Omicidio Carmela Melania Rea: i legali di Parolisi chiedono la scarcerazione

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I legali di Salvatore Parolisi hanno messo a punto un'istanza per la richiesta di revoca della misura cautelare a carico del loro assistito che si trova in carcere dal luglio scorso con l’accusa di aver ucciso la moglie Carmela Melania Rea.

La richiesta sarà consegnata al massimo entrò lunedì prossimo al Riesame dell'Aquila. "Ricostruiamo i motivi per i quali il nostro assistito, che è innocente, deve tornare in libertà" ha detto Valter Biscotti, uno dei due avvocati di Parolisi.

Analoga istanza era già stata stata presentata al Tribunale del Riesame di Ancona dopo l’arresto di Parolisi disposto dalla Procura di Ascoli (allora titolare dell’inchiesta, poi passata a Teramo per competenza territoriale) il 19 luglio scorso.

Intanto ieri ci sono state nuove perquisizioni con l’ausilio di cani antidroga nella caserma Clementi di Ascoli - dove il caporalmaggiore Parolisi faceva l’istruttore delle soldatesse del 235° Rav Piceno - e nella casa di Folignano in cui l’uomo abitava con Melania e la figlia Vittoria.

Se i magistrati ascolani inquadravano l’omicidio nell'ambito del tradimento di Parolisi con la soldatessa Ludovica, secondo il Gip di Teramo - che ha confermato l'arresto bis per il militare - Melania potrebbe essere stata uccisa perché venuta a conoscenza di qualcosa di inconfessabile, un segreto che coinvolgerebbe l’ambiente militare e la stessa caserma Clementi; segreto che avrebbe rovinato il marito se divulgato.

"Non sono da escludere neanche le altre relazioni extraconiugali di Parolisi” scrive il Gip Giovanni Cirillo che come raccontavamo mercoledì ritiene sia necessario approfondire "i rapporti interni alla caserma, gli eventuali giri di droga, le altre relazioni extraconiugali…". Ieri di fronte al giudice Parolisi è rimasto nuovamente in silenzio.

In riferimento al nuovo movente ipotizzato, l'avvocato Biscotti ha commentato "l'accusa si smonta da sola: neanche il Gip di Teramo è riuscito a colmare il grave vulnus intorno al movente, rifugiandosi ancora in mere ipotesi, congetture arbitrarie prive di qualsiasi aderenza agli atti e ai fatti dell'indagine".

Per Mauro Gionni, avvocato della famiglia Rea, è vero il contrario: "La posizione di Parolisi si aggrava ancora di più. Non una sola possibile ragione per uccidere la moglie, ma addirittura altre, tutte possibili, persino più gravi e premeditate".

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