Operazione Maglio, ‘ndrangheta nel basso Piemonte: Locale, arrestati, rito affiliazione

Il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli stamattina in conferenza stampa ha spiegato che il blitz dei carabinieri della scorsa notte - 18 presunti ‘ndranghetisti arrestati nel basso Piemonte - è contiguo all’operazione Minotauro dell’8 giugno scorso.

“L’operazione Maglio è il logico sviluppo di Minotauro, sono due indagini parallele”. L'ordinanza di custodia cautelare richiesta dalla Dda ed emessa dal tribunale di Torino riguardava 19 persone accusate di associazione di tipo mafioso, uno dagli indagati è latitante; “le potenziali attività illecite ad esso connesse – ha specificato Caselli – sono oggetto di approfondimento. Prospettive e ipotesi di lavoro riguardano anche sequestri patrimoniali”.

Un locale di ‘ndrangheta - quello del basso Piemonte - con una struttura verticistica, proiezione dei clan di 'ndrangheta reggini e legato a doppio filo con la casa madre (la Provincia) come tutte le recenti inchieste da Il Crimine in poi hanno svelato.

Politici coinvolti - Tra gli arrestati dell’operazione Albachiara, poi rinominata Maglio, c’è anche Giuseppe Caridi, consigliere comunale del PdL di Alessandria "arruolato" secondo i pm con il grado di “picciotto”.

“L’appartenenza allo stato del consigliere comunale – ha affermato il generale Parente, vicepresidente del Ros – era infatti ostativo alla sua affiliazione al ‘locale’ del basso Piemonte. Un problema risolto positivamente, perché un politico, ove capace di adeguarsi alle regole, può rivelarsi una risorsa ai fini dell’associazione”.

Locale del basso Piemonte - secondo le indagini le 'ndrine attive ad Asti, Alba (CN) Sommariva Bosco (CN) e Novi Ligure (Al) facevano parte del locale del ''basso piemonte'' il cui capo società è per gli inquirenti Bruno Francesco Pronestì, arrestato, che avrebbe diretto il sodalizio criminale, assunto le decisioni più rilevanti, comminato sanzioni agli affiliati e risolto i contrasti interni ed esterni all’organizzazione. Gli altri presunti esponenti di rilievo del locale sono per i pm Rocco Zangarà, Domenico Persico, Antonio Maiolo, Damiano Guzzetta.

Come ricorda il Quotidiano Piemontese:

Le prime prove dell’esistenza di un ‘locale di ‘ndrangheta’ sul territorio piemontese risalgono al 2009, quando era stato documentato un incontro avvenuto a Rosarno tra il ‘Capo crimine’ Domenico Oppedisano e i due indagati Rocco Zangrà e Michele Gariuolo, che volevano costituire un nuovo ‘locale’ di ‘ndrangheta ad Alba. Proprio in quel frangente era emerso il ruolo di vertice Pronestì, che non condivideva la creazione di un’altra struttura territoriale. Infatti, con soluzione di compromesso, ad Alba viene costituita una società minore, subordinata a quella di Novi.

Il rito di affiliazione - "Il picciotto è un servo di umiltà'' : "Quante strade ci ha la società?'' si chiede all'aspirante. "Tre strade" è la risposta. "E voi quale avete preso?'' ''La strada a destra".

"Perché vedevo i miei saggi mastri camminare così". "A sinistra cosa c'era?'' ''Sbirri, infami e tragedia''.

Era tutto scritto su un pezzo di carta sequestrato dai carabinieri del Ros insieme a molti altri documenti:

elenchi di nominativi, suddivisi in ‘fiori da prendere’ e ‘fiori mandati a casa’, un elenco di bar e un documento con le formule di affiliazione originali all’associazione mafiosa, formule simboliche, pompose e un po’ ridicole, se non fosse molto serio il contesto in cui vengono pronunciate.>

Documenti che, comunque, delineano nel dettaglio l’esistenza e l’operatività di un locale di ‘ndrangheta collegato alle strutture di vertice dell’organizzazione calabrese e caratterizzato da tutti gli elementi tipici dell’organizzazione di riferimento: struttura verticistica, ordinata secondo una gerarchia di poteri, di funzioni e di una ripartizione dei ruoli degli associati; pratica di riti legati all’affiliazione dei membri dell’associazione e all’assegnazione di ‘doti’ o ‘cariche’; comunanza di vita e di abitudini, scandita dall’osservanza di ‘norme interne’; forza di coesione del gruppo che assicura omertà e solidarietà nel momento del bisogno, nonché assistenza agli affiliati arrestati o detenuti e sussidi economici ai loro familiari; impermeabilità verso l’esterno ottenuta anche con l’utilizzo di linguaggi convenzionali; disponibilità di armi.

Via | Quotidiano Piemontese

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