Arrestato Alessandro Iannone presunto boss clan Longobardi-Beneduce


Era sfuggito all’arresto a giugno dell’anno scorso, questa mattina è stato scovato dai carabinieri in una villa a Quarto (Napoli). Alessandro Iannone, 34 anni, considerato il boss reggente del clan Longobardi-Beneduce, attivo a Pozzuoli, era a letto quando i militari dopo aver eluso il sistema di video sorveglianza hanno fatto irruzione nella villa.

Iannone, che era da solo, a quel punto ha tentato di dileguarsi passando da un cunicolo che lo avrebbe dovuto portare sul retro della casa. Tutto inutile, ad attenderlo c’erano i carabinieri che intanto avevano circondato l’abitazione.

L’uomo, che non era armato, conservava un archivio di articoli sulla sua latitanza, una vera e propria rassegna stampa. Iannone era ricercato dal 24 giugno del 2010 quando i carabinieri di Napoli eseguirono 84 arresti contro il clan camorristico di Pozzuoli.


Associazione camorristica, tentato omicidio, estorsioni, traffico e spaccio droga ed altro i reati contestati a vario titolo.


Sono coinvolti esponenti delle due «famiglie» che presero il sopravvento nell'area flegrea nel 1997 a conclusione di un sanguinoso scontro con i rivali del clan Sebastiano-Bellofiore. Alla pax mafiosa fece seguito un contrasto tra i Longobardi e i Beneduce (con i primi alleati al gruppo dei «quartesi») per il controllo di una serie di attività illecite come le estorsioni, il traffico di stupefacenti e la gestione dei videopoker negli esercizi commerciali della zona, con l'intrusione del clan cittadino dei Sarno (poi sgominato da arresti e pentimenti dei boss).

I dissidi tra i Beneduce e i Longobardi si sono poi ricomposti nel tempo e le due famiglie hanno continuato a gestire le attività illegali. Con gli arresti di oggi, come hanno spiegato gli investigatori, l'organizzazione è stata praticamente «azzerata».Secondo gli inquirenti, guidati dal capitano Lorenzo D'Aloia, il capo dell'organizzazione è il boss Gaetano Beneduce, in carcere e raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare. In cella anche i due figli, Massimo e Rosario, arrestati questa mattina.

In quell’occasione il procuratore della Repubblica Giovandomenico Lepore commentò: «La criminalità organizzata non si combatte con i testimoni, che non ci sono, nè con documenti perchè i clan non fanno “atti costitutivi”». «Se il ministro della Giustizia e il ministro dell'Interno possono vantarsi di grandi operazioni contro la criminalità organizzata è perchè ci sono intercettazioni telefoniche, senza intercettazioni non ce la faremmo mai».

Foto | Flickr

  • shares
  • Mail