Omicidio Roberta Lanzino: inchiesta conclusa a 20 anni di distanza

Il 26 luglio del 1988 l'allora diciannovenne Roberta Lanzino uscì di casa da Cerisano,provincia di Cosenza, in sella al suo motorino, percorrendo una strada poco trafficata che la conduce a Torremezzo di Falconara, in una casa al mare. Su quella strada è seguita da una Fiat 131 Mirafiori chiara, una volta raggiunta la ragazza i passeggeri l'aggrediscono, la seviziano, la violentano e brutalmente la uccidono.Durante l'autopsia i medici appurano un taglio alla gola profondo di quindici centrimetri, numerose ferite sul corpo ed una caviglia slogata.

Dopo 20 anni ed una riapertura del caso nell'estate del 2007 finalmente l'inchiesta è giunta al termine. Il Pm Domenico Fiordalisi ha emesso un avviso di conclusione delle indagini nei confronti dell'agricoltore Francesco Sansone, 46 anni, già in carcere a scontare una pena di 30 anni di reclusione per due omicidi tra l'89 ed il '90 entrambi ricollegabili alla vicenda. Tra questi l'omicidio di Rosaria Genovese, ex fidanzata di Sansone, strangolata e gettata in un pozzo a Cavone di San Lucido (Cosenza) colpevole di aver rivelato alcuni particolari dell'omicidio Lanzino. L'altro nei confronti di un maresciallo della polizia penintenziaria, omonimo di Sansone.

Stando alle indagini Sansone avrebbe agito in complicità di Luigi Carbone, pastore, scomparso il 27 novembre 1989. Sarebbe stato lo stesso Sansone ad ucciderlo e farne sparire le tracce perchè considerato inaffidabile ed a conoscenza di troppi particolari riguardanti l'omicidio della guardia giudiziaria.

La svolta definitiva alle indagini sarebbe scattata grazie alle rivelazioni di Franco Pino, ex boss della 'ndrangheta cosentina ed oggi pentito, che avrebbe avuto informazioni riguardanti la morte di Roberta Lanzino durante la sua detenzione nel carcere di Palmi. Marcello e Romeo Calvano, criminali di San Lucido (Cosenza), avrebbero fornito queste informazioni per vendetta nei confronti di Sansone per aver ucciso il loro amico Carbone.

Nonostante l'efferatezza ed un'inchiesta quasi infinita, come troppe ne vediamo in Italia, questa potrebbe addirittura attestarsi come una buona notizia su queste pagine. Ci accontentiamo di poco.

Via | Rivist@

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