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Venezuela, omicidio Emiliano Astore: forse assalito da "pirati del mare"

Pubblicato: 01 set 2010 da Renato Marino


Proseguono le indagini sull’omicidio di Emiliano Astore, l’italiano di 36 anni trovato morto sulla sulla barca ormeggiata lungo le coste dell’isola di Margarita in Venezuela. A ucciderlo, con due colpi di pistola al volto, sarebbero stati i “pirati del mare”.

Secondo le testimonianze raccolte dai media locali, poco dopo gli spari è stato visto un “penero”, un’imbarcazione a motore, fuggire verso l’alto mare. “A bordo della barca abbiamo riscontrato molto disordine, per cui è probabile che il turista sia stato aggredito, con il proposito di derubarlo”, ha dichiarato Ricardo Marcano, responsabile della polizia scientifica.

El Nacional scrive che il turista italiano non avrebbe avuto i documenti in regola per attraccare sull’isola e ricorda la recente uccisione a Margarita di Mererck Hendrick, olandese di 36 anni, freddato con un colpo di pistola a scopo di rapina.

Astore aveva il volto completamente sfigurato ed è stato identificato solo grazie al passaporto che portava con sé. Il corpo è rimasto per due giorni al sole, l’uomo sarebbe stato ucciso venerdì, e anche per questo il viso non era riconoscibile.

I cosiddetti “pirati del mare” venezuelani sono criminali comuni che si muovono lungo le coste dell’isola di Margarita assaltando le imbarcazioni per derubare i loro proprietari. Da Il Post:

Lo sapete che in Venezuela si muore più che in Iraq? Il New York Times racconta che è questa l’amara battuta che si sente dire in giro a Caracas: e i numeri non dànno torto. I due Paesi hanno una popolazione pressoché identica: in Venezuela ci sono 28 milioni di abitanti, in Iraq 27. (…) Dalla salita al potere di Hugo Chávez nel 1999 gli omicidi sono stati quasi 120 mila, e il numero sembra in ascesa, visto che soltanto negli ultimi tre anni sono state uccise 43.792 persone, dando a Caracas la poco invidiabile palma di città americana con più morti per cause violente: nella capitale venezuelana ci sono 200 uccisioni ogni 200 mila abitanti, a Bogotà – la capitale colombiana – sono quasi un decimo. Sebbene dal 1998 il tasso di omicidi sia continuato a crescere, l’aumento registrato lo scorso anno non ha precedenti.

Le ragioni sono molteplici, intanto un’economia in forte regressione – una delle poche dell’America Latina – con un gap fra ricchi e poveri che continua a crescere. Gli stipendi per la polizia sono bassi, e questo demotiva gli agenti nell’affrontare i pericoli della lotta al crimine. L’inflazione su base annuale è la più alta dell’emisfero, portando alcune persone a sopperire alla perdita di valore dei propri salari affiancando attività criminogene al proprio lavoro regolare. E il paese è letteralmente inondato di armi illegali: l’articolo del Nacional parlava addirittura di 15 milioni.

Via | Canal de Noticia

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