Processo per la morte di Stefano Cucchi, il consulente della difesa: "fu picchiato a morte"

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Si è svolta ieri, davanti alla III Corte d'Assise di Roma, la nuova udienza - la ventiquattresima - del processo relativo alla morte di Stefano Cucchi, il geometra romano di 31 anni deceduto il 22 ottobre 2009 nel reparto penitenziario dell’ospedale Sandro Pertini di Roma una settimana dopo il suo arresto per possesso di droga.

L'udienza, durata circa sei ore, è stata interamente dedicata agli interventi dei consulenti di parte civile - i professori Vittorio Fineschi, Giuseppe Guglielmi, Cristoforo Pomara, Luigi Vendemmiale e Gaetano Serviddio - certi del fatto che la verità sulla morte del geometra sia ben diversa da quella che l'accusa ha cercato di provare finora: Stefano Cucchi è stato ucciso, è deceduto a seguito delle percosse subite.

La causa della morte fu un edema polmonare in un soggetto con plurime fratture, alcune delle quali passate misconosciute dall'autopsia ed emerse dopo la riesumazione da noi richiesta. […] Tutti i traumi non sono compatibili con una caduta, ma hanno una genesi traumatica di tipo contundente, violenta. Non è possibile che un soggetto così giovane possa aver avuto quello che abbiamo visto dopo una caduta.



A parlare è il professor Vittorio Fineschi, docente di Medicina Legale a Foggia, a cui ha fatto eco Cristoforo Pomara:

In corrispondenza della frattura lombare, all'interno c'era sangue: questo significa che era una frattura 'recente'. Sul corpo, poi, c'erano escoriazioni agli arti superiori, indici, secondo la letteratura medico-legale, di colluttazione e ripetitività traumatica; quelle sulle mani, anche indice di difesa.

Questo il commento di Fabio Anselmo, legale che difende Ilaria Cucchi, sorella della vittima:

All'esito dell'esame dei nostri consulenti tecnici, chiederemo il cambio del capo d'imputazione per gli agenti della penitenziaria. Stentiamo a credere che siano sotto processo per lesioni dolose lievi; per noi devono rispondere di omicidio preterintenzionale. […] Finalmente stiamo parlando di verità processuale e scientifica. Oggi in aula abbiamo sentito parlare di traumi che per me significano botte, pugni, calci; insomma, un pestaggio. Stefano era in perfetta salute prima del suo arresto e parlare di lui come di una persona malata è una realtà che noi abbiamo rifiutato sin dall'inizio. Quando parliamo di verità noi siamo d'accordo, ma quando ci allontaniamo dalla verità noi contestiamo, facciamo e faremo sentire forte la nostra voce.

Si torna in aula il prossimo 9 febbraio. Vi ricordiamo che le persone imputate nel procedimento sono 12: i sei medici che ebbero in cura il giovane (Aldo Fierro, Silvia Di Carlo, Flaminia Bruno, Stefania Corbi, Luigi De Marchis Preite, Rosita Caponetti), tre infermieri (Giuseppe Fluato, Elvira Martelli e Domenico Pepe) e tre guardie carcerarie (Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici).

I dodici sono accusati, a vario titolo, di lesioni aggravate, abuso di autorità nei confronti di arrestato, falso ideologico, abuso d’ufficio, abbandono di persona incapace, rifiuto in atti d’ufficio, favoreggiamento e omissione di referto.

Via | RomaToday e Il Fatto Quotidiano

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