Delitto di Perugia, processo d’appello. Parla Amanda Knox: "Sono innocente, ho perso un'amica"

AmandaKnoxAppello2011

Prosegue l'ultima udienza del processo d'appello per l'omicidio di Meredith Kercher. Come vi abbiamo anticipato stamattina, l'avvocato di Amanda Knox, Luciano Ghirga, ha preso la parola per ribadire l'innocenza della sua assistita e dell'altro imputato, Raffaele Sollecito, e sottolineare che il coltello su cui sono state trovate tracce del sangue di Meredith non è compatibile con le ferite trovate sul corpo della vittima:

Non possono essere ritenuti colpevoli al di là di ogni ragionevole dubbio come chiede la legge. Mi aspetto una sentenza giusta.

Subito dopo, come da programma, ha preso la parola Raffaele Sollecito che, ancora una volta, si è dichiarato ancora una volta estraneo al delitto.

Quello che dirò è niente rispetto a quello che vorrei dire. Vorrei farvi capire cosa sto soffrendo. Ognuno dice quello che gli pare. Non è un gioco di parole, è quello che è accaduto in questo processo. Un signor nessuno a cui viene chiesto il carcere a vita o la pena di morte. Ma alla fine del giorno in carcere, è già una morte. Eravamo soli quella notte, in questura. E' solo questa la realtà di quei verbali. Non ho nessun interesse nemmeno a parlare di Guede. Io non l'ho mai conosciuto, non l'ho mai accusato, l'ho visto solo in aula. [...] Io e Amanda siamo in carcere da più di 1400 giorni, non posso farvi capire la mia sofferenza.

Poi è stata la volta di Amanda Knox che, in italiano, si è rivolta alla Corte:

Quello che io ho sofferto in quattro anni, io ho perso un'amica nel modo più brutale e inspiegabile possibile. Ho dovuto affrontare accuse ingiuste, senza fondamento, sto pagando con la mia vita. [...] Prima di quattro anni fa non avevo mai conosciuto tanta tragedia, tanta sofferenza, non sapevo come affrontare né interpretare nel modo giusto una tragedia così, non lo sapevo finché Meredith non è stata uccisa. [...] Fossi stata a casa sarei forse stata uccisa, come Meredith. Io non c'ero a casa quella sera, ero da Raffaele. Meno male che c'era lui. Io non avevo nessuno. Lui era tutto per me in quel momento, in quello spazio. Io avevo lui. E l'altra cosa che avevo era la mia reputazione, il senso di dovere verso la giustizia. [...] Io non sono stata soltanto stressata ma manipolata. Io non sono quello che loro dicono. La perversione, la violenza, il dispetto per la vita non mi appartengono. Io non ho fatto quello che loro dicono. Non ho ucciso, non ho violentato, non ho rubato. Non ero presente a questo crimine. Non conoscevo Rudy Guede, sapevo solo che giocava a Basket lì sotto. Io non ho mai fatto le cose che loro dicono, io e Meredith avevamo buoni rapporti. [...] Condividevo la mia vita con Meredith, avevamo un'amicizia. Era sempre gentile con me. Meredith è stata uccisa, e io ho sempre voluto la giustizia per lei, io insisto per la verità. Dopo 4 anni disperati insisto sulla mia innocenza perché é vera, e merita di essere presa in considerazione.

Alla fine è intervenuto il presidente della Corte che, prima di ritirarsi in Camera di Consiglio, ha annunciato l'orario in cui sarà emessa la sentenza: non prima delle 20.

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