Mafia: Operazione Golem 2, 18 arresti contro la rete di Matteo Messina Denaro

Durante la notte il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e le Squadre Mobili di Trapani e Palermo hanno eseguito 18 arresti a Trapani che rientrano all'interno della più vasta operazione "Golem II", naturale prosecuzione della principale Operazione Golem messa in piedi per fare terra bruciata attorno al superboss Matteo Messina Denaro. Tutti gli arresti fanno infatti parte della rete di fiancheggiatori e persone vicine, vicinissime al boss.

Il blitz ha infatti coinvolto anche i familiari di Messina Denaro, portando all'arresto del fratello Salvatore Messina Denaro ed alle perquisizione nelle case della madre Lorenza dove vive anche la compagna del boss, Francesca Alagna. Abitazione in cui, ovviamente, non c'era traccia del boss. Anche se la sua presenza era facilmente percepibile grazie alle decine di foto affisse ai muri come la reliquia di un santo. Protettore. Una "figura mitizzata" quella di Messina Denaro come lo definisce il pm Paolo Guido

Tutti gli arrestati, tra cui imprenditori, professionisti e commercianti, devono rispondere dei reati di favoreggiamento, associazione mafiosa, estorsione, danneggiamenti e trasferimento fraudolento di società e valori e sono:

Salvatore Messina Denaro, 57 anni, Maurizio e Raffaele Arimondi, 44 e 50 anni, Calogero Cangemi, 61 anni, Tonino Catania, 43, Lorenzo Catalanotto, 30 anni, Andrea Craparotta (detto Giovanni), 46, Giovanni e Matteo Filardo, 47 e 42 anni, Leonardo Ippolito, 55, Marco Manzo, 45, Antonino Marotta, 83, Nicolò Nicolosi, 39, Vincenzo Panicola, 40, Giovanni Risalvato, 56, Filippo Sammartano, 52, Salvatore Sciacca, 30, Giovanni Stallone, 52. Tra i 18, sei sono imprenditori, Raffaele Arimondi, Calogero Cangemi, Giovanni e Matteo Filardo, Nicolò Nicolosi, Vincenzo Panicola; due commercianti Maurizio Arimondi e Giovanni Stallone.

L'attività mafiosa della rete sarebbe stata:

La spartizione di lavori tra imprenditori organici o contigui a «Cosa Nostra» castelvetranese, regolamentarne o incentivarne le attività lavorative quali l'affidamento di lavori in sub appalto, condizionare nell’area di Castelvetrano il sistema produttivo del conglomerato cementizio, del movimento terra e di altri settori produttivi connessi, per la fornitura del calcestruzzo alle imprese che operavano nella zona di Castelvetrano. Oppure occuparsi direttamente dei nascondigli del latitante

Si ritorna a parlare anche dei pizzini, strumento di comunicazione caro a Bernardo Provenzano, di cui Matteo Messina Denaro è il naturale erede:

È stato scoperto e disarticolato quello che era un verso e proprio servizio postale utilizzato negli ultimi 14 anni dal superlatitante Matteo Messina Denaro per comunicare, attraverso i pizzini, gli ordini del boss divenuto ormai il capo di Cosa Nostra

Per comprendere meglio il "mito" attornoNelle prossime ore aggiornamenti sul caso ed approfondimenti.

  • shares
  • +1
  • Mail