
Agguato di camorra a Scisciano (Napoli). Umberto Palumbo, 49 anni - per gli investigatori referente del clan Sarno in questa parte del Nolano - è stato ucciso ieri sera all’interno di un bar nella frazione di Spartimento. I sicari sono entrati nel locale, ad agire sarebbero state almeno due persone, e hanno esploso all’indirizzo del pregiudicato 23 colpi con 2 armi diverse.
Palumbo, trovatosi davanti i killer, avrebbe tentato la fuga ma è stato raggiunto da una pioggia di proiettili. Scrive Lunaset:
Dopo aver messo a segno il raid omicida, i killer si sono dati alla fuga, facendo perdere le proprie tracce. I proiettili usati per l’agguato sono stati recuperati dai carabinieri della sezione rilievi della compagnia di Castello di Cisterna. Nel corso delle successive ricerche, a Somma Vesuviana è stata trovata, completamente bruciata, una Lancia Libra, rubata a Roma il 3 marzo scorso; auto utilizzata per gli spostamenti dal commando di fuoco entrato in azione nella tarda serata di ieri. All’interno della Lancia rinvenute due pistole semiautomatiche ed una a tamburo, quelle probabilmente utilizzate per l’agguato.
La camorra torna ad uccidere, dunque, in provincia di Napoli. E lo fa, tra l’altro, in una zona di confine tra Scisciano e Somma Vesuviana. Coordinati dalla Dda di Napoli, i militari dell’Arma stanno conducendo le indagini per risalire al movente e agli esecutori del delitto; da qui i controlli e le perquisizioni a raffica, a carico di sospettati ed esponenti delle cosche del territorio. Non si esclude l’ipotesi che l’assassinio altro non sia che una vendetta, maturata all’interno della stessa fazione, giacché Palumbo avrebbe tentato di assumere un maggiore peso criminale.
Qualche dettaglio in più sull’agguato e sulla vittima si può leggere su Il Nolano:
La vittima era stata scarcerata circa un anno fa in concomitanza con l’arresto in un appartamento di Trastevere a Roma di Giuseppe Sarno, ultimo reggente della dinastia di Ponticelli, poi passato a collaborare con la giustizia. Lo scorso anno era stato coinvolto nell’operazione “Hot Whells” (ruote di fuoco) a Pescara che portò a 46 arresti per riciclaggio di autovetture di grossa cilindrata nei paesi dell’Est Europa nonché al traffico e allo spaccio di stupefacenti.
Palumbo era diventato, secondo i militari dell’Arma, il referente del clan Sarno nel questa zona del Nolano che nel corso del 2009 ha visto perdere l’egemonia della cosca dei Russo dopo l’arresto dei due superlatitanti Pasquale e Salvatore. Un’ascesa quella del 48enne Palumbo che non è stata gradita dai gruppi in cui è diviso in questo momento il clan del rione De Gasperi. Per questo motivo si fa largo la pista dell’epurazione interna anche perché a quanto sembra Umberto Palumbo era nel locale con la sorveglianza personale (da cui sembra non si separasse mai) che però non ha reagito all’assalto.
Tra luglio e novembre dello scorso anno il clan Sarno è stato messo alle corde da importanti operazioni dell’Antimafia. Dall’archivio di Repubblica:
I PADRONI di Napoli. Individuati, intercettati, controllati ovunque. Ponticelli e il Mercato, i Quartieri Spagnoli e Fuorigrotta, nel recente passato i comuni del vesuviano. Ogni blitz ne partorisce un altro. (…) Stesso nome criminale: clan Sarno. La cosca di Ciro il sindaco che - emerge dall’ inchiesta - è oggi come quindici anni fa il padrone dei padroni. Il boss, il numero uno di Napoli. Dovrà ora però ingoiare un brutto colpo, con le due ordinanze di custodia cautelare rispettivamente per 47 e 13 indagati. Quattro nomi che si ripetono nei due casi, il boss e i suoi familiari.
(…) Le accuse: associazione per delinquere, droga, estorsioni, omicidio e tentato omicidio. Il dato inquietante dell’ intera vicenda che arriva, dopo l’ esecuzione delle ordinanze, dallo stesso procuratore Lepore. Che commenta: «In Campania la camorra è come un pozzo senza fondo: ne arrestiamo tanti, ma tanti altri sono ancora in giro. I Sarno per numero di affiliati, alleanze e interessi criminali coltivati, si possono considerare alla stregua dei Casalesi»
Per il resto ancora una volta vengono analizzate le estorsioni a tappeto e il traffico di droga a Ponticelli, ma anche la conquista dei Quartieri Spagnoli con gli alleati della famiglia Ricci, gli stessi coinvolti nella sparatoria in cui è stato ucciso per errore, a Montesanto, il musicista rumeno Petru Birlandeau. Ma anche la descrizione di un potente clan che ha a disposizione addirittura un autoparco di vetture blindate e una squadra di autisti. Questi ultimi con il compito di accompagnare in carcere per i colloqui i familiari dei detenuti. Organizzazione perfetta, l’ azienda camorra che garantisce i suoi affiliati.
UNA bestia ferita. Il clan è agonizzante come un’ anguilla decapitata per il cenone della vigilia di Natale. Lancia gli ultimi colpi di coda come una balena insabbiata. Per questo più violenti, feroci. È il clan descritto dai magistrati dell’ Antimafia, è la moribonda cosca degli ex potenti Sarno di Ponticelli. Ieri (26 novembre 2009, ndr) piegati con l’ esecuzione di una nuova ordinanza di custodia cautelare chiesta dal pm Vincenzo D’ Onofrio ed emessa dal gip Antonella Terzi. Camorrae racket, ma soprattutto il tentativo di controllare una associazione antiracket con l’ aiuto di un consigliere comunale.
Aggressioni al parente di un pentito. Diciotto nomi nell’ elenco, quindici gli arrestati dai carabinieri - operazione “Meteorite”, che «disintegra la massa» - tra cui la moglie dell’ ex boss Vincenzo Sarno oggi pentito. Tre latitanti (uno dei tre ha una protesi a una gamba dove nasconde la pistola). Ma al di là della puntuale e meticolosa analisi dei fatti criminali, spiccano le tinte fosche di un clan che non vuole soccombere e dunque leva ogni freno alla violenza. (…).
Dell’ultimo pentimento eccellente ai vertici del clan, quello di Ciro Sarno, si parla in dettaglio qui, su L’Ora Vesuviana.
È DETENUTO ininterrottamente da diciassette anni. In cella ha ordinato omicidi, siglato alleanze e dichiarato guerre. Ma ha pure studiato fino ad arrivare alle soglie della laurea. Quando era fuori, lo chiamavano “il sindaco di Ponticelli”. Adesso anche Ciro Sarno, 50 anni, capo indiscusso del clan camorristico che dalla zona orientale della città ha esteso la sua influenza in buona parte dell’ area metropolitana di Napoli, collabora con la giustizia.
«È una decisione definitiva - ha assicurato al pm Vincenzo D’ Onofrio - lo stavo meditando già da un po’ di tempo perché voglio definitivamente cambiare vita. Trent’ anni di carcere fiaccano chiunque e la prospettiva di altri trenta non è sopportabile». (…) «La mia collaborazione determinerà un vero e proprio terremoto nel panorama criminale fra Napoli e provincia. Sono convinto che, con questo mio passo, il sistema Sarno può considerarsi finito». (Archivio La Repubblica).
Via | Metropolis web
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