Mafia: Dia Caltanissetta confisca beni per 2 milioni di euro al boss Piddu Madonia

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La DIA di Caltanissetta ha eseguito un decreto di confisca definitiva di beni, emesso dalla prima sezione della Corte d’Appello della stessa città, nei confronti di Giuseppe “Piddu” Madonia, boss nisseno, già componente della commissione regionale di Cosa nostra, condannato all’ergastolo per la strage di Capaci e detenuto in regime di 41 bis. Il valore dei beni sottoposti a confisca si aggira sui 2 milioni di euro. Da Live Sicilia:

Tra i beni confiscati un esteso agrumeto di 10 ettari a Belpasso (Catania) e la villa di residenza della famiglia del boss a Caltanissetta. Le attività d’indagine delegate dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta e condotte, tra il 2004 e il 2005, dalla Dia hanno accertato la riconducibilità dei beni al patrimonio personale e familiare del capomafia.

Di rilievo la ricostruzione dell’acquisizione del vasto appezzamento agricolo coltivato ad agrumi acquistato da Madonia nel comprensorio del comune di Belpasso, alla fine degli anni ‘80, con denaro ricavato dalle attività illecite, ma formalmente intestato a una società di Palermo: la S.A.L. srl, di Simone Castello. Castello, tra i gestori della latitanza del capomafia di Caltanissetta, è stato uno dei fedelissimi di Bernardo Provenzano e uno dei ”postini” incaricati di curare lo smistamento dei ”pizzini” del boss.


A gennaio dell’anno scorso l’operazione “Atlantide-Mercurio” (24 arresti effettuati dai carabinieri del Reparto operativo di Caltanissetta e del Raggruppamento operativo speciale) svelò come il boss Madonia, nonostante il 41 bis, riuscisse dal carcere a gestire gli affari del clan

Gli indagati sono accusati di associazione mafiosa, estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori, illecita concorrenza mediante violenza e minaccia. Il giudice ha inoltre disposto il sequestro preventivo di due società che gestiscono sale scommesse a Gela e Niscemi, e inoltre un’azienda per la produzione di calcestruzzo. Tutti i beni hanno un valore complessivo di oltre quattro milioni di euro.

Il clan fa capo al boss Giuseppe “Piddu” Madonia, detenuto da tempo e condannato definitivamente per mafia, che, nonostante il regime di 41 bis cui era sottoposto, continuava a impartire le proprie disposizioni ai suoi uomini. Madonia, attraverso i colloqui in carcere con i propri familiari, riusciva a trasmettere all’esterno del carcere gli ordini agli affiliati alla cosca, violando così il duro regime carcerario al quale è sottoposto.

Un ruolo di particolare rilievo nella catena di trasmissione delle direttive all’organizzazione mafiosa era affidato alla sorella del capomafia, Maria Stella Madonia, 72 anni, già condannata per mafia, arrestata stamani e posta ai domiciliari. Con lei è stato arrestato anche il marito, Giuseppe Lombardo, 75 anni, accusato di tenere i rapporti con il “reggente operativo” della famiglia, Carmelo Barbieri, arrestato anche lui.

Barbieri si occupava della gestione del patrimonio illecito accumulato dalla famiglia, reinvestito in due società nissene che operano nel settore delle scommesse sportive. Entrambe, intestate a prestanome, sono state sequestrate stamani su ordine del gip Andrea Fiore. Dall’inchiesta è emerso, inoltre, che le autorizzazioni all’esercizio dell’attività sono state ottenute tramite l’intervento presso l’amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato di Antonio Padovani, 57 anni, di Sant’Agata Li Battiati (Catania), imprenditore noto nel settore. L’uomo è stato arrestato stamattina dai militari dell’Arma. (Archivio La Repubblica).

L’inchiesta era poi proseguita, ne avevamo parlato a suo tempo, coinvolgendo come indagato il presidente della provincia di Caltanissetta…

«La famiglia mafiosa dei Madonia nell’ ultima consultazione regionale si era organizzata per raccogliere voti e per favorire l’ elezione di alcuni politici».

Ecco cosa scriveva in proposito Sicilia Informazioni:

Il presidente della provincia di Caltanissetta, Giuseppe Federico (Mpa), che è anche deputato regionale, è indagato per voto di scambio nell’inchiesta sul clan dei Madonia che stamani ha portato i carabinieri ad eseguire 24 ordini di custodia cautelare. Federico è accusato di avere chiesto ed ottenuto l’appoggio della cosca mafiosa. Dalle intercettazioni sarebbe emerso che i mafiosi facevano campagna elettorale per lui nelle elezioni regionali del 2006.

L’appoggio elettorale di appartenenti al clan Madonia a Federico emergerebbe da numerosi accertamenti dei carabinieri che evidenziano il ruolo svolto da Gaetano Palermo, 38 anni, di Gela, arrestato stamani, che rappresenta, per l’accusa, il trait d’union tra Cosa nostra e Federico, “per monopolizzare più voti possibili”. Per gli inquirenti, Palermo si muove “con l’intento e la piena coscienza di rendere un servigio non solo a Federico ma anche alla famiglia Madonia”.

Foto | Flickr

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