
È durato poco il matrimonio tra la giornalista Donatella Papi e Angelo Izzo, il 56enne pluriomicida noto alla cronache come il Mostro del Circeo.
Il matrimonio era stato celebrato poco più di un anno fa nel carcere di Velletri (Roma). «L’unione tra me e Angelo - ha spiegato Papi - sarà sciolta legalmente. Izzo non è colpevole dei reati che gli sono stati attribuiti, ma di altri fatti gravissimi per la nostra repubblica».
«Penso che Angelo debba chiarire alla giustizia quello che ha detto a me, sulla sua posizione. Deve prima chiarire i fatti di Ferrazzano e del Circeo. Se non fa chiarezza su questi fatti come fa ad essere collaboratore di giustizia in altri processi? Lui non porta avanti i suoi processi personali, dove potrebbe dimostrare la sua posizione».
«Credo che Izzo non sia responsabile dei delitti per i quali è stato condannato - ha spiegato ancora la Papi - ma io mi fermo qui, perchè non mi voglio fare complice di cose che non condivido».
«Tutti sanno che ci sono testimoni che hanno visto una gip jeep parcheggiata vicino alla casa di Ferrazzano; ci sono prove di persone che sono entrate, insomma ci sono elementi perchè Izzo possa chiarire la sua posizione davanti alla giustizia, ma lui non lo fa e intanto fa il collaboratore di giustizia in altri processi».
A Izzo, condannato all’ergastolo per la strage del Circeo (due ragazze di 17 e 19 anni drogate, violentate e massacrate di botte, il 29 settembre 1975; una si salverà solo perché data per morta), a novembre 2004 viene concessa la semilibertà dai giudici del tribunale di sorveglianza di Palermo.
Dopo appena cinque mesi, ad aprile 2005, l’uomo è accusato di un altro duplice omicidio: madre e figlia (di 14 anni), legate e soffocate a Ferrazzano (Campobasso). Nel 2007 per quel delitto Izzo è stato condannato a un secondo ergastolo, confermato in appello.
Le altre due persone accusate all’epoca con Izzo per la strage del Circeo sono Fabio Ghira - mai catturato e sulla cui sorte oggi non ci sono sono certezze - e Gianni Guido che dal 2008 è un uomo libero.
La donna sopravvissuta alla strage, Donatella Colasanti, è morta a Roma il 30 dicembre del 2005 per una malattia. Aveva visto l’uomo condannato come il suo aguzzino tornare libero. E uccidere ancora, secondo i giudici che per la seconda volta lo hanno condannato al carcere a vita.
Foto | Il Messaggero
gabibbo
12 apr 2011 - 13:36 - #1“hanno visto una gip parcheggiata“: era una Giudice delle Indagini Preliminari, o un fuoristrada (jeep)? :-)
fingam
13 apr 2011 - 10:11 - #2Che se poi vogliamo dirla tutta, Jeep è una marca di auto.
BlogoRisponde
09 mag 2011 - 11:32 - #3Ciao, avete ragione entrambe. La Jeep è una marca, anche se nel gergo comune è spesso riferita a qualsiasi fuoristrada. Per quanto riguarda l’errore, è stato trascritto come dalle dichiarazioni de Il Messaggero.
Grazie per la segnalazione!