Agguato mortale ieri mattina a Delianuova, nel Reggino. Un ragazzo di 25 anni, Leo Italiano, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco in una zona di campagna dove forse aveva un appuntamento con chi lo ha poi assassinato. A trovare il cadavere sono stati i carabinieri avvisati con una telefonata anonima. Ora gli investigatori mirano innanzitutto a capire se il giovane, che era incensurato, si trovava casualmente nel luogo in cui è stato freddato o se invece era lì perché doveva incontrarsi con qualcuno. Magari con chi, progettando il suo omicidio, gli ha teso una trappola dandogli un falso appuntamento. Da Mediterraneo on line:
Potrebbe essere legato ad una vendetta maturata negli ambienti della criminalita’ organizzata l’agguato in cui a Delianuova e’ stato ucciso Leo Italiano, di 25 anni. E’ questa l’ipotesi che viene fatta dai carabinieri, che stanno svolgendo le indagini, Il giovane e’ stato ucciso con tre colpi di fucile calibro 12 sparatigli al volto da distanza ravvicinata. Italiano, nel momento dell’agguato, stava raggiungendo a piedi l’ovile di proprieta’ del cognato, col quale collaborava per la custodia di alcuni animali e che e’ anche il proprietario del terreno in cui e’ avvenuto l’omicidio. L’assassinio di Italiano non ha avuto testimoni.
I carabinieri stanno scandagliando nella vita privata e nella cerchia di amicizie e conoscenze di Italiano che, scrive Newz, sebbene fosse incensurato, nei mesi scorsi “era stato proposto per l’avviso orale del questore proprio a causa di alcune cattive frequentazioni”.
Il punto delle indagini lo fa, stamattina, La Gazzetta del Sud:
(…) Leo Italiano, benché incensurato, negli ultimi tempi aveva cominciato a frequentare “cattive compagnie”, come dicono in paese, dove conoscono bene uomini e cose. Il giovane, di recente, era stato destinatario di un “avviso orale”: non un avviso di reato, ma una sorta di avvertimento per evitare «la frequentazione di ambienti contigui con la criminalità organizzata» e, in particolare, con esponenti della cosca Macrì.Ma la “contiguità” Leo Italiano l’aveva – incolpevolmente – molto prossima, in famiglia, visto che la sorella Fortunata aveva sposato proprio un Macrì, Salvatore, personaggio noto alle forze dell’ordine e che in diverse occasioni aveva fatto parlare di sé. Almeno due gli episodi in cui Salvatore Macrì era balzato agli “onori” della cronaca.
Prima, il 23 gennaio 2007, quando aveva 36 anni, era stato arrestato perché ritenuto responsabile di detenzione illegale di arma clandestina. Durante una perquisizione in una masseria in località “Azienda Archi Il Baraccone”, i militari avevano trovato, nascosto in un deposito, sotto alcune balle di fieno, un fucile calibro 12, marca Beretta, con matricola abrasa. Successivamente, il 25 agosto 2009, l’uomo – anche lui bracciante agricolo – era rimasto vittima di un attentato in pieno centro di Delianuova, mentre, intorno alle 20, si trovava fermo all’incrocio tra via Roma e via Vittorio Emanuele: due malviventi gli avevano esploso in rapida successione sette colpi che lo avevano ferito alla regione lombosacrale. Era stata talmente copiosa la gragnuola di colpi, che in quell’occasione rimase ferito un passante, per fortuna solo di striscio. Ricoverato all’ospedale di Polistena, Salvatore Macrì riuscì a cavarsela. Era andata peggio a suo fratello Annunziato, assassinato a Delianuova nell’aprile del 2004 (per questo delitto altri due Macrì, Giuseppe e il figlio Antonio, sono stati assolti).Leo Italiano da qualche tempo lavorava proprio con il cognato Salvatore Macrì, pascolando le greggi. In realtà – sospettano gli inquirenti – aveva fatto il “salto di qualità”, diventando più che contiguo alle cosche, anzi a una cosca in particolare.