
“Ho creato una grande banca dati dell’antimafia ma al ministero della Giustizia non sembra interessare, si preferisce piuttosto rivolgersi a ditte esterne pagando profumate parcelle. E io vado in pensione con la qualifica di commesso”.
A parlare, a La Repubblica, è Giovanni Paparcuri, l’autista sopravvissuto alla strage in cui perse la vita il giudice Rocco Chinnici e che per conto di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino si occupò di informatizzare il primo maxiprocesso a Cosa nostra nel 1985.
Ho resistito al tritolo della mafia, poi per anni sono rimasto rinchiuso nel bunker del pool per microfilmare le sei milioni di pagine del primo processo a Cosa nostra. Successivamente, ho creato una banca dati sulle cosche, sistematizzando le dichiarazioni dei pentiti.
L’autista-esperto informatico ha raccontato che Falcone prima di lasciare Palermo…
si era fatto predisporre una copia delle memorie dei suoi computer: vennero sistemate in un centinaio di floppy-disk. Ma solo ottanta ne sono stati trovati dopo la strage, nell´ufficio di Falcone in via Arenula. E nessuno, prima di oggi, sospettava che ce ne fossero altri.
Una ventina di floppy sono dunque scomparsi nel nulla. E come non ricordare che i computer del magistrato, subito dopo la strage di Capaci, furono trovati manomessi proprio nel suo ufficio al ministero della Giustizia. Ma c’è dell’altro…
Il testimone racconta pure che il giudice utilizzava una piccola scheda Ram, un´estensione di memoria, con il suo palmare Casio, il minicomputer che qualcuno tentò di cancellare dopo l´esplosione di Capaci. E neanche la scheda si è mai trovata. Forse, tra i floppy e la ram-card c´era il diario segreto di Falcone, di cui hanno parlato alcuni suoi colleghi e la giornalista Liana Milella, a cui il magistrato aveva consegnato due pagine di appunti. Ora sappiamo per certo che qualcuno trafugò delle prove dall´ufficio di Falcone al ministero della Giustizia.
Dice Paparcuri:
Un giorno il giudice Falcone mi disse che dovevo andare in un noto negozio di elettronica, a trovare un suo amico fidato, per potenziare il databank Casio. Io, naturalmente, non so cosa ci fosse dentro i suoi computer però so per certo che su quei cento dischetti ho scritto io le etichette. In quei cento dischetti c´era l´archivio di Giovanni Falcone.
Nessun magistrato di quelli che si sono occupati della strage di Capaci ha mai chiamato Paparcuri a testimoniare.
Anche lui si stupisce. Eppure, il racconto di uno dei più stretti collaboratori di Falcone e Borsellino si sarebbe potuto rivelare importantissimo per l´avvio dell´inchiesta, quando i consulenti dei pm, Genchi e Petrini, segnalarono alcune manomissioni nei file di Falcone.
Nuove rivelazioni e vecchie ombre, l’agenda rossa di Borsellino sparita come parte del “diario informatico” di Falcone. Di sicuro la parte più importante.
Via | La Repubblica Palermo
Foto | Flickr
che81
23 dic 2009 - 22:05 - #1Nessuna meraviglia per le manomissioni su computer, palmari e neanche per il disinteresse del ministero per le dichiarazioni, sicuramente utili, di un esperto informatico che ha lavorato rischiando la vita. E’già un miracolo e una fortuna che Paparcuri sia rimasto in piedi.
davide06
24 dic 2009 - 03:04 - #2Ma nessuno si è chiesto come mai queste notizie stanno filtrando solo ora?
Se succede questo c’è chi lo permette.
Perché?
Peppe82
24 dic 2009 - 17:31 - #3perchè siamo in Italia, semplice.