Del delitto di Stefano Onofri, ventiseienne ucciso da un rivale in amore, Nicolas Iori, di appena 18 anni, che lo ha colpito - in una dinamica ancora da chiarire - prima con un colpo di pistola in testa e poi a colpi di mazza da baseball, abbiamo scritto nei giorni scorsi. Ora gli investigatori hanno recuperato l’arma del delitto, una pistola calibro 6 e 35.
Un calibro molto piccolo: un proiettile che non ha infatti ucciso sul colpo Stefano Onofri, lasciato agonizzante in un casolare - e creduto morto dai suoi assassini. Se date un’occhiata a questo sito, dedicato alle armi ex ordinanza e gestito da un appassionato, scoprirete che si tratta di una pistola piuttosto compatta, e nata per esigenze singolari
il 6,35 era quindi giudicato idoneo alla difesa personale e ritenuto ideale per la cameratura di tutta una serie di piccole pistole definite “da taschino del panciotto” - Vest pocket - (…) queste pistole risultarono particolarmente gradite a molti ufficiali superiori di quasi tutte le armi (…) personale che in genere necessita dell’arma corta solo in particolari casi di emergenza, per la difesa a distanza ravvicinata, e porta la pistola soprattutto come complemento dell’uniforme e come insegna di grado. In questo caso, un oggetto più piccolo di quello di ordinanza risulta più comodo e leggero
Al di là del ritrovamento dell’arma del delitto nell’Aniene, restano ancora ombre sulla atroce morte di Stefano Onofri: per esempio, su chi l’abbia procurata, quella pistola, a Nicolas Iori, e che ruolo abbiano avuto effettivamente i suoi due amici - Michele Sisti e Gianluca Di Nardo.
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