Presunto boss Vincenzo D'Agostino scarcerato per decorrenza dei termini


Dopo l'ergastolano Giuseppe Belcastro, lascerà oggi il carcere (di Viterbo) il presunto boss della 'ndrangheta Vincenzo D'Agostino, sempre per decorrenza dei termini di custodia cautelare.

Sia il primo che il secondo erano stati condannati in appello nel processo Prima Luce contro le cosche di Sant'Ilario dello Jonio, nella Locride. Solo che le motivazioni della sentenza sono state depositate a più di quattro anni e mezzo di distanza dall'emissione del giudizio facendo così dischiudere per entrambi le porte del carcere.

D'Agostino nel 2006 era stato condannato a 24 anni di reclusione per associazione a delinquere armata finalizzata al narcotraffico internazionale di stupefacenti. Il processo Prima Luce ricostruì gli interessi delle 'ndrine di quella parte della Locride e la lunga faida di Sant'Ilario che vide contrapposto il clan D’Agostino ai Belcastro-Romeo.

Uno scontro che secondo gli inquirenti sarebbe nato a seguito della scissione della cosca Belcastro-Romeo da quella dei D’Agostino. Arrivarono condanne per omicidio, armi e droga.

In occasione della scarcerazione di Belcastro, a fine dicembre, Melito on line aveva ricostruito la vicenda giudiziaria:


Giuseppe Belcastro, 54 anni, di Sant’Ilario dello Jonio, condannato alla pena dell’ergastolo nell’ambito del processo conseguente all’operazione “Prima Luce” (attualmente in attesa degli esiti del ricorso pendente in Cassazione), è stato scarcerato per decorrenza termini. Il provvedimento è stato adottato stamani dai giudici della Corte di Assise d’appello di Reggio Calabria. Le motivazioni della sentenza d’appello del processo “Prima Luce” erano state depositate dopo ben 1.700 giorni. Il processo di primo grado, si era svolto dinanzi ai giudici della Corte d’assise di Locri e si era concluso il 17 novembre del 2003 con tre ergastoli ed altre condanne a pene dai ventiquattro ai ventisette anni di reclusione per i reati di associazione mafiosa, traffico d’armi e di droga e omicidi.

Il 3 marzo del 2006 la Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria ha emesso la sentenza di secondo grado riformando in parte quella dei giudici di Locri. Da allora erano passati 4 anni e sei mesi per poter arrivare alle motivazioni della sentenza che sono state depositate lo scorso 28 ottobre. A causa del mancato deposito delle motivazioni della sentenza d’appello, nel maggio del 2009 uno degli imputati, Luciano D’Agostino, condannato a quindici anni, fu scarcerato.

A maggio 2005, per un vizio di procedura rilevato dalla Cassazione, era stata invece annullata, come si legge sulla Gazzetta del Sud, la condanna all'ergastolo per Giuseppe D’Agostino. L'uomo alla fine di aprile dell'anno successivo rimarrà vittima di un agguato.

E se non fosse stato per un altro processo, in cui gli era già stata inflitta la pena del carcere a vita, anche Tommaso Romeo, altro condannato all'ergastolo in Prima Luce, sarebbe stato scarcerato.

Il ministro della giustizia Angelino Alfano, dopo la scarcerazione di Belcastro, ha avviato un'indagine, incaricando gli ispettori di via Arenula di compiere accertamenti preliminari sulla vicenda “per verificare i motivi, e l’eventuale sussistenza di fatti di rilevanza disciplinare, che hanno portato alla scarcerazione”. “La notizia della scarcerazione del boss Belcastro mi ha provocato turbamento e inquietudine perchè‚ vanifica il lavoro degli inquirenti, delle forze dell’ordine che arrestano i criminali e degli stessi giudici che li condannano. I cittadini, devono sapere che il governo sia dalla loro parte nella lotta alla mafia”.

Via | CN24Tv
Foto | Flickr

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