
Colpo al clan Di Lauro con dieci provvedimenti di fermo eseguiti stamattina a Secondigliano (Napoli) a carico di presunti affiliati. L’organizzazione camorristica per gli investigatori è oggi guidata da Marco Di Lauro, 31 anni, penultimo figlio di Paolo, alias Ciruzzo ‘o milionario, il boss uscito sconfitto dalla faida di Secondigliano-Scampia contro i cosiddetti Scissionisti (clan Amato-Pagano) e attualmente in carcere.
Gli inquirenti sono convinti di avere ormai stretto il cerchio intorno al giovane Di Lauro, considerato il reggente del clan che un tempo controllava la piazza di spaccio più grande d’Europa e che oggi è “ridotto” a gestire lo smercio di stupefacenti nella zona di Cupa dell’Arco, con pochi “punti vendita”.
Gli affari non saranno più quelli di una volta ma i guadagni di certo non mancano. Almeno a giudicare da quanto documentato nel libro mastro dello spaccio sequestrato a giugno dell’anno scorso in un blitz dei carabinieri del Ros: più di 850 mila euro al mese per il clan. A maggio 2010 per un incasso di due milioni 685 mila 475 euro erano state sostenute spese per un milione 814 mila 680 euro; 870 mila e 795 euro il guadagno netto.
Ricercato dal 2005 per associazione di tipo mafioso, e inserito nel 2006 nella lista dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia, Marco di Lauro è accusato da un pentito di aver commissionato più di un omicidio. A febbraio 2010 il collaboratore di giustizia Carlo Capasso, si legge sul Giornale di Napoli, fece mettere a verbale quanto segue:
«Mi risulta personalmente che Marco Di Lauro decise l’omicidio di Cangia- no Nunzio, l’omicidio di Eugenio Nardi, l’omicidio di Patrizio De Vitale, l’omicidio di Luigi Giannino ed altri. Lo stesso, nel periodo di latitanza, scendeva all’appartamento di Vizzaccaro o a quello di Lucarelli, deci- deva l’omicidio e ci mandava a chiamare per commetterlo. Ricordo che nel 2008 Marco Di Lauro scese di persona per commettere l’omicidio di tale “’o pisano”, affiliato agli “scissionisti” che ci era stato detto aver or- ganizzato una cerimonia, forse un battesimo al figlio, in un locale a Ca- savatore. Detto omicidio non venne più fatto, ma non ricordo con pre- cisione le motivazioni. Ricordo che Pasquale Spinelli, con un binocolo, si mise sul cimitero di Secondigliano a visionare detto locale al fine di lo- calizzare “’o pisano” che ora ricordo chiamarsi Rito Calzone. Eravamo pronti per commettere detto omicidio il solito gruppo di fuoco compo- sto da me, Raffaele Musolino, Antonello Faiello, Gennaro Vizzaccaro e Talotti Nunzio».
La Dda di Napoli, che ha emesso il decreto eseguito stamattina dai carabinieri, contesta ai fermati - tra cui ci sarebbero elementi di spicco del clan e favoreggiatori della latitanza di Di Lauro - i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, detenzione traffico e spaccio di stupefacenti.
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