Omicidio Yara Gambirasio, un presunto pedofilo scrive all'Eco Di Bergamo: "L'ho uccisa io, ecco come ho fatto"

lettera eco di bergamo

Non è la prima volta che, in relazione al caso dell'omicidio di Yara Gambirasio, lettere anonime vengono inviate al quotidiano L'Eco Di Bergamo: da quello che sosteneva che la giovane si trovasse nel cantiere Mapello al testimone che, insieme ad una prostituta, disse di aver visto alcuni ragazzini aggirarsi nel luogo in cui il corpo di Yara è stato ritrovato.

Ora, però, un presunto pedofilo ha inviato una lettera anonima attribuendosi l'intera responsabilità del delitto:

Non sono un metomane, non voglio sfidare nessuno e non ho indirizzo di caserma Ponte San Pietro e sarebbe per me troppo rischioso per la voce telefonare a loro poiché già segnalato il mio nome per altri fatti accaduti anni prima. Anche se non c'è più nulla da fare, voglio chiarire che cosa è successo la sera del 26 novembre 2010. Da un po' di mesi indietro lavoravo lì, a voltte dopo il lavoro passavo vicino centro sportivo.



Un foglio A3 scritto con un normografo su entrambe le facciate, frasi sgrammaticate che ripercorrono quel 26 novembre: l'uomo ha raccontato di aver conosciuto Yara circa due mesi prima:

Verso fine settembre passavo vicino a palestra con la mia macchina e con delle scuse avevo conosciuto una con quel nome. Finimmo con il simpatizzare eppure mi sembrava di piacere a lei perché mesorrideva quando le chiedevo se aveva il ragazzo fisso. gli offrivo un passaggio a casa verso le 18,50. Con una scusa le dissi che dovevo passare un attimo al posto di lavoro a Mapello. Verso le 19 arrivammo a Mapello, in macchina le squillò il cell. La convinsi a spegnerlo, lei aveva già capito le mie intenzioni. Una volta fermata la macchina si spaventò e tentò di scappare, prima mi colpì ai testicoli e il suo cell. mi cadde addosso. Lo presi e lo disattivai. Lei intanto era appena scappata fuori de macchina. Avevo perso la testa per il fatto che poteva rovinare il mio corpo. La insegui nel campo dietro cantiere avevo un coltello poi presi una pietra e senza rendermi conto la colpii alla testa. Pensavo che era meglio chiamare il 118 e poi scappare ma preso dal panico la caricai in macchina e (..) portai il corpo in un campo più sicuro di Mapello (in realtà Chignolo, ndr)

La dinamica del delitto coincide con quella ricostruita dagli inquirenti, ormai pubblicata su tutti i quotidiani. Ecco perchè il sospetto che possa davvero trattarsi di un mitomane è assai concreto.

La lettera, ora al vaglio dei carabinieri del Ris di Parmna, non aggiunge particolare sconosciuti agli inquirenti. Ne sapremo di più nel corso delle prossime ore.

Via | L'Eco Di Bergamo

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