Omicidio Teresa Buonocore, parla la sorella Pina: "Giustizia non è stata fatta"

Teresa Buonocore

In molti si aspettavano una condanna esemplare, senza sconti né attenuanti. E invece, ieri, Alberto Amendola e Giuseppe Avolio sono stati rispettivamente a 21 e 18 anni per aver ucciso, il 20 settembre dello scorso anno, la 51enne Teresa Buonocore.

Per i due, che hanno confessato il delitto e confermato la pista della vendetta, il pm aveva chiesto l'ergastolo, ma il gup Umberto Lucarelli ha ritenuto riconoscere ad entrambi le attenuanti equivalenti alla premeditazione ed escludere per Avolio l'aggravante dei motivi futili e abietti.

La donna, lo hanno confermato anche i due killer, è stata uccisa perchè, qualche mese prima, aveva testimoniato nel processo contro il pedofilo 57enne Enrico Perillo, l’uomo che aveva violentato una delle sue figlie, di 8 anni.

Perillo, grazie proprio alla testimonianza della donna, era poi stato condannato a scontare 15 anni di carcere. Ed è da dietro le sbarre, sempre secondo il racconto degli assassini, che il 57enne avrebbe commissionato l'omicidio di Teresa.

Il processo, per lui, inizierà il prossimo 26 ottobre. Nel frattempo la famiglia della vittima ha già manifestato tutto il suo sdegno nei confronti della sentenza emessa ieri. A parlare, sulle pagine de La Repubblica di Napoli, è stata la sorella Pina:

Giustizia non è stata fatta. Io me lo sentivo. Già il fatto che avessero scelto il rito abbreviato era una prima sconfitta, perché la pena massima in genere scala a 30 anni. Ma poi c’era tutto quel vociferare sul fatto che avevano collaborato. Loro non hanno collaborato. Sono stati bravi i poliziotti a inchiodarli, a fare indagini precise e veloci. Ora penso anche a loro, a quei poliziotti che hanno indagato con passione e che vedono finire il loro lavoro in una sentenza che mette sul bilancino futili motivi e attenuanti. È un tradimento anche per loro. [...] Ora sono arrabbiata, è chiaro. Quale sorella al posto mio non lo sarebbe? Penso alle bimbe di Teresa, a mia madre, che aspettavano giustizia. Però so anche che la rabbia piano piano passa. Invece resta il dolore, resta l’assenza e da oggi resta la consapevolezza che non funziona niente, che il coraggio spesso non ha giustizia. Ora quale madre denuncerà un abuso? Quale madre compirà i passi che ha compiuto mia sorella? Teresa è diventata, suo malgrado, un esempio di coraggio, per le sue figlie e per molte donne ed esemplare doveva essere la pena, perché questa morte non può essere liquidata con sconti e attenuanti generiche.

E' interessante leggere anche il commento di Elena Coccia, avvocato vicino alla famiglia della vittima e difensore del comune di Portici:

Sono offesa. Far prevalere le attenuanti generiche in un delitto così efferato vuol dire che, a parere del giudice, il fatto commesso non è così grave e questo mi offende e offende la coscienza civile di tutte le donne, del Comune di Portici e dei napoletani. [...] Né Avolio né Amendola hanno mai dimostrato un minimo segno di pentimento e in cambio hanno ottenuto questa specie di regalo. Non dimentichiamoci che prima di ammazzarla hanno scaricato la foto di Teresa da Facebook e l’hanno seguita. La sera prima sono andati a ballare. Magari hanno stretto tra le braccia una donna e la mattina dopo quelle stesse mani hanno ammazzato una madre che neanche conoscevano.

Via | La Repubblica di Napoli e NapoliToday

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