Tecniche investigative: le impronte digitali e la loro rilevazione

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Una delle tecniche investigative di cui sentiamo parlare più spesso è quella del rilevamento delle impronte digitali, utilizzata in quasi tutte le scene del crimine. Chi ha toccato quell’oggetto? Rispondere a questa domanda ci aiuta a restringere il numero dei sospettati di un crimine e, spesso, anche di trovare il colpevole.

Cominciamo col dire che esistono tre tipi di impronte digitali: visibili, modellate e latenti.

Quelle visibili, lo dice la parola stessa, sono dovute al contatto di mani sporche su superfici pulite e viceversa. Le linee papillari (formate dalle creste del derma sul polpastrello delle dita della mano) asportano, o lasciano, lo sporco o la polvere.

In questo modo l’impronta è ben chiara sulla superficie ed è sufficiente fotografarla e quindi confrontarla con quelle già presenti in archivio.



Il secondo tipo di impronta è dovuta al contatto delle mani con sostanze malleabili (cera, colla, pece, etc.) e, come quelle visibili, possono essere fotografate e confrontate.

Diverso è il discorso, e più complesse sono le tecniche di rilevazione, delle impronte latenti, quelle nascoste, quelle che si producono perché i pori della pelle emettono una sostanza (costituita da acqua, materiale sebaceo, acidi, calcio, fosfati).

Molti sono i fattori che influiscono sulla loro qualità: la sudorazione dell’individuo, le condizioni atmosferiche e ambientali, la superficie sulle quali vengono impresse.

Per rilevarle è necessario creare un contrasto tra le linee digitali e la superficie e per farlo esistono diversi modi.

Quello più tradizionale consiste nello spargere sulla superficie, utilizzando un pennello, il cosiddetto grigio-argento, composto da polvere di alluminio e additivi. (Nel video qui sopra viene utilizzata della polvere da sparo, composta da nitrato di potassio, carbonella di legna e zolfo).

La sostanza di deposita sulle linee papillari e a quel punto è sufficiente asportare l’impronta con del nastro adesivo. Questa tecnica è consigliata quando si ha a che fare con superfici lisce.

Un altro metodo, ben spiegato nel video che vedete qui sotto, consiste nell’utilizzare una polvere magnetica ed una calamita. Utile nel caso di superfici rugose o porose, come nel caso della carta.

Si procede come nel caso precedente: si cosparge la superficie con la polvere, poi si aziona la calamita e si raccoglie quella che non ha reagito con le sostanze che hanno lasciato le impronte.

Quando ci si trova di fronte a superfici irregolari, è difficile riuscire a trasferire l’impronta utilizzando del comune nastro adesivo.

In queso caso si può utilizzare una sostanza siliconica (Mikrosil nel video) in combinazione con la polvere di alluminio o con la polvere da sparo.

Dopo aver cosparso la superficie con la polvere, si applica la sostanza a base di silicone e si lascia seccare. Dopo pochi minuti sarà sufficiente rimuovere la sostanza, ormai solidificata, per avere così l’impronta digitale. Più facile a dirsi che a farsi, come dimostrato nel video.

Via | CrimeSceneInvestigator

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