
“Alberto Stasi è innocente e va assolto“: si è conclusa così ieri l’arringa della difesa di Stasi, unico imputato per l’omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi.
Tutto si è svolto come vi avevamo anticipato ieri mattina: i legali Angelo Giarda e i fratelli Giuseppe e Guido Colli hanno cercato di smontare la ricostruzione accusatoria del pm Rosa Muscio in circa 8 ore di arringa, facendo leva sull’incongruenza dell’ora della morte, che per l’accusa è avvenuta tra le 12.46 e le 13.49, mentre secondo i legali della parte civile l’omicidio è avvenuto tra le 9.10 e le 9.36.
C’è da avere “paura” di una pubblica accusa che vuole condannare un ventiseienne a 30 anni di reclusione per omicidio dopo aver cambiato idea su un punto fondamentale come l’ora della morte.
“Io avrei paura di questa accusa, di un’accusa che corre dietro alle emergenze, che cambia continuamente idea. A me fanno paura gli assassini in libertà” è una delle frasi pronunciate dal professor Angelo Giarda, che è rimasta più impressa.
Secondo Giarda, è come se prima di fosse cercato il “colpevole, poi gli indizi“, partendo dalla domanda iniziale “se non lui, chi?“. L’altro punto toccato è quello delle scarpe pulite di Alberto. Fin’ora si è detto: se Stasi è entrato nella villetta e si è avvicinato a Chiara, come da lui stesso dichiarato, è impossibile che non si sia sporcato le scarpe.
La difesa del giovane ha sostenuto che quando Stasi è arrivato nella villetta di via Pascoli le macchie di sangue sul pavimento erano già secche e, dato che le scarpe sono state sequestrate 19 ore dopo, è assai probabile che si siano pulite semplicemente camminando.
La prossima udienza è stata fissata per martedì - toccherà alle repliche dell’accusa e delle parte civile - mentre la sentenza, salvo slittamenti dell’ultimo minuto, dovrebbero arrivare giovedì 17 dicembre.
Via | La Provincia Di Lecco
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