Marco Pittoni, il carabiniere ucciso: certezza della pena

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Ricevo nella mail le vostre segnalazioni e i vostri suggerimenti. Tra le tante che arrivano mi ha colpito molto quella del Sappe, il sindacato autonomo degli agenti di polizia penitenziaria, i "secondini", per capirci. Uno delle categorie delle forze dell'ordine dove l'incidenza di suicidi è molto più alta rispetto alla media della popolazione. Ecco un estratto del comunicato che ci hanno inviato:

CHI INDOSSA LA DIVISA DOPO AVER LAVORATO SENZA GARANZIE, SENZA TUTELE, IN TUTTE LE STAGIONI, DI NOTTE, CON UN CONTRATTO DA FAME QUANDO MUORE IN NOME DELLO STATO CHE GARANZIE POTRA’ PIU’ AVERE? L’UNICA E’ CHE LA SUA MEMORIA POSSA ESSERE ONORATA CON UNA VERA PUNIZIONE!
LO STATO DOVRA’ FAR VEDERE LA SUA VERA FORZA SOLO UNA CONDANNA SENZA ALCUNA PIETA’ DEMOCRATICA CHE POSSA ESSERE ANCOR PIU’ DURA DELLA LORO CRUDELE INFAMIA. Lo Stato dimostri di essere STATO anche in questo caso, i suoi “SERVI” ANCORA ASPETTANO UN SEGNALE CHE CHI SI SACRIFICA VENGA DEMOCRATICAMENTE RICORDATO IN UNA SENTENZA SIGNIFICATIVA E INAPPELLABILE

Ho volutamente mantenuto la formattazione originale, con quei maiuscoli che sono come un urlo, come una secchiata di disperazione sbattuta in faccia. Voi cosa ne pensate? Giusto tornare a parlare di certezza della pena, anche alla luce della scarcerazione di Gianni Guido, uno dei mostri del Circeo?

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