Quarto Grado seconda puntata live: chi ha ucciso Maria Anastasi?

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Maria Anastasi, giovane donna di 39 anni, è stata uccisa a Trapani al nono mese di gravidanza. Il corpo, colpito a picconate e carbonizzato, è stato ritrovato nelle vicine campagne lo scorso luglio. Indagati il marito Salvatore Savalli (ritenuto il possibile autore per le impronte ritrovate sulla tanica di benzina utilizzata per l’omicidio) e l’amante Giovanna Purpera (che avrebbe assistito comunque al delitto), attualmente detenuti in carcere. I due amanti, ora, si lanciano reciproche accuse. Negli ultimi anni, la donna nascondeva un terribile segreto: le continue violenze subite dal compagno per tutelare i tre figli e proteggere la famiglia minacciata dalla relazione con la nuova fiamma. La sorella Manuela:

Non l’ha mai amata se non avrebbe mai compiuto un gesto del genere. Maria era accecata d’amore. Come può uccidere una bambina? Si è rivelato un mostro. Deve pulirsi l’animo e confessare anche per i suoi figli. Deve dire la verità.

Attentato di Brindisi, Vantaggiato aveva un complice?

Gli inquirenti ipotizzano che Giovanni Vantaggiato, artefice dell’attentato alla Morvillo - Falcone di Brindisi, avrebbe agito assieme ad un complice. Possibile che nessuno dei parenti e amici si sia accorto dei suoi movimenti sospetti?! Nemmeno la moglie Giuseppina Marchello. L’attentatore, avrebbe unito nitrato, zolfo cristallino e carbone per riempire le bombole fatali che hanno la morte di Melissa Bassi. Secondo il giudice, il soggetto avrebbe provato eccitazione, godimento ed estremo sollievo durante l’azionamento del telecomando.

Sveva Taffara: omicidio o suicidio?

La misteriosa morte di Sveva Taffara ritrovata cadavere in un pozzo della Basilicata. La ragazza, con un passato ingombrante tra le continue molestie dal padre ed un processo bloccato per un vizio procedurale, aveva deciso di trascorrere le vacanze col fidanzato a Cattolica. Dopo qualche ora, la donna decide di prendere un treno per Foggia a seguito di un litigio abbastanza acceso. Le ultime immagini, riprese da alcune telecamere di un autogrill, mostrano Sveva sorridente intenta a donare 10 centesimi ad un conducente di autobus. Lì chiede un passaggio ad una persona con una Grande Punto Bianca. Le unghie lasciate sulle pareti del podere fanno pensare ad un tentativo di violenza ma non è escluso la volontà di essersi volutamente tolta la vita. La migliore amica Chantal Sartore esclude la dipendenza della tossicodipenza: “Nonostante il suo passato difficile voleva ricominciare una vita nuova, sposarsi con l’abito bianco che ha sempre sognato e le rose blu. Voleva fare l’amore col suo ragazzo davanti a quella cascata. Non le faceva mancare nulla.”. Il fidanzato ha un alibi perfetto, confermato dagli inquirenti. La vittima si è fidata troppo del suo aguzzino?!

L’assassinio di Serena Mollicone

Il padre di Serena Mollicone, Guglielmo lotta per conoscere la verità sulla morte della diciottenne di Arce (Frosinone) scomparsa nel 2001 e ritrovata morta dopo due giorni nel boschetto Fonte Cupa, ad Anitrella, vicino casa. negativi i risultati dell’esame del Dna e delle impronte digitali rilevate sui sei indagati per l’omicidio. A questo punto i sei sospettati (con l’ipotesi di omicidio volontario e occultamento di cadavere) l’ex fidanzato Michele Fioretti e sua madre Rosina Prestigianone; l’ex maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, la moglie e il figlio della coppia, e il carabiniere Francesco Suprano, di fatto escono di scena. L’analisi dei licheni e speciali muffe fornirà un quadro più chiaro e dettagliato dei momenti che hanno preceduto il trasporto del cadavere nella fitta vegetazione del basso Lazio. E’ una donna ad aver fissato col nastro adesivo il sacchetto letale che ha provocato la morte di Serena per asfissia. Sarebbe stata individuata la presenza di un complice (un esperto di botanica abituato ad usare il fil di ferro per fissare le piante).

La misteriosa scomparsa di Paola Landini


Nuove foto (diffuse dal figlio) della donna scomparsa il 15 luglio a Sassuolo. Sono stati ritrovati due cellulari. Perché un secondo numero di telefono? Dall’abitazione, invece, sono state portate via due pistole.

La morte di Yara Gambirasio

Le indagini sull’omicidio di Yara Gambirasio ripartano dal cantiere di Mapello. L’alibi di Fikri (cena in un ristorante di Bonate Sotto) non è così solido: intercorrono 18 minuti dal locale al luogo in cui è stato ritrovato il corpicino della piccola ginnasta. Tre vie da seguire per chiarire la sua posizione nell’uccisione: archiviare l’indagine o chiedere un prolungamento per accertare diversi punti in sospeso o prosciogliere il marocchino dall’accusa di omicidio e tenere il fascicolo aperto formulando nuove accuse (false dichiarazioni ecc…). Ci sono diversi elementi che ricondurrebbero al cantiere: lesioni provocate da un taglierino, presenza nelle alte vie respiratorie trovata polvere di cemento, fili di juta. Il Dna, trovato sugli slip della vittima, ha stabilito la parentela del presunto assassino

L’omicidio di Via Muratori

Massimiliano Spelta e la moglie Carolina lasciano il loro loft nei pressi di Via Mecenate per recarsi in pieno centro, nella zona di Porta Romana, per vivere la movida milanese. Uno scooter, con a bordo due uomini, raggiunge i due coniugi, partono degli spari mirati ed entrambi muoiono sul colpo (seguiti o i due killer sono andati a colpo sicuro?!). La figlioletta Luna, di 15 mesi, assiste impotente alla morte dei genitori senza riportare ferite. In casa, viene ritrovato un sacchetto con 47 grammi di cocaina pura al 70%. I viaggi, che avvenivano regolarmente ogni mese, forse non servivano solo ad appagare il desiderio di famiglia di Carolina ma anche un possibile traffico di droga da Santo Domingo. E se avessero commesso uno sgarro?! Su Facebook, la donna scriveva “Sono stanca di questa vita del Diavolo”… a cosa si stava riferendo?! Si ipotizza un omicidio condotto da professionisti perché i presunti sicari avrebbero saldato con la vita i debiti accumulati dalla coppia per la bellavita condotta ultimi anni. L’autopsia sui corpi determinerà la direzione, i fori d’entrata e uscita del proiettile. Ascoltati 15 testimoni presenti al momento della sparatoria ed interrogato il migliore amico di Max, ritenuto un test chiave per ricostruire al meglio il giro di frequentazioni delle due vittime.

Parato: “Vantaggiato voleva colpirmi di nuovo dopo l’attentato di Brindisi


Cosimo Parato, prima vittima dell’attentatore di Brindisi Giovanni Vantaggiato, ha rilasciato un’intervista a Quarto Grado per raccontare quegli attimi che hanno costato la vita alla piccola Melissa Bassi:

Vantaggiato ed io in sostanza andavamo a consegnare il gasolio; invece di scaricare 5000 litri, se ne scaricavano 3000. Il resto lo vendeva a persone senza fattura. Dicono che Vantaggiato ce l’avesse con me per un ammanco di soldi, ma erano poche migliaia di euro. Credo invece che non volesse che io parlassi di tutto quello che combinava. Mi ha pedinato e faceva dei sopralluoghi insieme alla moglie in auto. Io li avevo anche visti e avevo fatto denuncia all’epoca. In un’occasione Vantaggiato venne nel mio garage, all’interno dell’abitazione. Me ne sono accorto perché aveva parcheggiato dove di solito mettevo io la macchina. Ho guardato dentro e lui si era addormentato. Appena gli ho detto che cosa ci facesse, lì si è spaventato e ha messo subito in moto.

Parato ha proseguito nel racconto:

Per quattro cinque giorni ho visto una bicicletta sempre parcheggiata davanti alla mia palazzina. Stava vicino alla mia porta di casa; dopo alcuni giorni è sparita e l’ho rivista la mattina del mio attentato in un altro posto: dove sapeva che dovevo per forza uscire, aveva studiato tutto. La mattina dell’attentato ricordo che mia moglie mi disse: “hai visto che l’hanno spostata la bicicletta, ma di chi è? Il tempo di guardarla e di risponderle: “Ma che ne so,” poi il buio totale. Sul volto porto ancora i segni, ma sono quelli interni che mi fanno più male. La prima volta che sono venuti in sala di rianimazione ho indirizzato gli inquirenti a seguire la pista di Vantaggiato, ma non mi hanno creduto perché dicevano che facevo parte della criminalità organizzata……non era per niente vero. Non avevo credibilità. Se mi avessero creduto, una ragazza sarebbe viva e le altre non avrebbero quei segni.

E concluso..::

Giovanni Vantaggiato è un tipo taciturno, sembra una persona veramente tranquilla e normale…. Un giorno mi ha raccontato che confezionava bombe per pescare: le faceva da solo e diceva che non ci voleva niente a farle. Si vedeva che aveva esperienza in queste cose, ma non credo che abbia potuto aver fatto tutto da solo. Forse la fabbricazione sì, ma per gli appostamenti si è sicuramente fatto accompagnare da qualcuno. Per l’attentato alla scuola credo che qualcuno abbia condiviso con lui questo atto. Forse per il trasporto. Quando pedinava me non era mai da solo, stava sempre in compagnia della moglie. Non credo sia stato un atto dimostrativo, perché ha aspettato che si avvicinasse una ragazza prima di schiacciare il telecomando. Un atto dimostrativo non viene fatto così.

 


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