
Carmela Melania Rea, è stata uccisa a Ripe di Civitella, l’assassino l’ha aggredita da dietro, voleva “scannarla” colpendola con una coltellata alla gola. La donna è riuscita a divincolarsi, poi nel tentativo di fuggire è caduta. A quel punto è stata colpita a morte con delle coltellate al capo, al collo e al tronco.
Due le armi usate, un coltello e un oggetto contundente. I colpi inferti post mortem (tentato depistaggio? Accanimento?) sarebbero stati scagliati con un punteruolo a ridosso del giorno in cui è stato trovato il cadavere della giovane mamma, il 20 aprile, nel bosco delle casermette di Ripe di Civitella (Teramo).
Sono le prime indiscrezioni che trapelano dall’autopsia sul corpo di Melania depositata il 13 luglio dal professore Adriano Tagliabracci. Per il marito di Melania Salvatore Parolisi, ne parlavamo ieri, è scattata la richiesta di arresto da parte del pm. Il caporalmaggiore dell’Esercito, intanto rientrato in servizio ad Ascoli, aveva denunciato la scomparsa della moglie il 18 aprile.
Mentre erano sul Colle San Marco (Ascoli) insieme alla figlia di due anni, Melania si era allontanata per un bisogno fisiologico senza fare più ritorno, sparita nel nulla. Nessun testimone ricorderà di avere visto quel giorno la famiglia Rea sul pianoro del Colle nell’arco di tempo in cui il delitto sarebbe secondo gli esami autoptici avvenuto, tra le le 14 e le 15:30
Gli avvocati di Parolisi, Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, ieri avevano stigmatizzato la fuga di notizie relativa alla richiesta di custodia cautelare per il loro assistito su cui ora è chiamato a pronunciarsi il gip Carlo Calvaresi. La decisione arriverà non prima di lunedì secondo fonti investigative.
“Questa fuga di notizie - hanno detto all’ANSA i due legali - in un momento così delicato dell’inchiesta è la riprova della gravità inaudita di comportamenti cui noi difensori ci troviamo a dover fra fronte impotenti”.
“E’ mai possibile - continuano Biscotti e Gentile - in un paese civile leggere simili notizie, quando queste debbono essere protette dal più rigoroso segreto processuale? Quale è lo scopo perseguito da chi si affretta a divulgare atti processuali protetti dal segreto istruttorio?”.
“Il linciaggio morale nei confronti di Salvatore non ha fine”. “L’indagato è una persona - ha detto Gentile all’AdnKronos - e come tale va trattato con tutte le garanzie del caso. Un principio elementare che la Procura di Ascoli Piceno sembra avere smarrito”.
Gli avvocati “alla luce di questo chiedono pubblicamente un’ispezione degli organi competenti del Ministero per accertare la responsabilità di queste fughe di notizie, vere o false che siano”.
Secondo i difensori dell’unico indagato a uccidere Melania sarebbe stata una donna. “Si chiede l’arresto di un uomo, ma gli accertamenti - dichiarano sempre all’ANSA Biscotti e Gentile - lasciano intendere che l’omicidio e’ stato compiuto da una donna”.
“Nelle prime righe delle quasi cinque pagine di quesiti chiesti dai pm al medico legale si chiede di verificare se ci sono altri Dna oltre a quelli di Salvatore e Melania: ebbene, la risposta a questo quesito e’ quasi mascherata in due righe nelle conclusioni del perito”.
“Occorre andare a spulciare i dati nelle oltre 80 pagine per scoprire che: Melania ha tentato di difendersi con le mani durante l’aggressione; sotto l’unghia di una mano e’ stato trovato del Dna di una donna; il Dna di salvatore e’ stato trovato solo nella bocca di Melania come probabile conseguenza di un bacio”.
Poi “le ferite sono state provocate da due diverse armi (o oggetti) e in tempi diversi”. “Questi dati, da soli, consentono - concludono i legali - la rovina del castello accusatorio a senso unico contro Parolisi tralasciando altre piste. Noi chiediamo: chi e’ la donna che ha aggredito e probabilmente ucciso Melania?”.
Anche gli investigatori ascolani si sono detti contrariati dalla fuga di notizie. Parolisi potrebbe assumere “atteggiamenti non logici”; “comportamenti autolesionistici”. Potrebbe essere oggetto di “un’azione violenta da parte di qualcuno”.
Il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Alessandro Patrizio, ieri pecisava: “Io non ho nessun provvedimento in mano, emesso dalla Procura o dal gip, né dobbiamo dare esecuzione ad alcun provvedimento”.