
E’ finita ieri a Marsiglia la lunga latitanza di Giuseppe Falsone, capo mafioso di Agrigento sfuggito ad un mandato di cattura del 1999 per associazione mafiosa, omicidi e traffico internazionale di sostanze stupefacenti.
Considerato uno degli uomini di Bernando Provenzano - era indicato con il numero 28 nei famosi pizzini - Falsone, nato a Campobello di Licata il 28 agosto 1970, era stato inserito tra i 18 latitanti più ricercati.
L’arresto è avvenuto ieri, mentre Falsone stata rientrando in casa dopo aver fatto la spesa: il boss, che si sarebbe sottoposto a diversi interventi di chirurgia plastica, aveva addosso un falso documento di identità e fino all’ultimo ha negato di essere il boss ricercato. Solo quando l’esame delle impronte digitali hanno confermato la sua identità, ha deciso di restare in silenzio.
Qualche altro dettaglio su Falsone, tratto dal profilo che abbiamo stilato su di lui nel 2008:
Il legame di vecchia data tra Falsone e Provenzano viene confermato il 14 luglio 2002 quando, durante una riunione di Cosa nostra per decidere il nuovo capo mafioso di Agrigento, Provenzano aveva indicato Giuseppe Falsone, mentre il principale rivale Maurizio Di Gati era raccomandato da Antonino “Nino” Giuffrè, arrestato proprio in quell’occasione dopo l’arrivo della polizia.
Il volere di Giuffrè ha la meglio e Di Gati viene scelto come boss Mafioso della città, ma il 26 novembre 2006 viene arrestato dai carabinieri in una abitazione a Mosè, vicino Agrigento.
Il suo posto viene preso, come indicato in precedenza da Provenzano, proprio da Giuseppe Falsone, ricercato dal gennaio 1999 per associazione mafiosa, omicidio e traffico internazionale di sostanze stupefacenti ed inserito nella lista dei cento latitanti più pericolosi d’Italia stilata dal Ministero degli Interni.
Come era già noto, la latitanza non ha impedito a Falsone di continuare a gestire gli affari di Cosa Nostra: grazie ai famosi pizzini, infatti, Falsone riusciva ad impartire ordini ed indicazioni ad amici e parenti.
Tra questi figura sua sorella, Maria Carmela, che è stata arrestata con la borsetta piena di messaggi scritti, o pizzini che dir si voglia, contenenti gli ordini di suo fratello Giuseppe.
Nel luglio 2004 la madre, il fratello e la sorella di Falsone sono stati arrestati e la polizia, nella medesima occasione, ha confiscato beni del valore di 2 milioni di euro, tra cui figurano beni immobiliari, 100 ettari di terreni agricoli, un’industria vinicola e delle compagnie di trasporto.
Questo il commento del ministro della Giustizia Angelino Alfano:
E’ una giornata felice: è stato catturato uno dei boss più spietati della Terra. Adesso lavoriamo alacremente alla cattura di Matteo Messina Denaro: siamo fiduciosi che anche questo obiettivo dello Stato, delle forze dell’ordine e della magistratura possa essere centrato al più presto.
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