Omicidio Rea: relazione RIS punta il dito su Parolisi. Spostato il cellulare di Melania


All’ultima relazione del RIS, allegata alla richiesta di giudizio immediato per Salvatore Parolisi, che dovrà ora difendersi dall’accusa di aver ucciso la moglie, ha risposto il perito nominato dalla difesa del caporal maggiore, il genetista Emiliano Giardina.

Per gli esperti del Reparto Investigativo Scientifico dei Carabinieri nel reggiseno della moglie di Parolisi, Melania Rea, sono state identificate tracce dell'uomo. Ne scrive il Giornale di Puglia: "La struttura pilifera analizzata è risultata identica a quella di Salvatore Parolisi".

Poi sempre secondo gli esami del RIS su un accendino trovato nel bosco delle Casermette di Ripe di Civitella, dove il delitto si è consumato, sono state isolate tracce di Dna del caporal maggiore: "Si riconoscono le componenti della vittima e di Parolisi".

Di diverso parere Emiliano Giardina, docente a Roma Tor Vergata: "Attenzione, quel capello non si può tecnicamente attribuire solo a Salvatore Parolisi. Che dire, piuttosto, delle tracce trovate sul giubbino di pelle di Melania, dove sono state rinvenute particelle di soggetti ignoti, e delle unghie dove sono stati rilevati Dna maschili e femminili estranei che non sono stati analizzati?”

Giardina ha poi ricordato: "Le analisi sui campioni prelevati nella Renault Scenic, i tamponamenti effettuati sul pavimento della cucina di casa, sulla busta di plastica e sul portasapone, risultati positivi nell' immediatezza, hanno escluso la natura ematica umana del materiale".

La difesa di Parolisi parla di accusa debolissima. "Dal campione 139-4 è stata ottenuta una miscela genetica della vittima Melania Rea con un maschio identificato, mediante confronto con i soggetti noti, in S. M. Semplice: Melania era andata a stirare la biancheria intima a casa della moglie del vicino, amica sua".


"Sulla scena del crimine non sono state trovate tracce significative di terze persone, al di là di Parolisi" ha affermato il procuratore di Teramo Gabriele Ferretti. “È stato vagliato tutto in modo meticoloso” ha aggiunto il magistrato "siamo andati pure quattro volte a Roma, negli uffici del Ris".

Intanto su Il Centro si legge che il telefono cellulare di Melania, trovato poco distante dal luogo in cui giaceva il cadavere della donna, potrebbe essere stato spostato ma non dall’assassino. Gli investigatori pensano che possa essere stato il telefonista, mai identificato, che il 20 aprile scorso scoprì il cadavere e diede l’allarme. Spaventatosi l’avrebbe poi gettato lì dove è stato rinvenuto.

La perizia riconsegnata in procura dai due consulenti (Oreste Andrisani e Marco Peroni) ribadisce, su questo si erano già pronunciati i Ros e i carabinieri di Ascoli, che nel primo pomeriggio del 18 aprile il telefono di Melania aggancia solo le celle di Ripe e non quelle di Colle San Marco. Ma i periti vanno oltre. Secondo gli accertamenti fatti dai due tecnici il telefono della vittima, quando ha ricevuto le chiamate e gli sms dell'amica Sonia, non era nel punto in cui è stato ritrovato ma dietro al casotto di legno che ha attutito il passaggio delle onde elettromagnetiche e quindi ha impedito all'apparecchio di essere raggiungibile. Ed è qui che è caduto alla vittima nel momento in cui è stata aggredita alle spalle. Poi Melania, che aveva i pantaloni e gli slip abbassati e quindi faticava a muoversi, ha cercato di fare qualche passo, di fuggire. Ma è stata raggiunta e finita dopo pochi passi.





La difesa di Parolisi ha ora 15 giorni per chiedere - a un giudice diverso dal gip che ha accolto la richiesta di giudizio immediato avanzata dalla Procura -, un eventuale rito abbreviato che prevede uno sconto di un terzo della pena, se condannati. Questa decisione sarebbe vincolata a due perizie che gli avvocati Valter Biscotti Nicodemo Gentile e Federica Benguardato potrebbero tornare a chiedere: una sull'ora della morte, l’altra sul cellulare di Melania.

Foto | © TMNews

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