
Una storia di violenza sessuale e abusi durata circa un anno si è conclusa ieri con una condanna a 6 anni e sei mesi di carcere.
Tutto iniziò nel 2003, quando Stefano Nardon, ora 37enne, non riuscì ad accettare la fine della sua relazione con una ragazza di Prato, ora 32enne.
Dagli appostamenti alle minacce e infine alla violenze il passo è stato breve: per quasi tutto il 2003 la giovane è stata perseguitata da Nardon, che non perdeva occasione per aggredirla, introdursi illegalmente nella sua abitazione e, in alcuni episodi, violentarla.
La giovane fu costretta a cambiare città, regione e lavoro. Ma lui non si fermò, come si legge su La Nazione:
lui che aveva impieghi saltuari e qualche precedente sempre per reati violenti, la seguì, ossessionandola per mesi e mesi. Una sera l’aspettò fino a tardi e dopo averla presa di sorpresa e bloccata, la picchiò ripetutamente e chiuse nell’auto portando via le chiavi. Da qui il reato di violenza privata, confermato dai referti medici della ragazza.
Qualcuno di voi sottolineerà il fatto che le notizie più assurde che vi abbiamo riportato negli ultimi mesi ci giungono dalla Russia. Dal massacro degli adoratori del demonio alle vicende di cannibalismo di Yuri Mozhnom e Maxim Golovatsky e quella di Olesya Mostovschikova, che ha ucciso una sua amica e l’ha fatta a pezzi davanti al figlio di 7 anni.
Poi c’è stato il cannibale di Perm e la “donna ragno“. Qualche giorno fa vi abbiamo parlato di una studentessa di medicina che aveva ucciso due vicine di casa dopo essersi ispirata a Delitto e castigo di Dostoevskji.
Ora, a distanza di qualche giorno, emergono nuovi dettagli sulla vicenda, che smentisce quanto vi abbiamo riportato in precedenza. Non era stato Dostoevskji ad ispirarla, ma la sua tesi del dottorato.
La giovane Tatyana, infatti, ha ammesso di aver ucciso le due donne per poterne studiare l’agonia e la decomposizione. Ha colpito per due volte, a quattro giorni di distanza. Prima ha “preso l’accetta e colpito in testa la vicina di casa Olga Stepushenko, 85 anni, diverse volte. Quando è caduta per terra, mi sono avvicinata e l’ho osservata da vicino. E’ stato incredibile“.

Ci siamo già occupati qualche giorno fa del terribile episodio di cannibalismo che ha sconvolto la cittadina di Irkutsk, nella Russia siberiana centrale, ma ora, grazie alla stampa inglese, possiamo rivelarvi qualche dettaglio in più sulla vicenda.
Protagonista è la 27enne Olesya Mostovschikova: dopo una violenta lite con un’amica, la donna l’ha uccisa a colpi d’accetta davanti al figlio di 7 anni, come ha dichiarato la stessa Mostovschikova, “ho preso l’accetta e l’ho colpita numerose volte alla testa“.
“Poi le ho tagliato le orecchie, le ho cavato un occhio, strappato via un braccio ed una mano: ho preso l’occhio, la mano ed il braccio e li ho cucinati nel forno di casa“.
Nel fare tutto ha costretto la sua amica Julia ad aiutarla, “se non collabori ti uccido e cucino anche te“, ed insieme hanno nascosto il resto del corpo della 32enne Tatiana Romanchuk in cantina.
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Era la sera del 13 marzo scorso quando la signora Angela Nichele, 44 anni, uccise a colpi d’accetta il marito tornato a casa ubriaco perchè convinta che l’uomo rappresentasse una minaccia immediata per lei e per i suoi quattro figli, tutti di età compresa tra i 17 e i 22 anni.
Il 46enne Matteo Zanetti era rientrato a casa ubriaco e dopo una delle solite liti si era messo a letto. La donna si è quindi recata nella legnaia a prendere l’arma e l’ha colpito tre volte alla testa, uccidendolo. All’arrivo delle autorità, chiamate dai figli, la donna ha subito confessato spiegando la situazione infernale in cui erano costretti a vivere.
A provocare la tragedia non sarebbe stata infatti solo l’esasperazione della donna per la dipendenza dall’alcol del marito. Dopo le prime indagini, infatti, emerse il quadro di un rapporto familiare particolarmente teso. Stando alle testimonianze dei vicini di casa, lui si ubriacava, la picchiava e maltrattava anche i figli.
Oggi, dopo circa un anno dal fatto, il gip del tribunale di Bassano del Grappa, Barbara Maria Trenti, ha assolto la donna in quanto “il fatto non costituisce reato“: sostanzialmente le è stata riconosciuta la legittima difesa, anche se per averne conferma sarà necessario attendere le motivazioni della sentenza, previste nei prossimi giorni.
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Il 19 giugno scorso l’ha attesa fuori dal supermercato dove lavorava e l’ha colpita con un’accetta, prima in testa, poi alla schiena e sul resto del corpo.
La donna è stata subito soccorsa e portata in ospedale: polmone collassato, diverse costole rotte, un gomito spezzato e danni irreparabili alla spina dorsale.
I due si erano sposati nel 1979, ma Roland Cook, oggi 59 enne, era un uomo violento e nel 1987 durante una lite con sua moglie, Barbara Graham, incinta di cinque mesi, le sbattè la testa contro il muro e la prese a calci nella schiena.
Lei ovviamente lo lasciò e si trasferì con i due figli ad Edimburgo. Pian piano ripresero i contatti e le cose sembravano migliorare fino a quando, nel 1990, i due tornarono insieme nella casa ad Alcester, nel Warwickshire.