Pisa, assolto sospetto jihadista. La Procura aveva chiesto 8 anni

Terrorismo: l'imputato Jalal El Hanaoui era finito nel mirino della Digos e della Polizia Postale per alcuni post su Facebook

Guards stand at the entrance to Rome's criminal court on November 5, 2015, on the opening day of the Mafia Capitale trial, a case related to the alleged infiltration of City Hall by a mafia network. The alleged ringleaders of Italy's newest mafia go on trial today in a landmark case set to highlight systemic corruption in Rome and serve as a litmus test of the country's battle against organised crime. Massimo Carminati, a one-eyed gangster with a history of far-right links, stands accused with more than 40 alleged accomplices of operating a network that stole millions of euros from the city of Rome.  AFP PHOTO / ALBERTO PIZZOLI        (Photo credit should read ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

La Corte d'Assise di Pisa ha assolto oggi Jalal El Hanaoui, marocchino di 26 anni finito sotto processo perché accusato di propaganda e istigazione alla Jihad attraverso Facebook. L'uomo, nato a Souk Sebt in Marocco ma residente a Ponsacco (Pisa) da quando aveva 8 anni, venne arrestato il 6 luglio 2015 in un'operazione della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Firenze per le sue attività sul social network, sul quale gestiva come amministratore 3 pagine successivamente oscurate.

Secondo le indagini della Digos e della Polizia Postale, El Hanaoui avrebbe intimato più volte i suoi lettori ad assumere posizioni estremiste. Il giovane era finito nel mirino anche per un viaggio in Turchia organizzato in occasione del Capodanno 2015, che secondo la Procura sarebbe stato propedeutico per una sua successiva partenza per la Siria dove si sarebbe dovuto unire all'Isis. El Hanaoui ha sempre negato queste accuse sostenendo di essere la vittima di un grande equivoco, così come quel viaggio in Turchia avrebbe rappresentato per lui solo un'occasione di svago. A destare sospetti la sua partenza solitaria per un viaggio di piacere; l'uomo spiegò che inizialmente sarebbe dovuto partire insieme al fratello e ad altre due ragazze che rinunciarono per motivi personali.

Per lui la PM Angela Pietroiusti aveva chiesto 8 anni di reclusione nella sua requisitoria, eppure la Corte d'Assise ha deciso di assolverlo perché il fatto non sussiste, sposando quindi la tesi difensiva sul "grande equivoco" sostenuta dall'avvocato difensore dell'imputato. La Procura ha già annunciato il ricorso in appello, ma intanto El Hanaoui è tornato in libertà ed ha subito commentato la decisione dei giudici: “È finito un incubo perché se mi avessero condannato per una cosa che non ho mai fatto sarei impazzito. Da questa vicenda ho imparato che la giustizia italiana prima ti tiene un anno in carcere e poi ti assolve, ma anche che alcune cose non le rifarei anche se non ho mai pensato di avere commesso crimini”.

La Procura di Pisa, evidentemente ancora convinta della pericolosità di El Hanaoui, aspetta di poter leggere la sentenza per preparare il suo ricorso in appello.

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