Gli speciali di Crimeblog: l'infermiera killer Sonya Caleffi

pubblicato: lunedì 09 novembre 2009 da Daniele Particelli in: Serial Killer Omicidi-Suicidi

caleffiGli annali del crimine sono pieni dei cosiddetti “angeli della morte“, serial killer che agiscono in ambito medico, spesso iniettando sostanze letali ai pazienti di cui si prendono cura.

Basti pensare a Jane Toppan, che confessò di aver ucciso ben trentuno persone, o a Genene Jones, la più recente e prolifica, responsabile della morte di almeno 46 pazienti tra adulti e bambini. L’italiana Sonya Caleffi, di cui ci siamo occupati recentemente, rientra in questa categorie di serial killer.

La sua “carriera” di serial killer inizia nel settembre del 2004 quando, grazie ad un curriculum impeccabile di infermiera professionista, viene assunta all’ospedale Manzoni di Lecco. Dopo le prime morti i colleghi della donna iniziano ad insospettirsi e nel dicembre dello stesso anno, nell’uccidere la quinta paziente, la Caleffi commette un errore.

Entra nella stanza di Maria Cristina, una quasi centenaria, fa uscire i parenti in maniera molto brusca e poi, con questi fuori della porta, uccide la donna. Tra i parenti della signora Maria c’è un’infermiera che si accorge che qualcosa non va.

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Sonya Caleffi, all’epoca 34enne, viene interrogata circa la morte della donna e nel giro di qualche ora confessa tutto. Il modus operandi è lo stesso: sceglieva dei malati gravi non terminali, iniettava aria nelle loro vene e rimaneva lì qualche minuto a vedere i primi sintomi della crisi respiratoria dovuta all’embolia gassosa.

Osservava le labbra diventare viola, il respiro farsi affannoso, aspettava che il battito divenisse irregolare, poi dava l’allarme. Allora cominciava la messa in scena, il movente del suo delirio. Aspettava l’arrivo dei medici, delle colleghe, spiegava sintomi, illustrava comportamenti, si metteva a disposizione. Che tutto fosse vano perché il paziente era destinato a morire, importava poco. Lei voleva solo essere al centro dell’attenzione dei medici e dei colleghi in una situazione critica.

Lei in un primo momento ammette quattro omicidi, anche se gli investigatori sospettano che siano stati molti di più. Ecco qualche estratto della confessione da lei resa:

Non ho mai avuto intenzione di provocare la morte di alcun paziente. Mai ho premeditato le mie azioni. In concomitanza all’espletamento di manovre infermieristiche a pazienti gravi, senza saperlo spiegare nemmeno a me stessa, ho attivato manovre tali da peggiorare le condizioni degli stessi. In seguito a tali episodi ho ricominciato a stare male psicologicamente e chiedo di essere aiutata. Solo ora mi rendo conto delle mie azioni, pertanto chiedo umilmente perdono ai familiari delle persone decedute ai colleghi e superiori tutti.

Il processo prende il via e nei primi giorni di luglio del 2006 la pubblica accusa chiede trent’anni di carcere per la Caleffi. Pochi giorni dopo, l’11 luglio, arriva la sentenza: vent’anni con rito abbreviato per l’omicidio di cinque pazienti ed il tentato omicidio di altri due. Lei commenta così:

Quello che mi sento di dire è: perdono e scusa, per tutto quello che è successo. La cosa che mi preme di più è la possibilità di una nuova vita. Lo si creda o no, io devo ringraziare di essere in carcere. Ci sono i medici, ci sono i farmaci. Se guardo indietro a me stessa due anni fa non mi ci ritrovo.

Per i suoi legali la pena è troppo dura e ricorrono in appello per chiedere la sua assoluzione, invocando la seminfermità mentale che era stata esclusa nel primo grado. Si riapre il dibattito tra accusa e difesa. Secondo la prima “la Caleffi aveva trattato le persone come cose, uccidendole con lucidità e programmazione ben sapendo le conseguenze del suo gesto“.

I legali della donna sostengono invece che “esprimeva con quei crimini i gravi disturbi psichici di cui soffriva, che l’avevano portata a quattro ricoveri prima che iniziasse quella spirale di morti“.

Vengono confermati i 20 anni di carcere. Resta in carcere e continua a scontare la pena, come vi abbiamo comunicato pochi giorni fa. Grazie a vari sconti - indulto compreso - già a partire dal prossimo febbraio inizierà a godere dei primi permessi premio.

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Commenti dei lettori

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  • Profilo di Doctz

    Doctz

    09 nov 2009 - 14:37 - #1
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    Ma che foto mettete ? XDDDDDD

  • Problem

    09 nov 2009 - 17:37 - #2
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    io l perdonerei con un’iniezione di benzina …verde naturalmente

  • V.o.m.i.t.u.s Ω M.a.x.i.m.u.s.

    09 nov 2009 - 19:18 - #3
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    Lasciatela libera, poverina.
    Lei deve andare a trovare i suoi genitori, invece quelli che ha ammazzato nel modo più brutale possibile, persone indifese che non potevano reagire, posso invece marcire all’inferno.
    Grazie giustizia, grazie di credere in te.

  • ~Maurizio~

    09 nov 2009 - 23:11 - #4
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    …mi piace che il TGCom spara una cazzata, e tutti i pseudo-giornalisti dietro pedissequi senza un minimo di riscontro, questi fanno uno speciale, facendo copia e incolla di spezzoni di articoli, e ritagli in rete da almeno 2 anni…
    Siete dei veri fenomeni… :(

  • V.o.m.i.t.u.s Ω M.a.x.i.m.u.s.

    10 nov 2009 - 21:54 - #5
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    Maurizio, quale é il grado di parentela o il forte legame che ti lega a doppio filo con questa bestiaccia?
    Spiegacelo, perché così anche noi mortali possiamo capire cosa spinge una persona a difendere questo abbozzo di donna, che anziché dare la vita si è prodigata con professionalità e freddezza tipica da capò delle SS a dare la buona morte.

  • ~Maurizio~

    10 nov 2009 - 22:50 - #6
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    Caro Maximus,
    è difficile d spiegare, comunque non ho nessun grado di parentela con Sonya, tu mi dirai … “allora come fai a seguirla nei colloqui”… Si può avere una deroga se il direttore del carcere lo ritiene terapeutico e utile al detenuto/a ed io fortunatamente sono riuscito ad averla anche senza conoscenze. Io ho letto e cercato di capire, di trovare ogni appunto, ogni insignificane resoconto su libri, conosciuti e meno, di incrociare riscontri, mettere insieme pezzi importanti di vita vissuta, e alla fine sono entrato nella consapevolezza che quello che è accaduto a Sonya poteva succedere anche a me, o ad altre persone, se colte in un determinato momento della vita, senza il minimo sostegno e guida di chicchessia, genitori in primis. Naturalmente Tu mi dirai, okkey ma pur sotto stress e anche in stato depressivo io e Te mai arriveremmo a fare certe cose, e sono daccordo con Te, ma l’uso smodato e fuori controllo, di psicofarmaci, abbinati tra loro, ed una continua e sistematica pressione psicologica per farla sentire incapace ed inetta, dalle persone che Le avrebbero dovuto essere vicine e d’aiuto, hanno fatto da detonatore. Con questo nè io nè soprattutto Sonya vuole sottrarsi alle proprie responsabilità, ma io sinceramente con onesta intellettuale, posso dirTi che Sonya in un paese “civile” e con una difesa “adeguata” avrebbe dovuto scontare tra i 4 e gli 8 anni in un OPG o simile, la persona che ora è rinchiusa a San Vittore, credimi non è nemmeno lontana parente di quella che si è resa responsabile di quanto agli atti. Io non sono nè uno psicologo, nè uno psichiatra forense (Dio ce ne scampi), ma Ti dico quanto sopra in totale onestà intellettuale, non avrei interessi a dirti una cosa per un altra. Con questo caro Maximus non voglio assolutamente Tu prenda per oro colato quanto da me affermato, ma solo ripeto, cerca e cercate di informarVi a 360° con la Vostra testa ed i vostri mezzi, prima di farVi una opinione…
    buona serata…

  • ~Maurizio~

    16 nov 2009 - 09:40 - #7
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    Volevo solo avvisare chi per abitudine o per sfiga legge questo blog di pseudo informazione, che ho avvisato i responsabili del blog per la totale infondatezza delle notizie riportate, come ho fatto con parecchie testate pseudo-giornalistiche online. Nessuna di queste naturalmente si è presa la briga di rispondermi in merito e quanto meno avviare un controllo su quanto da me affermato. La cosa naturalmente non mi stupisce più di tanto, queste menti elette del copia/incolla non sanno nulla dei fatti di cui cianciano allegramente, la veridicità di una notizia o pseudotale è l’ultimo dei problemi, loro lavorano un tanto a pagina, un tanto a click, in fin dei conti messi alle strette diranno che la notizia l’hanno presa da qualche altra parte, che non sapevano, non immaginavano… Grazie per lo spazio gentilmente concesso.

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