Omar Mateen, chi era il killer della strage di Orlando

A poche ore dalla strage di sabato in un club LGBT di Orlando, in Florida, il profilo dell’attentatore sembra ormai ben delineato: Omar Mateen, il 29enne ucciso dalle forze dell’ordine dopo esser riuscito a togliere la vita a 49 persone che si trovavano nel locale, era già noto all’FBI almeno dal 2013 ed era finito sotto inchiesta in almeno due occasioni.

Nato a New York nel 1986 da genitori afghani e trasferitosi diversi anni fa a Fort Pierce, in Florida, Mateen lavorava dal 2007 come addetto alla sicurezza per l’azienda G4S e possedeva regolarmente una licenza per la detenzione di armi. Questo perchè, nonostante le indagini dell’FBI, il giovane se l’era sempre cavato senza conseguenze.

Mateen era stato interrogato dall’FBI nel 2013 dopo una serie di commenti molto accesi con dei colleghi che l’avevano accostato ai jihadisti dell’ISIS. Gli agenti non trovarono elementi a carico del giovane e l’inchiesta finì lì. Lo stesso accadde nel 2014, quando il giovane fu nuovamente interrogato a proposito di possibili legami con Mohammad Abu-Salha, cittadino statunitense autore di un attentato in Siria: l’FBI non trovò elementi a supporto di quella relazione e il caso fu chiuso.

In queste ultime ore si è fatta avanti anche l’ex moglie di Mateen, Sitora Yusufiy, che ha fatto un ritratto pessimo dell’ex marito: lo ha descritto come un uomo violento e mentalmente instabile che l’aveva picchiata in più occasioni. La coppia si era conosciuta online e si era sposata nel 2009, salvo poi divorziare due anni dopo, nel 2011.

Non era una persona stabile. Mi picchiava. Tornava a casa e iniziava a picchiarmi soltanto perchè non avevo fatto la lavatrice o cose del genere.

Anche l’ex moglie, così come i genitori dello stesso Mateen, l’hanno descritto come una persona poco religiosa e senza apparenti legami con i jihadisti dello Stato Islamico. Eppure il 29enne, dopo essersi barricato nel Pulse, ha fatto una chiamata al 911 preannunciando la strage e dichiarando il proprio supporto all’ISIS.

In quella telefonata, secondo quanto riferisce la stampa statunitense, il giovane avrebbe fatto anche dei riferimenti ai fratelli Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev, i due attentatori delle maratona di Boston nel 2013.

Il lavoro dell’FBI sul profilo di Omar Mateen è ancora in corso.

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