Non solo le vie del Signore sono infinite. La Guinea Bissau in poco più di tre anni è diventata una delle maggiori teste di ponte per un nuovo tipo di traffico di cocaina che sfrutta la costa nord-occidentale dell’Africa come tappa intermedia per il traffico fra la Colombia e l’Europa. Il risultato? Questa nazione, una delle 20 più povere al mondo e assai difficile da inquadrare vista l’eterogenea composizione di etnie, religioni e lingue che l’affollano, è diventata improvvisamente un luogo dove la cocaina è diffusa in ogni strato della popolazione.
Con i bianchi che prediligono il consumo “normale” e i neri che preferiscono la ben più economica forma in grani, il crack, qui chiamato pedra. Vero e proprio stato fantoccio ormai dominato dai cartelli colombiani, la Guinea Bissau ha visto naturalmente una impennata del crimine, in particolare quello violento, dovuta al “nuovo” mix di narcotrafficanti e tossicodipendenti locali, spesso bambini di 10 anni e poco più vinti dalla potenza del crack, che provoca dipendenza fin dalle prime fumate.
I prezzi? 40 centesimi di dollaro per un grano di pedra e dai 15 ai 30 dollari per un grammo di coca che ha soppiantato in pochissimo tempo qualsiasi altra risorsa locale, dalla poverissima agricoltura e pesca ai ricchi ma poco sfruttati giacimenti minerari. A pagarne le conseguenze è ovviamente lo strato più povero della popolazione, alla cui povertà si sovrappongono ora tossicodipendenze e impennate della violenza.
Fonte: AllAfrica.com