Messico drug war: Los Zetas vs. il cartello di Sinaloa

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Sono passati circa cinque anni da quando il presidente del Messico Felipe Calderon ha iniziato una guerra contro le bande di narcotrafficanti che si stavano contendendo il dominio del Paese.

Nel 2006 c'erano cinque grandi cartelli ed ora, dopo tutti gli arresti e gli omicidi avvenuti in questi anni, la situazione è notevolmente mutata.

Al momento risultano due grandi organizzazioni di narcotrafficanti, presenti praticamente in ogni area del Paese: i Los Zetas e il cartello di Sinaloa, capitanato da Joaquin "El Chapo" Guzman, considerato da Forbes uno degli uomini più ricchi del mondo.

Questo nuovo assetto, secondo gli esperti, potrebbe non essere così negativo come sembra: uno dei due, prima o poi, dovrà soccombere all'altro e, per il Governo Messicano, sarà più facile smantellare chi sopravviverà. E' matematica: unire le forze contro un unico potente cartello può portare migliore risultati rispetto ad una guerra contro un numero più alto di organizzazioni.

Ora resta da capire chi sopravviverà tra i due. Ora sono entrambi molto forti, ma adottano strategie differenti che, prima o poi, porteranno al loro annientamento.

Il cartello di Sinaloa preferisce stringere alleanze temporanee con le piccole organizzazioni di criminali, finendo col fagocitarle. I Los Zetas, al contrario, utilizzano il pugno di ferro e sono noti per sterminare chiunque provi a mettersi sul loro cammino.

Anche il modo in cui portano avanti le loro operazioni è piuttosto diverso: gli Zetas vengono definiti "irrazionali" e sono quelli che, parallelamente al traffico di droga, si occupano del traffico di essere umani e non ci pensano due volte prima di compiere massacri tra i civili.

I sicari del cartello di Sinaloa, invece, sono più concentrati sul business della droga e raramente si dimostrano violenti nei confronti dei civili.

In questo panorama provano a sopravvivere i resti di quei cartelli molto potenti in passato ed ormai destinati a perire, come il cartello del Golfo o dei Beltran-Leyva.

Via | Houston Chronicle

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