Alberto Stasi assolto in appello: le motivazioni della sentenza


La realtà del delitto di Garlasco - vittima la 26enne Chiara Poggi, fidanzata di Alberto Stasi - è “rimasta inconoscibile nei suoi molteplici fattori rilevanti, la maggior parte dei quali sono condizionati unicamente dal caso”. È uno dei passaggi delle motivazioni della sentenza della Corte d’appello di Milano che a dicembre dell’anno scorso ha assolto anche in secondo grado Stasi dall’accusa di aver ucciso la sua ragazza il 13 agosto agosto 2007.

"A giudizio della corte la decisione di primo grado è immune da vizi e merita di essere confermata" scrive il giudice Fabio Tucci riferendosi alla sentenza emessa con rito abbreviato, dal gup di Vigevano Stefano Vitelli.

“Il giudice di Vigevano - si legge ancora nelle motivazioni - ha compiuto uno scrupoloso studio del materiale probatorio sottoposto al suo esame, dandone conto in motivazione in modo chiaro ed esauriente. Egli ha mostrato di possedere salde conoscenze nel campo dei problemi epistemologici della prova penale, e di quella tecnico-scientifica in particolare".

"I periti, dal canto loro, nell'espletamento delle indagini affidate, hanno adottato approcci metodologici di acclarato vaglio scientifico, unica via che conduce al risultato probatorio che, dal punto di vista della scienza, è corretto attribuire alla presenza - ma come si vedrà soprattutto all'assenza - dei 'segni' che è stato possibile assicurare all'indagine.Tutto ciò ha condotto all'ineccepibile affermazione della contraddittorietà e insufficienza della prova della colpevolezza di Stasi per l'efferato omicidio di Chiara Poggi".

E ancora: “Le ipotesi alternative alla non provata responsabilità di Stasi non sono eventualità remote, ma riguardano scenari alternativi dei quali la presenza della bicicletta nera da donna fuori l’abitazione della vittima potrebbe costituire un elemento costitutivo. Scenari attraversati da altri protagonisti, e che forse sono stati caratterizzati da progressioni criminose non esplorate, e quindi rimaste ignote”.

Sul sangue non trovato sotto le scarpe di Stasi (secondo la tesi dell’accusa era impossibile che non ce ne fosse traccia: Stasi non avrebbe potuto attraversare la scena del delitto senza sporcarsi le suole delle scarpe), il giudice estensore delle motivazioni scrive: “Mentre il rinvenimento della traccia ematica sotto la suola della scarpa avrebbe dimostrato che è stato calpestato il pavimento macchiato di sangue nelle specifiche condizioni nelle quali è stato possibile esaminare le scarpe dell'imputato l'assenza di imbrattamenti ematici non prova il mancato passaggio sul pavimento”.

Le tracce ematiche potrebbero essersi cancellate ad esempio con “il semplice strofinio delle suole sullo zerbino di ingresso della caserma” scrive Tucci. E allora "nulla si può affermare riguardo a ciò che effettivamente si è verificato nella realtà. Realtà che quindi è rimasta inconoscibile nei suoi molteplici fattori rilevanti”.

Il mese scorso Alberto Stasi è stato invece condannato dal Tribunale di Vigevano per detenzione di materiale pedopornografico, quello trovato sul suo Pc. I legali hanno annunciato ricorso.

Foto | ©TMNews

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