anche se per la maggior parte di voi mamma è cattiva, è comunque l’unica che questa volta può salvarmi da chi mi ha già fatto del male.
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