Operazione Pandora: mandati e arresti - chi è Grande Aracri?

nicolino grande aracriNella foto ecco la segnaletica di Nicolino Grande Aracri, detto Manuzza, boss dell’omonima cosca di Cutro nata dalla scissione dal clan Dragone, già in carcere ieri allo scoccare dell'operazione Pandora a Crotone con le sue 37 ordinanze di custodia cautelare in carcere. Aracri che, spiega la Gazzetta del Sud, rientrano a piene mani negli affari dei Nicosia in quanto famiglia alleata nello scontro tra Grande Aracri-Nicoscia-Capicchiano e Russelli da un lato e dall'altro le famiglie Arena-Trapasso-Dragone e Megna.

Il conflitto tra le cosche secondo il Gip avrebbe avuto inizio con il duplice omicidio di Franco Arena e Francesco Scerbo avvenuto ad Isola Capo Rizzuto il 2 marzo 2008 ed avrebbe poi raggiunto il culmine nel 2004 con l'uccisione: il 5 marzo a Steccato di Cutro di Sergio Iazzolino, il 22 marzo di Salvatore Blasco, il 10 maggio 2004 del vecchio boss Totò Dragone. Ma quattro giorni prima ad Isola Capo Rizzuto erano stati ammazzati Rocco Corda e Bruno Ranieri, entrambi considerati legati ai Nicoscia. E come hanno sostenuto ieri mattina il procuratore antimafia Antonio Lombardo ma anche il procuratore aggiunto Salvatore Murone, fu proprio quel duplice delitto che avrebbe segnato la ripresa del confronto a suon di agguati tra gli Arena ed i Nicoscia.

Come hanno sottolineato gli investigatori della Squadra Mobile di Crotone e Catanzaro (alla conferenza erano presenti anche Francesco Rattà della Mobile catanzarese e Cataldo Pignataro numero due della Mobile locale), i Nicoscia proprio in risposta a quel duplice omicidio avrebbero organizzato l'agguato mortale a Carmine Arena del 2 ottobre. Un agguato preceduto da un'imboscata non riuscita al boss che scampò a questo primo agguato. «Carmine Arena – ha raccontato ieri il procuratore Lombardo – si accorse che in una macchina che seguiva la sua blindata c'era una persona con una parrucca e così evitò l'agguato». Non sfuggì però ai sicari armati di bazooka. A quel delitto eclatante fece da contraltare l'11 dicembre del 2004, l'omicidio di Pasquale Nicoscia.

Ma torniamo a Nicolino, e alle rivelazioni del pentito Cortese su Calabrianotizie:


“Nella ‘ndrangheta Nicolino Grande Aracri ha un ruolo particolare – ha spiegato il collaboratore rispondendo al pm Bruni – ha il ‘crimine internazionale’, gli unici ad averlo nella provincia di Crotone sono lui e Pasquale Nicoscia grazie ad Antonio Pelle di San Luca”.

In proposito Cortese ricorda che una volta Grande Aracri si arrabbiò perché nel reggino continuava ad essere indicato come referente del crotonese Antonio Ciampà; allora “mi mandò a Rosarno dai Pesce per aggiornarli che il crimine lo aveva lui e non Ciampà, parlai con il figlio di Peppe Pesce e lo informai che a Cutro Nicolino Grande Aracri aveva il crimine internazionale”.


Torna indietro al momento della scissione dai Dragone il pezzo de L'Informazione:

Ma ieri il pentito si è soffermato sulla rottura interna alla cosca madre e le sue ragioni in parte dovute al fatto che «due galli in un pollaio non possono stare» ma legate anche al rifiuto opposto da Nicolino Grande Aracri, ex luogotenente di Antonio Dragone, di fare da compare al figlio Raffaele. «Negli anni ’90 ci staccammo, io fui tra i fondatori della nuova cosa insieme a Nicolino Grande Aracri. Le ragioni della rottura erano dovute al fatto che Raffaele una volta scarcerato esternava pubblicamente che non gli andava come Nicolino Grande Aracri gestiva i proventi dei traffici didroga».

Tornati all'inizio, rifacciamo un fast forward e vediamo cosa ne dice La Repubblica nell'edizione di Parma, terreno di coltura dei nuovi business come la Lombardia, dove ieri si sono mosse le forze dell'ordine nell'operazione Pandora, non limitata a Crotone:

Lustrini, paillettes e “onorata società”. La vetrina è Miss Italia: 103 bellissime ragazze che ondeggiano sui tacchi a spillo sognando una corona e le luci della ribalta. Ma a Salsomaggiore, dietro la facciata liberty e aristocratica delle terme Berzieri un altro mondo vive e si arricchisce nell’ombra. Cocaina, gioco d’azzardo, armi, manovalanza clandestina e imprese che riciclano denaro mentre costruiscono case, dipingono muri e restaurano palazzi.

Sono affari di famiglia, dei Dragone e dei Grande Aracri, che dopo avere messo le mani su Reggio Emilia e Piacenza hanno bussato alle porte di Parma, insediandosi stabilmente a Salsomaggiore, Fidenza, Brescello, nascosti in mezzo a quei cinquemila cutresi che in tutta la provincia vivono e lavorano onestamente.

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