Banda della Magliana, parla Antonio Mancini: "Siamo stati noi a rapire Emanuela Orlandi"

AntonioMancini


A 28 anni di distanza dalla sua scomparsa, c'è ancora chi sostiene che Emanuela Orlandi, la 15enne cittadina vaticana di cui si sono perse le tracce il 22 giugno del 1983, sia ancora viva. L'ultima segnalazione risale a pochi giorni fa, quando un presunto ex-agente Sismi aveva dichiarato di sapere dove si trovasse la giovane:

È viva e si trova in un manicomio in Inghilterra, nel centro di Londra ed è sempre stata sedata. Con lei ci sono due medici e quattro infermiere.

A smentire ancora una volta queste voci, però, ci ha pensato Antonio Mancini - uno dei componenti del primo nucleo della banda della Magliana ed ora collaboratore di giustizia - che, in un intervista a La Stampa, ha ribadito quanto già affermato in precedenza.

A lei sembra possibile che dopo 28 anni senza dare nessuna notizia di sé sia ancora viva? Ciò che afferma il giudice Priore a proposito del rapimento della Orlandi è l’assoluta verità. Emanuela Orlandi è stata rapita per ricattare il Vaticano e per ottenere la restituzione di un’ingente somma di denaro investita dalla banda della Magliana nello Ior. Quello che mi lascia perplesso è la cifra di 20 miliardi. Conoscendo la massa di denaro che entrava all’interno della Banda e in modo particolare nel gruppo dei testaccini, ritengo che 20 miliardi sia una somma sottostimata.

Mancini ci ha tenuto anche a precisare il motivo per cui Enrico “Renatino” De Pedis, storico capo della banda, sia stato sepolto nella basilica romana di Sant’Appollinare:

Fu lui a far cessare gli attacchi da parte della banda (e non solo) nei confronti del Vaticano. Queste pressioni della Banda erano dovute al mancato rientro dei soldi prestati, attraverso il Banco Ambrosiano di Calvi, al Vaticano. Dopo il fatto della Orlandi, nonostante i soldi non fossero rientrati tutti, De Pedis, che stava costruendo per sé un futuro nell’alta borghesia, si impegnò, attraverso i prelati di riferimento, a far cessare le azioni violente. Tra le cose che chiese in cambio di questa mediazione, c’era anche la garanzia di poter essere seppellito lì a Sant’Apollinare.

L'intervista, che potete leggere qui, si conclude con una conferma da parte di Mancini: oggi la banda esiste ancora:

Ha solo cambiato modo di operare. All’inizio per farci strada, dovevamo lasciare i morti per strada. Adesso la Banda ha vinto e come la mafia ogni tanto ammazza qualcuno per far capire che c’è ancora. Basta vedere i recenti nomi di omicidi e vicende giudiziarie. Un anno fa Gennaro Mokbel, con il senatore Nicola Di Girolamo, è finito nello scandalo Fastweb. Mokbel era mio guardaspalle armato e ben pagato. Garantiva la mia incolumità con Antonio D’Inzillo, lo stesso che guidava la moto quando fu ucciso De Pedis.

Via | La Stampa

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