Rudy Guede a Storie Maledette: "Ho pensato 'negro trovato, colpevole trovato' e avevo ragione"

L'uccisione di Meredith Kercher ritorna protagonista in televisione con le dichiarazioni dell'unico condannato in relazione al delitto di Perugia: Rudy Guede parla per la prima volta, intervistato da Franca Leosini per Storie Maledette.

L'ivoriano, che aveva chiesto il rito abbreviato, è stato condannato a 16 anni per concorso in omicidio. Il suo ruolo nella vicenda continua ad apparire confuso, anche perché la giustizia non ha identificato l'autore del delitto.

Nell'intervista realizzata nel carcere di Viterbo, che andrà in onda giovedì 21 gennaio, Guede si dice innocente: "Non sono stato io. Non è stata trovata alcuna traccia del mio dna sul coltello con il quale Meredith è stata uccisa. E anche la simulazione del furto nella casa conferma quello che dico. Sul sasso lanciato per rompere la finestra non ci sono le mie impronte. Come avrei fatto a cancellarle?", sono le parole di Guede anticipate da Il Giornale.

L'ivoriano racconta: "Sono stato descritto come un ladruncolo, un bugiardo. Me se così fosse avrei avuto altre denunce, qualche condanna. Non sono un santo, ma ho fatto le cose che fanno tutti i ragazzi della mia età. E quando mi sono trovato nella casa del delitto sono fuggito perché ho avuto paura. Nessuno mi avrebbe creduto. Ho pensato: negro trovato, colpevole trovato. Le indagini successive, fatte malissimo, mi hanno dimostrato che avevo ragione".

Nel frattempo arriva - dal quotidiano La Nazione - la notizia del "no" del magistrato di sorveglianza alla richiesta di permessi premio per uscire temporaneamente dal carcere. Questo perché, nonostante fossero stati raggiunti i tempi per ottenere i permessi, Guede non avrebbe operato una "revisione critica" della sua posizione, cioè non si sarebbe pentito.

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