
Undici persone, presunti affiliati o fiancheggiatori del clan dei casalesi, sono state arrestate stamattina dai carabinieri del nucleo investigativo di Caserta. Sono ritenuti a vario titolo responsabili dell’omicidio di un giovane di 19 anni, presunto affiliato a un clan rivale, avvenuto a maggio del 2004.
Tra le persone raggiunte dalla misura cautelare anche il figlio del boss Francesco Bidognetti, Raffaele, 36 anni, ritenuto dagli investigatori il mandante dell’omicidio. Padre e figlio sono già detenuti. Il 19enne qualche giorno prima di essere ucciso aveva subito un agguato al quale era sfuggito.
L’omicidio - secondo gli inquirenti - era maturato nell’ambito della guerra interna al clan dei Casalesi tra i gruppi Tavoletta-Ucciero e Bidognetti, che si contendevano l’egemonia sulle attività illecite a Villa Literno (Caserta).
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Come è stata rintracciata Anna Carrino - l’ex compagna del boss Francesco Bidognetti oggi collaboratrice di giustizia - obiettivo di un possibile agguato camorristico? Chi poteva sapere che vivesse sotto protezione a Chiavari, in una località che doveva rimanere segreta? Chi era a conoscenza del suo numero di telefono «Pronto, Anna? Hai visto: alla fine ti abbiamo trovato». Delle indagini scrive Il SecoloXIX:
l’attenzione degli investigatori Antimafia s’è concentrata sulle presunte falle e sulle possibili “talpe” nel sistema di protezione dell’ex compagna del boss Francesco Bidognetti, uno dei capi del clan dei Casalesi. Per questo motivo, tra le persone interrogate dagli inquirenti figura anche il pregiudicato chiavarese che, nel 2007, accompagnò la collaboratrice di giustizia da Rapallo (dove la donna s’era rifugiata dopo la sua fuga da Casal di Principe) a Roma.Si tratta di un pregiudicato che oggi ha 31 anni e risulta commerciare in vetture.
Gli investigatori confermano che per alcuni anni ha vissuto in provincia di Imperia e ha tuttora stretti legami con la mala romana, in particolare con il clan dei Casamonica. Quest’ultimo intrattiene da decenni rapporti di affari con i Casalesi di Francesco Schiavone detto Sandokane Francesco Bidognetti, soprannominato Cicciotto ‘e mezzanotte.
Un agguato di camorra contro la collaboratrice di giustizia Anna Carrino - ex compagna di Francesco Bidognetti, considerato il boss dell’omonima fazione del clan dei Casalesi - è stato sventato dalle forze dell’ordine. A raccontarlo è stamattina Il Secolo XIX:
«Pronto, Anna? Hai visto: alla fine ti abbiamo trovato». L’incubo inizia così, con una telefonata fatta da chissà dove a un anonimo appartamento di Chiavari.
Succede alcuni mesi fa ed è il preludio a un agguato che la camorra voleva a tutti i costi compiere e aveva oramai in preparazione nel Tigullio. L’obiettivo? Anna Carrino, appunto: collaboratrice di giustizia ed ex donna di Francesco Bidognetti, capo del clan dei Casalesi assieme a Francesco Schiavone. Chiavari e la provincia di Genova come Napoli e “Gomorra”: un campo di battaglia.
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Quattro ordinanze di custodia cautelare sono state emesse in queste ore dalla Direzione Nazionale Antimafia a carico di due vigili urbani del comune di Casal Di Principe e di Gianluca Bidognetti e suo zio Michele, membri del clan dei Casalesi attualmente in carcere.
I quattro avevano escogitato un metodo per poter aggirare le severe norme del 41bis, che prevedono colloqui solo con membri della famiglia.
Impossibile, quindi, per Gianluca Bidognetti, condannato a otto anni di reclusione per associazione mafiosa, tentato omicidio ed estorsione aggravata, riuscire a vedere la sua fidanzata.
Ma grazie ai due vigili, ora arrestati per concorso esterno in associazione mafiosa e falso ideologico, questi incontri sono stati possibili. I due hanno procurato a Bidognetti falsi certificati di convivenza ed hanno così permesso gli incontri tra i due fidanzati.
Un nuovo colpo è stato inferto nelle ultime ore al clan camorristico dei Casalesi: il boss Pasquale Giovanni Vargas, inserito nella lista dei cento latitanti ricercati più pericolosi, è stato arrestato a Giugliano, al confine tra Napoli e Caserta.
Vargas, 43 anni, è considerato il braccio destro del boss Francesco Bidognetti e suo erede: nell’ambito del processo Spartacus, che si è definitivamente concluso qualche settimana fa, è stato condannato a 12 anni di carcere.
Lui, considerato un killer ed un estorsore, operava prevalentemente tra Castel Volturno, Mondragone e Casal di Principe e, secondo quanto reso noto dalle autorità, faceva da ponte tra il latitante Michele Zagaria e le altre frange del clan.
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La Cassazione, dopo quasi cinque ore di camera di consiglio, ha respinto i 24 ricorsi presentati dagli imputati del processo Spartacus, di cui ci siamo occupati più volte in passato.
Confermate quindi tutte le condanne, inclusi i 16 ergastoli ad altrettanti boss del clan camorristico dei Casalesi, tra cui Francesco “Sandokan” Schiavone, Francesco Bidognetti, Michele Zagaria e Antonio Iovine.
Si chiude così una delle pagine più cruente nella storia del crimine italiana, come confermato dallo scrittore Roberto Saviano:
Le condanne definitive al clan dei casalesi dimostrano che la camorra non è imbattibile. Spero che questo sia solo l’inizio e non la fine di una battaglia necessaria. Bisogna ricordare che i reati per i quali la Corte ha confermato le condanne emesse dai giudici del merito risalgono al 1996, quindi si è fatta giustizia per il passato ma per il presente e per il futuro la strada è ancora lunga. Tuttavia, è anche su questa pronuncia definitiva che dovrà costruirsi l’azione di contrasto alle mafie, che solo attraverso il diritto potranno essere sconfitte. Ora, però, il pensiero deve andare a tutti i morti ammazzati innocenti e agli africani che si ribellano ai poteri criminali in una terra dove in troppi abbassano la testa. A loro deve essere dedicata questa vittoria dello Stato. Una vittoria importante, un nuovo inizio sperando che su questi argomenti i media tengano sempre accesi i riflettori.
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E’ attesa per oggi la decisione della prima sezione penale della Cassazione sul processo Spartacus che vede imputate 24 persone appartenenti al clan camorristico dei Casalesi.
Lo scorso 15 dicembre il sostituto procuratore generale Mario Fraticelli aveva chiesto la convalida integrale del verdetto emesso dalla Corte D’Assise di Napoli il 19 giugno 2008, quando 16 boss del clan dei Casalesi furono condannati all’ergastolo.
Oggi, alle 10.30 circa, è iniziata l’ultima udienza: saranno ascoltati alcuni difensori, dopodiché i giudici si riuniranno in camera di consiglio ed usciranno con la sentenza definitiva.

Si è conclusa l’ultima udienza per il processo Spartacus al clan camorristico dei Casalesi, di cui vi abbiamo parlato questa mattina.
Mario Fraticelli, sostituto procuratore generale della Cassazione, al termine della sua requisitoria ha chiesto la convalida integrale del verdetto emesso dalla Corte D’Assise di Napoli il 19 giugno dello scorso anno, quando 16 boss del clan dei Casalesi furono condannati all’ergastolo.
Come si legge su LiberoNews:
Il pg, nella sua requisitoria, ha sottolineato che i vari omicidi compiuti dimostrano la sussistenza dei reati e soprattutto sono la dimostrazione di come il clan agiva “per il controllo del territorio”.
Ora la decisione spetta alla prima sezione penale della Cassazione, che ha già fatto sapere che emetterà il verdetto il 15 gennaio 2010.
Via | Repubblica

Ve lo abbiamo anticipato ieri: è partita oggi l’ultima udienza per il processo Spartacus al clan camorristico dei Casalesi.
La Cassazione dovrà decidere se confermare o meno i 16 ergastoli per altrettanti boss del clan - inclusi Francesco Bidognetti, Antonio Iovine, Francesco “Sandokan” Schiavone e Michele Zagaria - e le altre otto condanne per gli affiliati.
Al momento non è escluso che il tanto atteso verdetto potrebbe arrivare in serata.
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1300 indagati, 508 testimoni ascoltati, 626 udienze complessive, 27 ergastoli, 844 anni di carcere inflitti: questi sono solo alcuni dei numeri del maxi processo Spartacus, avviato il 1 luglio 1998 e ora arrivato al terzo grado di giudizio.
Il processo al clan camorristico dei Casalesi - perchè di questo si tratta - è stato definito da Roberto Saviano “il più grande processo di mafia della storia della criminalità organizzata in Europa, paragonabile solo al Maxi Processo contro Cosa Nostra istruito da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino“.
L’indagine che ha portato al processo è stata avviata nel 1993, mentre il primo grado si è concluso il 15 settembre 2005 con 95 condanne, di cui 21 ergastoli e 21 assoluzioni.
Il 13 marzo 2008 inizia il processo d’appello che si concluderà circa tre mesi dopo - il 19 giugno - con 16 ergastoli, 20 condanne dai 2 ai 30 anni e una assoluzione.
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